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Già senatore della Repubblica e a lungo presidente della Provincia di Salerno, Alfonso Andria è tra i principali artefici di Ravello Lab sin dalle origini. Guida istituzionale, mediatore tra mondi (istituzioni, imprese culturali, territori), ha contribuito a farne un laboratorio nazionale sulle politiche culturali, capace di trasformare idee in raccomandazioni operative per amministrazioni e stakeholder. Nel ventennale, intervistato per Acta non Verba, Andria ripercorre metodo, risultati e prospettive di un modello che continua a rigenerarsi.
Vent’anni di Ravello Lab: che bilancio si può tracciare?
Vent’anni significano un patrimonio di esperienze “sul campo”, pubbliche e private. A Ravello arrivano amministrazioni a tutti i livelli — regioni, province, comuni — ma anche grande associazionismo, impresa e industria culturale creativa. È una comunità composita di protagonisti, non “utenza”, che porta pratiche e casi concreti.
La dimensione internazionale e i dialoghi tra città: quali segnali arrivano dall’edizione di quest’anno?
Abbiamo avuto con noi il sindaco di Nova Gorica, in tandem con Gorizia capitale europea della cultura: un racconto prezioso. E, come da prassi, chi apre i lavori anticipa visioni e programmi: L’Aquila ha presentato le prospettive dell’anno in cui sarà protagonista culturale in Italia. Più dell’evento in sé, per me conta ciò che resta: la programmazione che ridisegna i territori nel medio periodo.
Metodo: come si costruisce il lavoro nei panel?
Il numero dei partecipanti è intenzionalmente preselezionato per garantire qualità e protagonismo. Non chiediamo interventi preparati: governiamo la discussione in modo che ciascuno trovi il proprio spazio — magari una volta sì, tre no — e che talvolta si possa anche solo ascoltare. Questo è diventato un modello di riferimento: diverse realtà ci hanno detto di averne tratto ispirazione per iniziative analoghe.
Continuità e ricambio: come si mantiene viva una comunità dopo vent’anni?
Ogni anno apportiamo piccoli miglioramenti. Abbiamo ringiovanito l’anagrafe dei partecipanti senza rinunciare al contributo di presenze autorevoli, anche in età avanzata: esperienza, elasticità mentale e lucidità sono risorse preziose quando si guardano i futuri possibili.
La lectio che ha segnato questa edizione.
La lectio magistralis di Massimo Bray, direttore dell’Enciclopedia Treccani ed ex ministro della Cultura, è stata un momento densissimo. Ha offerto suggestioni avanzate sull’uso del digitale a servizio della cultura, ricordando come Treccani sia stata tra le prime a coglierne le potenzialità. Gli ho chiesto il testo integrale: lo pubblicheremo nel numero di fine anno di Territori della Cultura, insieme alle prime risultanze di Ravello Lab.
A proposito di risultanze: cosa sono e come nascono le “Raccomandazioni”?
Sono lo strumento che raccoglie obiettivi e proposte dei tavoli. Nascono dai tre panel del venerdì e vengono sintetizzate e poi diffuse capillarmente: regioni, enti locali, ministeri (in primis il MIC), grandi istituti culturali, fino alle istituzioni sovranazionali, soprattutto il Consiglio d’Europa. È un lavoro che richiede guida e cura del dettaglio: c’è un Comitato e ci sono staff dedicati che seguono tutto l’iter.
I temi di quest’anno: perché “Turismi e culture”?
“Turismi e culture” non è una formula generica ma una scelta consapevole: abbraccia la pluralità dei flussi e il tema del sentiment. Alle istituzioni pubbliche spetta assecondare la domanda e aiutare gli operatori a confezionare un’offerta adeguata. I tre panel hanno lavorato su:
- Borghi e aree interne per la rigenerazione;
- Produzioni culturali;
- Decennale della Capitale italiana della Cultura.
Proprio sulla Capitale italiana della Cultura: che legame c’è con Ravello Lab?
L’idea nacque qui: durante una delle edizioni, da senatore, la raccolsi e la trasferii in sede legislativa, depositando come primo firmatario un disegno di legge che adattava il modello ECoC europeo al piano nazionale. L’iter non si concluse in quella legislatura, ma la proposta proseguì fino a diventare norma: oggi celebriamo il decennale dell’iniziativa.
Venti edizioni significano anche memoria e documentazione. Cosa state producendo?
Un volume che raccoglie una selezione delle Raccomandazioni (dal 2007 in poi), curato dal rettore dell’Università del Salento Fabio Pollice con le ricercatrici Federica Epifani e Patrizia Miggiano. Abbiamo scelto i contenuti più attuali, utili oggi. Lo presenteremo alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, con interventi — tra gli altri — di Paola Passarelli (MIC) e dell’ambasciatore Caruso. E, come sempre, troverà spazio anche il Premio Patrimoni Viventi.
Partnership e governance dell’iniziativa: com’è composto oggi l’ecosistema di Ravello Lab?
I partner originari sono CUEBC e Federculture; da anni è con noi la Scuola nazionale del patrimonio culturale, guidata da Onofrio Cutaia, che ha lavorato con grande efficacia. C’è una cabina di regia con i tre presidenti e gli staff (per la Scuola Marcello Min, per Federculture Umberto Croppi prima e oggi Francesco Spano, per il Centro con me Eugenia Picella e Monica Valiante). È una macchina che funziona perché tiene insieme visione e operatività.
In conclusione: a cosa serve, davvero, Ravello Lab?
A mettere a disposizione di chi governa i territori uno strumento concreto: le nostre Raccomandazioni vogliono essere un riferimento pratico da cui attingere per politiche culturali meglio informate. Senza enfasi, ma con l’ambizione legittima di incidere.
Questo articolo fa parte di uno speciale che Acta non Verba sta pubblicando in occasione di Ravello Lab 2025. Gli articoli usciti:
- Ravello Lab 2025: la XX edizione del forum internazionale per il futuro dei nostri territori – a cura di Miriam Masone
- Borghi rinascenti: l’Italia nascosta che rigenera il futuro – a cura di Alessandra Carlo, con commenti di Marina Fumo, Loredana Frezza ed Errico Formichella
- Patrimonio e Sostenibilità: l’equilibrio possibile tra memoria e progresso – a cura di Francesco Cascino, con commenti di Giulia Piscitelli
- Dieci anni di capitali italiane della cultura – a cura di Miriam Mason, con un’intervista a Stefano Karadjov
- Il Museo come cuore pulsante dell’innovazione territoriale – con interviste ad Alfonso Andria, Pierpaolo Forte ed Eugenio Tibaldi
- L’arte come strumento invisibile di sviluppo concreto – a cura di Flavio Romualdo Garofano
- Cultura aumentata: quando l’IA diventa alleata della creatività – a cura di Maria Bisogno e Walter Miele
- Il patrimonio culturale e gli ESG: il Patrimonio Alimentare Regionale – a cura di Andrès Ugaz e Michela Cariglia
- Coniugare cultura e finanza agevolata per generare valore – a cura di Mariano Iadanza
