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L’Italia delle aree interne può trasformarsi in un laboratorio di armonia sociale e sostenibilità a ogni livello. Non più territori marginali ma motori di innovazione. Riscrivere la geografia del turismo culturale: non turisti ma visitatori; non consumo ma relazione. Questo uno dei temi della prima giornata di Ravello Lab che si terrà venerdì 24 ottobre a villa Rufolo, Ravello.
In un decennio le aree interne hanno perso quasi 700.000 abitanti e le proiezioni indicano che entro dieci anni l’82 % dei Comuni di tali territori sarà in “declino demografico”, con punte del 92 % nel Mezzogiorno (Avvenire). Un’Italia vasta, circa il 59 % della superficie nazionale, con quasi 13 milioni di abitanti, pari al 23 % della popolazione. Ed è proprio in questi luoghi e per questi luoghi il focus per riscoprire la propria capacità di innovare nel segno della cultura.
Patrimonio culturale come risorsa “diffusa”
I dati Istat parlano chiaro: 1.740 strutture culturali aperte al pubblico (musei, monumenti, siti archeologici) si trovano nei Comuni delle aree interne, pari al 39,4 % del totale nazionale. Un patrimonio diffuso spesso fragile, ma anche una rete di memoria viva. Circa il 47,4 % di queste strutture riceve contributi pubblici, il 37 % genera ricavi da servizi aggiuntivi e il 22 % da sponsorizzazioni o donazioni private. Il nodo non appare quindi la quantità ma la capacità di integrare risorse e visione.
Turismo e impatto economico
Secondo il rapporto Deloitte 2024 sul network I Borghi più belli d’Italia si stimano 8,8 milioni di presenze, di cui 37 % internazionali, 21,5 milioni di pernottamenti e un indotto economico di 13,8 miliardi di euro con oltre 90.000 occupati diretti e indiretti. Senza dimenticare il turismo delle radici che coinvolge chi torna nei luoghi d’origine, che rappresenta un segmento in forte crescita: 6,6 milioni gli arrivi nel 2024, oltre 5,5 miliardi di euro di spesa. Alcune stime collocano il potenziale economico di questo segmento fino a 141 miliardi di euro considerando l’indotto complessivo.
Ravello Lab: una sfida sociale prima che economica
Alla vigilia dell’appuntamento di Ravello Lab l’Italia dei borghi si presenta come un laboratorio a cielo aperto che identifica la sua vera sfida nell’approccio sociale prima ancora che economico. Marina Fumo, Keynote del Panel 1 dell’evento, già Direttrice Centro Interdipartimentale di ricerca sulle tecniche tradizionali in area mediterranea (CITTAM) all’Università di Napoli “Federico II”, commenta questo approccio: “Ancor prima che dai visitatori viaggiatori, la miriade di borghi, che costituiscono l’ossatura storica insediativa dell’Italia, devono essere apprezzati e valorizzati dai propri abitanti che andrebbero supportati con azioni concrete di governo del territorio che scoraggino l’esodo e premino chi resta per fare impresa e sviluppo locale”.
Parole che restituiscono una visione chiara e puntuale: la rinascita dei borghi non si costruisce solo con finanziamenti o strategie di marketing territoriale ma con politiche di cittadinanza attiva, strumenti di partecipazione, welfare culturale e infrastrutture sociali che permettano a chi vive in quei luoghi di rimanervi in modo dignitoso e produttivo.
Radici che uniscono: comunità, memoria e ritorni
Accanto alla riflessione accademica e strategica, a Ravello Lab parleranno anche i luoghi, gli operatori direttamente interessati. Dalla Basilicata, regione che più di altre rappresenta l’intreccio tra memoria e resilienza, l’esperienza dell’Associazione Radici ETS guidata da Loredana Frezza che da anni lavora per trasformare la cultura in leva di sviluppo e che conferma l’importanza del turismo delle radici: “In Basilicata lavoriamo per trasformare memoria e cultura con particolare attenzione al turismo delle radici e al coinvolgimento con Italo-discendenti. Collaboriamo anche con altre Regioni per promuovere il nostro territorio. Ravello Lab è il luogo giusto per intrecciare politiche, culturali e sviluppo”.
Un orizzonte di rigenerazione identitaria, quella dei borghi, per un processo affettivo e di riscoperta storica ricuce comunità e generazioni. I borghi rinascono davvero quando i loro abitanti, assieme a chi (persone e istituzioni) ne serba il ricordo, diventano protagonisti attivi del cambiamento.
Costruire valore: la finanza come alleata delle comunità
Nella prospettiva tracciata da Marina Fumo e Loredana Frezza la rinascita dei borghi non può prescindere da una rete di sostegno capace di tradurre le idee in azioni concrete. Errico Formichella, CEO di SEF Consulting, così commenta la declinazione possibile e urgente: “All’interno degli obiettivi sociali e culturali è necessario comprendere che gli strumenti agevolativi oggi in essere non sono cosa altra ma un vero e proprio strumento di comunità. Ogni misura, ogni incentivo, ogni progetto aiuta le persone a restare, a costruire impresa, a dare forma a un’economia che non consumi il territorio ma lo custodisca. La crescita dei borghi non si misura solo in numeri: si misura in possibilità, e la possibilità viene alla luce quando le persone incontrano le opportunità”.
Viene così delineato un orizzonte comune che identifica la finanza come un atto di responsabilità sociale. Non una semplice leva economica ma un modo per ricostruire legami, sostenere chi sceglie di restare e valorizzare chi ritorna.
Un cantiere di umanità condivisa
Ravello Lab si prepara così a diventare non solo un osservatorio sulle politiche culturali ma un vero e proprio cantiere di umanità condivisa dove i borghi tornano a essere centri vitali di pensiero e di azione. La sfida non è soltanto amministrativa o economica ma etica e culturale. Rigenerare i luoghi significa rigenerare la fiducia, ricostruire comunità, restituire dignità a un’Italia che troppo a lungo ha considerato marginale la propria autenticita.
Il valore aggiunto non risiede più soltato nella bellezza dei paesaggi o nel patrimonio diffuso ma nella possibilità di farne ecosistemi di innovazione sociale dove la tradizione si traduce in competenza, l’artigianato in impresa creativa, la memoria in progetto, l’opportunità in possibilità. Rigenerare significa allora “abitare diversamente”, generare connessioni tra generazioni, attrarre giovani professionisti, favorire la collaborazione tra pubblico e privato, soprattutto ricostruire la fiducia nelle comunità.
