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Dal 22 al 24 ottobre a Villa Rufolo la XXI edizione dei Colloqui internazionali si interroga sul rapporto tra memoria e contemporaneità. Sul tavolo le condizioni per sostenere la creazione artistica, la capacità dei territori di trasformare le risorse in progetti, l’accessibilità e la comunicazione della cultura.
Ogni patrimonio è stato, un tempo, contemporaneo. Le chiese, le ville e i paesaggi che oggi tuteliamo sono il risultato di scelte fatte da committenti, artisti e comunità che investivano nel proprio presente. È da questa constatazione che parte la XXI edizione di Ravello Lab – Colloqui internazionali, in programma dal 22 al 24 ottobre a Villa Rufolo con il tema «Memoria e contemporaneità. Attraversare l’arte».
Nato nel 2006 e promosso dal Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, da Federculture e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, Ravello Lab ha un metodo riconoscibile. Amministratori, studiosi, operatori e rappresentanti delle istituzioni lavorano insieme per una giornata intera, poi le conclusioni diventano raccomandazioni rivolte al Ministero della Cultura e ai territori. Dopo l’edizione 2025, dedicata a turismi e culture per la rigenerazione dei luoghi, quest’anno il forum sceglie l’arte come letture per le politiche culturali.
Il contemporaneo ha bisogno di condizioni
Il confronto più vicino al tema dell’edizione è quello presieduto da Pierpaolo Forte, ordinario di Diritto amministrativo all’Università del Sannio, dedicato alla promozione del contemporaneo tra autori, mercato e istituzioni. Le opere che sopravvivono al proprio tempo sono quasi sempre quelle che hanno trovato qualcuno disposto a sostenerle come un collezionista, un museo, un’amministrazione capace di commissionare e di rischiare. Oggi quel sostegno passa per strumenti diversi, dalle residenze d’artista ai bandi pubblici, dalle fondazioni al mercato, e la loro efficacia dipende da regole, competenze e continuità.
Al tavolo siederanno, tra gli altri, Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te di Mantova, l‘architetta Tiziana Maffei e l’artista Alfredo Pirri. Tra i partecipanti c’è anche Errico Formichella, amministratore delegato di SEF Consulting, che pochi giorni fa su Acta Non Verba ha dedicato una riflessione al volume curato da Forte su intelligenza artificiale e patrimonio culturale (leggi QUI). È un tema che questa rivista conosce da vicino anche attraverso il percorso di Pozzuoli verso il titolo di Capitale italiana d’Arte Contemporanea 2028, una candidatura che ha mostrato quanto il contemporaneo possa diventare progetto di territorio (vedi l’articolo QUI).
Sostenere la cultura significa anche saper trasformare i finanziamenti in risultati. Il panel presieduto da Fabio Pollice, dell’Università del Salento, mette al centro la creatività territoriale e il ruolo del Pnrr e delle governance locali, nell’anno in cui il Piano si chiude. Ne parleranno, tra gli altri, Rita Orlando, presidente della Fondazione Matera 2019, e Gianpiero Perri della Regione Basilicata, due voci di un territorio che con Matera Capitale europea della cultura ha sperimentato che cosa significa gestire un grande investimento culturale e ciò che resta dopo.
È una questione che chi si occupa di finanza agevolata incontra ogni giorno. Le risorse producono valore quando trovano progetti solidi, amministrazioni in grado di gestirli e una visione che vada oltre la scadenza del singolo bando. Senza queste condizioni, anche gli investimenti più consistenti rischiano di esaurirsi con la fine del finanziamento.
Patrimoni viventi
Gli altri due panel spostano l’attenzione dal patrimonio a chi lo vive. Quello coordinato da Marcello Minuti, della Scuola nazionale del patrimonio, lavora sulle competenze e sulle pratiche per rendere musei e luoghi della cultura accessibili a pubblici sempre più ampi. Quello presieduto da Alberto Bonisoli, direttore del Centro studi Federculture, riflette sui doveri della comunicazione culturale, intesa come parte della gestione e come condizione per costruire relazioni stabili con le comunità. Sono due punti di vista dello stesso problema, ovvero un patrimonio che pochi conoscono e pochi possono frequentare perde la sua funzione pubblica.
La memoria, del resto, è viva quando una comunità la riconosce come propria. Lo ricordano i riconoscimenti del Premio nazionale «Patrimoni viventi», consegnati nella giornata di apertura. Il Comune di Gagliano Aterno, in Abruzzo, infatti, viene premiato per aver restituito il convento di Santa Chiara alla vita del paese. La Fondazione Valenzi di Napoli, invece, per un modello che legge il patrimonio come ecosistema.
Il premio speciale va a Franco Arminio, poeta e paesologo, che da anni racconta i piccoli paesi e l’Italia interna come luoghi in cui il passato è ancora una forma di futuro.
Ad aprire i lavori, giovedì pomeriggio, sarà la lectio di Valentina Gemignani, capo di Gabinetto del ministro della Cultura, dal titolo «Dall’antico al contemporaneo: le radici che si fanno visione». Sabato mattina i presidenti dei panel riporteranno le conclusioni del lavoro, prima della tavola rotonda finale e dell’intervento di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera.
Da vent’anni Ravello Lab ricorda che la cultura produce valore economico, coesione e innovazione quando trova scelte di governo, competenze e risorse all’altezza. Quest’anno la sfida è guardare all’arte che nasce oggi con la stessa cura riservata a quella che abbiamo ereditato.
Consulta gli articoli della precedente edizione: RAVELLO LAB 2025
