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Ravello Lab 2026: il reportage della seconda giornata

Alex Gisondi

Alex Gisondi

Dottore in Storia Antropologia Religioni, da anni si occupa di Terzo Settore con un focus sull'accesso ai diritti da parte delle minoranze.
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Al tavolo «Lo sguardo avanti», presieduto da Pierpaolo Forte, la giornata centrale dei Colloqui internazionali di Villa Rufolo mette in discussione la rincorsa ai numeri e propone di riportare le persone al centro dei musei. Dalla fusione tra antico e contemporaneo sperimentata alla Reggia di Caserta all’arte come strumento di cura, fino al nodo delle risorse, al ruolo delle imprese e all’Art Bonus, indicato come una delle poche misure che funzionano davvero.

Venerdì 23 ottobre Ravello Lab entra nel vivo. Dopo la sessione inaugurale di giovedì, la XXI edizione dei Colloqui internazionali, dedicata al tema «Memoria e contemporaneità. Attraversare l’arte», si articola in quattro tavoli tematici che occupano Villa Rufolo dalle 9.30 alle 18. Il confronto più atteso è quello del panel «Lo sguardo avanti: promozione del contemporaneo tra autori, mercato, istituzioni», presieduto da Pierpaolo Forte, ordinario di Diritto amministrativo all’Università del Sannio, con le relazioni dell’economista Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te di Mantova, dell’architetta Tiziana Maffei e dell’artista Alfredo Pirri. Attorno al tavolo siedono direttori di museo, giuristi, curatori, economisti della cultura e rappresentanti delle istituzioni. Le domande che si erano affacciate alla vigilia trovano qui il loro banco di prova: come si promuove l’arte del nostro tempo, chi deve selezionarla, a chi deve parlare e con quali mezzi.

Forte: rivitalizzare il sistema, partendo dagli artisti vivi

Il punto di partenza fissato da Forte è la necessità di rivitalizzare il sistema museale e, in particolare, quello delle mostre. Non attraverso un coinvolgimento passivo del pubblico, ma portando davvero l’arte contemporanea dentro i musei e promuovendo le opere e, soprattutto, gli artisti viventi. È la traduzione operativa di quanto Forte aveva anticipato ad Acta Non Verba1 quando ha ricordato che il compito costituzionale della promozione dell’arte contemporanea deve tenere conto delle sue peculiarità: il rapporto con un mercato sempre più spostato online, la committenza, la selezione critica in un mondo saturo di immagini, l’abbattimento delle barriere fisiche e cognitive che escludono una parte del pubblico.


«Promuovere il contemporaneo significa promuovere chi lo crea oggi».

Il contemporaneo, è stato osservato più volte durante la mattinata, parte da una posizione di svantaggio. Promuovere una mostra di arte contemporanea è molto più difficile che portare visitatori al Colosseo o in un museo di arte antica, perché manca la forza di richiamo di ciò che è già riconosciuto come patrimonio. Per questo serve un lavoro di mediazione, di racconto e di progettazione che non può essere lasciato all’improvvisazione.

Pierpaolo Forte

Lampis: smettere di inseguire i numeri

Tra le voci più nette c’è quella di Antonio Lampis, già direttore generale Musei del Ministero della Cultura, che ha insistito sull’importanza di coinvolgere realmente le persone, non soltanto di contarle. Il suo esempio è quello delle scolaresche, portate nei musei perché garantiscono duecento o trecento ingressi in una sola mattina, senza che a quei numeri corrisponda necessariamente un’esperienza significativa per i ragazzi. Inseguire il numero significa inseguire il mercato, e il risultato è un sistema che misura il successo sugli ingressi anziché sulla qualità della relazione con il pubblico.

«Il successo di un museo non si misura soltanto con i biglietti staccati».

La richiesta, ribadita da Lampis e ripresa da diversi interventi, è di smettere di rincorrere il mercato dei numeri e di affidarsi a curatori e professionisti competenti, capaci di dare nuova linfa alle mostre e all’intero sistema dell’arte contemporanea. È lo stesso filo che Lampis aveva tracciato alla vigilia, parlando del «coraggio dello scarto critico» e della responsabilità delle istituzioni nella formazione del gusto, soprattutto delle giovani generazioni. E si salda con quanto affermato giovedì da Valentina Gemignani nella lectio inaugurale2 quando aveva contestato una concezione che misura le politiche culturali prevalentemente attraverso visitatori, eventi o entrate economiche.

Antonio Lampis

Maffei: antico e contemporaneo, un modello che funziona

Se il contemporaneo fatica a trovare il proprio pubblico, una delle strade indicate al tavolo è farlo dialogare con il patrimonio storico. Lo ha raccontato Tiziana Maffei, già direttrice della Reggia di Caserta, ripercorrendo l’esperienza di un luogo in cui l’arte classica e quella contemporanea sono state messe in relazione, dando vita a un modello che si è rivelato vincente. La presenza di opere contemporanee nei grandi siti storici non sottrae valore al patrimonio, ma lo rende di nuovo attuale e offre al contemporaneo la forza di richiamo di cui da solo spesso non dispone.

È, del resto, il «dialogo visivo tra l’arte contemporanea e l’antichità» che il programma di questa edizione indica come cifra ormai ricorrente di Ravello Lab, e che Alfonso Andria aveva richiamato nella giornata inaugurale con l’esempio dei parchi archeologici di Paestum e Velia, dove la Tomba del Tuffatore convive con le installazioni di Carlo Alfano e Mimmo Paladino.

L’arte come cura

Uno dei passaggi più intensi della mattinata riguarda il valore dell’arte oltre i confini del museo. Al tavolo si è parlato di arte come cura, un ambito che sta crescendo anche sul piano della formazione, con percorsi dedicati come il master promosso da Humanitas, e che passa attraverso convenzioni con le Rsa e con le strutture che accolgono persone fragili o con disabilità.

«Anche nella malattia, l’arte può restituire la possibilità di comunicare».

L’esempio portato è quello di una persona con demenza in stato avanzato che, attraverso l’esperienza artistica, riusciva ancora a comunicare emozioni, a manifestare la propria presenza nonostante la malattia. Un caso che ha colpito la platea e che dà concretezza a quanto Forte aveva sostenuto alla vigilia, inserendo la prevenzione delle malattie e la promozione della salute tra le responsabilità del nostro tempo in cui la cultura è decisiva. Nello stesso solco si collocano le esperienze che uniscono arti visive, poesia e video, e la proposta di Lampis di portare l’arte nei luoghi di cura e di lavoro, oltre che nelle periferie urbane.

Il pomeriggio: l’impresa come quarto attore

Nel pomeriggio il confronto si sposta su un terreno che ha acceso l’interesse di tutti i partecipanti ovvero la finanza e i finanziamenti, il motore senza il quale nessuna politica di promozione può reggere. A portarlo al centro del tavolo è Errico Formichella, amministratore delegato di SEF Consulting, che richiama il ruolo dell’impresa, non come sponsor ma come committente, capace di chiedere a un autore vivente di interpretare la propria storia e il proprio territorio. Promuovere il contemporaneo, in questa prospettiva, significa sostenere la produzione delle opere e non soltanto la loro esposizione, e costruire reti stabili tra comuni, imprese e istituzioni culturali anche fuori dalle grandi città.

«Non dirigere, abilitare».

Errico Formichella

Art Bonus, la misura che funziona

Proprio l’Art Bonus, il credito d’imposta per le erogazioni liberali a sostegno della cultura, è stato uno dei temi che più hanno animato il dibattito. Il tavolo lo ha indicato come una delle poche misure costruite bene e capaci di produrre risultati concreti. La discussione ne ha però messo in luce anche il perimetro, pensato soprattutto per il patrimonio che già esiste più che per la produzione contemporanea. Un’attenzione che conferma quanto emerso nella giornata inaugurale, quando la Fondazione Valenzi di Napoli, premiata per il progetto AGENDO, aveva ricordato il proprio sostegno a una proposta di legge regionale sull’Art Bonus in Campania come strumento per rafforzare la sostenibilità economica delle organizzazioni culturali.

«Senza risorse stabili, anche le idee migliori restano sulla carta».

È stata una giornata di alto livello, che ha provato a dare un nuovo stimolo al sistema dell’arte contemporanea e a immaginare soluzioni pratiche alla dispersione del pubblico nei musei. Mettere al centro le persone, affidarsi alle competenze, far dialogare memoria e contemporaneità e costruire strumenti finanziari capaci di durare sono le indicazioni che il tavolo consegna alla sessione conclusiva.

Il programma di sabato 24 ottobre

La sessione di chiusura si terrà dalle 9.30 alle 13 nell’Auditorium di Villa Rufolo, introdotta e coordinata dalla giornalista di La7 Flavia Fratello. I coordinatori dei quattro panel, Fabio Pollice, Pierpaolo Forte, Marcello Minuti e Alberto Bonisoli, presenteranno la sintesi dei lavori, seguita dall’intervento di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati.

Alla tavola rotonda «Memoria e contemporaneità. Attraversare l’arte. Riflessioni e commenti» parteciperanno Matteo Giuliano Caroli, ordinario di Economia e gestione delle imprese internazionali alla Luiss, Onofrio Cutaia, assessore alla Cultura della Regione Campania, Marie-Paule Roudil, già direttrice dell’Ufficio Unesco a New York e rappresentante Unesco all’Onu, Alessio Vlad, presidente della Fondazione Ravello, e Mons. Fabio Fabene della Fondazione Res Novae.

Le conclusioni saranno affidate ad Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali e del Comitato Ravello Lab, Andrea Cancellato, presidente di Federculture, e Gerardo Villanacci, presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali.

Tutti gli articoli e gli approfondimenti su RAVELLO LAB 2026:

  1. Vedi: https://actanonverba.it/ravello-lab-le-voci-della-vigilia-forte-lampis-bonisoli-e-arminio/ ↩︎
  2. Vedi: https://actanonverba.it/ravello-lab-2026-il-reportage-della-prima-giornata/ ↩︎

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