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Ravello Lab 2026: il reportage della prima giornata

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
Convegno Ravello Lab_ memoria e contemporaneità
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La XXI edizione dei Colloqui internazionali si apre a Villa Rufolo con una riflessione sul ruolo pubblico della cultura. Dalla lectio di Valentina Gemignani alle esperienze di rigenerazione delle comunità, passando per Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, sostenibilità, imprese creative e accessibilità.

Che cosa significa, oggi, custodire un patrimonio culturale? E come evitare che la tutela del passato diventi una pratica separata dalla vita delle persone e dalle trasformazioni dei territori? Sono queste le domande che attraversano la giornata inaugurale di Ravello Lab 2026, aperta giovedì 22 ottobre nell’Auditorium di Villa Rufolo.

La XXI edizione dei Colloqui internazionali, promossi dal Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, da Federculture e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, è dedicata al tema «Memoria e contemporaneità. Attraversare l’arte». Un confronto che pone al centro la cultura non soltanto come eredità da conservare, ma come strumento di partecipazione, crescita delle comunità e costruzione del futuro.

Il dialogo tra antico e contemporaneo

Ad aprire i lavori è Alfonso Andria, presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali e del Comitato Ravello Lab, che richiama l’esperienza dei parchi archeologici di Paestum e Velia. Dalla scoperta della Tomba del Tuffatore da parte di Mario Napoli nel 1968 alle successive installazioni contemporanee di Carlo Alfano e Mimmo Paladino, Andria individua un esempio significativo della possibilità di far dialogare epoche e linguaggi differenti.

Daniela Picconi, vicepresidente di Federculture, porta la riflessione sul terreno delle politiche culturali: «La memoria per essere viva deve anche saper dialogare con il presente». Riconoscere alla cultura un ruolo strategico significa, sottolinea, tradurlo in servizi migliori, opportunità di partecipazione, nuove competenze, occupazione qualificata e sviluppo dei territori.

Gerardo Villanacci, presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, richiama invece la diplomazia culturale come strumento di cooperazione internazionale, ricordando gli accordi sviluppati dalla Scuola con numerosi Paesi africani. Al centro del suo intervento anche l’accessibilità universale, intesa come possibilità concreta per tutte le persone, comprese quelle in condizioni di fragilità, di partecipare alla vita culturale.

Gemignani: il patrimonio si protegge ogni giorno

Il momento centrale della sessione inaugurale è la lectio di Valentina Gemignani, capo di Gabinetto del ministro della Cultura Alessandro Giuli, intitolata «Dall’antico al contemporaneo: le radici che si fanno visione».

Il suo intervento parte da una responsabilità fondamentale delle istituzioni: trasmettere alle generazioni future un patrimonio capace di continuare a generare conoscenza. Tutela e innovazione, sostiene, non sono esigenze contrapposte. Conservare significa preservare l’autenticità dei beni, ma anche renderne possibile la conoscenza e la fruizione.

Gemignani propone un’evoluzione dell’amministrazione culturale, chiamata a governare processi e orientare politiche di lungo periodo, superando una gestione concentrata esclusivamente sui singoli beni.

Particolarmente significativo è il passaggio sulla prevenzione. Cambiamento climatico, rischio idrogeologico e sismico, pressione sui paesaggi storici e overtourism impongono un modello fondato sulla manutenzione programmata e sulla conoscenza delle vulnerabilità.

«Il patrimonio non si salva soltanto nel momento in cui si restaura», afferma, richiamando la necessità di una cura quotidiana. Le tecnologie possono offrire strumenti importanti, ma non sostituiscono la capacità delle istituzioni di prendere decisioni e stabilire priorità.

Dalla tutela il discorso passa alla valorizzazione, contestando una concezione che misura il successo delle politiche culturali prevalentemente attraverso visitatori, eventi o entrate economiche.

«Un patrimonio può essere aperto e nello stesso tempo risultare distante». L’accessibilità non coincide infatti con la semplice possibilità di entrare in un museo: riguarda la comprensione dei contenuti, la pluralità dei linguaggi e il coinvolgimento delle persone oggi escluse dalla fruizione culturale.

In questo quadro Gemignani richiama il Piano Olivetti per la Cultura, con particolare attenzione alle aree interne, e cita Pompei Commitment. Materie archeologiche, progetto che mette in relazione artisti, archeologi e ricercatori attraverso i linguaggi contemporanei.

Imprese creative, risorse europee e valutazione degli investimenti

La seconda parte della lectio affronta il ruolo delle imprese culturali e creative, riconosciute come risorse strategiche per innovazione, occupazione qualificata, inclusione sociale e sviluppo sostenibile. Occorrono politiche capaci di rafforzare le competenze, favorire l’accesso alle risorse, sostenere produzione, distribuzione e internazionalizzazione delle opere.

Gemignani riferisce inoltre che l’Italia, nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea 2028-2034, sostiene la necessità di garantire finanziamenti adeguati alla cultura. La questione non riguarda soltanto i singoli progetti, ma la continuità degli investimenti e la programmazione.

Fondamentale anche il tema della valutazione. Un bene culturale è diventato più sicuro? Un territorio dispone di opportunità migliori? È aumentata la possibilità di accedere alla conoscenza?

Sono queste le domande da porre per misurare l’efficacia delle politiche culturali, andando oltre il numero delle iniziative realizzate o delle risorse spese.

Al termine Andria riprende il tema del dialogo tra patrimonio storico e arte contemporanea, richiamando ulteriori esperienze realizzate a Pompei. Lo scambio ribadisce il senso dell’edizione: interrogare le istituzioni non soltanto su ciò che devono conservare, ma sulle possibilità che possono generare.

Da Ravello a Pordenone, la cultura come progetto condiviso

La sessione prosegue con la presentazione di Pordenone, Capitale italiana della Cultura 2027, attraverso un intervento registrato del sindaco Alessandro Basso.

Andria ricorda che proprio nell’ambito di Ravello Lab maturò, negli anni passati, una proposta ispirata al modello delle Capitali europee della Cultura, successivamente sviluppata fino all’istituzione del programma nazionale. Annuncia quindi che Ravello Lab raggiungerà Pordenone nella primavera del 2027 per presentare le raccomandazioni elaborate dai tavoli dell’edizione in corso.

Del progetto pordenonese sottolinea soprattutto il coinvolgimento dei comuni dell’intera provincia, una scelta che considera un avanzamento culturale perché riconosce un ruolo anche alle realtà più piccole. Il ragionamento si allarga all’esperienza di Gorizia e Nova Gorica, Capitale europea della Cultura 2025, esempio della possibilità di trasformare una storia di divisioni in un progetto condiviso. Un richiamo particolarmente significativo alla luce dei conflitti internazionali contemporanei.

Gagliano Aterno, la rigenerazione parte dagli abitanti

La consegna dei Premi nazionali «Patrimoni Viventi» 2026 offre l’occasione per confrontarsi con esperienze concrete. Il riconoscimento per gli enti pubblici viene assegnato a Gagliano Aterno, piccolo centro abruzzese colpito dal terremoto del 2009 e dallo spopolamento.

Invitato da Andria a raccontare il progetto, il sindaco Luca Santilli descrive la trasformazione di una comunità di circa 250 abitanti attraverso il coinvolgimento di giovani ricercatori, nuove attività e recupero degli spazi pubblici.

Dall’iniziativa «Ritornanti al futuro» è nato un percorso che ha restituito funzioni sociali all’ex convento di Santa Chiara, favorendo la nascita di un ristorante, un emporio, attività associative, una radio, una comunità energetica e una libreria con circa 25.000 volumi.

«Abbiamo posto al centro della politica gli abitanti e la partecipazione degli abitanti», afferma Santilli. Dal 2020 sono state organizzate oltre cinquanta assemblee pubbliche. Secondo i dati presentati, circa venti persone hanno scelto di tornare o stabilirsi nel paese. Una dimostrazione di come la rigenerazione non consista soltanto nel recupero degli edifici, ma nella ricostruzione delle relazioni, dei servizi e delle opportunità.

Fondazione Valenzi: la sostenibilità non è un lusso

Il premio nella sezione privata viene assegnato alla Fondazione Valenzi di Napoli, per il progetto AGENDO, dedicato alla sostenibilità culturale e alla collaborazione tra istituzioni, università, imprese e società civile.

Collegata a distanza, la presidente Lucia Valenzi richiama il principio che accompagna l’attività della Fondazione: «La memoria per il futuro». Nata nel ricordo di Maurizio Valenzi, sindaco di Napoli dal 1975 al 1983, la Fondazione ha scelto di utilizzare quell’eredità per affrontare questioni contemporanee. I rappresentanti presenti a Ravello ribadiscono: «Noi non riteniamo che la sostenibilità sia un lusso», ma una necessità.

Tra le iniziative del progetto AGENDO figurano collaborazioni con università e imprese, attività formative e il sostegno alla presentazione di una proposta di legge regionale sull’Art Bonus in Campania, individuato come possibile strumento per rafforzare la sostenibilità economica delle organizzazioni culturali.

Franco Arminio: il paesaggio come un testo

Il riconoscimento speciale «Patrimonio Vivente» viene conferito al poeta e paesologo Franco Arminio, premiato per il suo impegno nella difesa dei piccoli borghi, delle aree interne e delle identità territoriali.

Attraverso un videomessaggio registrato, Arminio riflette sulla responsabilità dello sguardo: «Un luogo è un testo scritto, un paesaggio è un testo e qualcuno lo deve leggere».

I luoghi non sono semplici scenari, ma realtà da interpretare attraverso un’attenzione capace di riconoscerne storie e possibilità. Il suo intervento si conclude con una poesia dedicata al rapporto tra le persone e il proprio paese.

Il programma di venerdì 23 ottobre

La seconda giornata di Ravello Lab si svolgerà dalle 9.30 alle 18.00 a Villa Rufolo, con quattro panel tematici dedicati al rapporto tra patrimonio culturale, contemporaneità, sviluppo territoriale, partecipazione e comunicazione.

Il primo panel, «La creatività territoriale. Il ruolo del PNRR e delle governance locali», sarà coordinato da Fabio Pollice, ordinario di Geografia economico-politica all’Università del Salento. Interverranno come keynote speaker Benedetta Baraggioli, responsabile dei progetti culturali e strategici del Comune di Novara, Rita Orlando, presidente della Fondazione Matera 2019, e Gianpiero Perri, capo di Gabinetto del presidente della Regione Basilicata. Al confronto parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle organizzazioni impegnate nella rigenerazione territoriale e culturale.

Il secondo panel, «Lo sguardo avanti: promozione del contemporaneo tra autori, mercato, istituzioni», sarà presieduto da Pierpaolo Forte, ordinario di Diritto amministrativo all’Università del Sannio. Gli interventi principali saranno affidati a Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te di Mantova, all’architetta Tiziana Maffei e all’artista Alfredo Pirri. Tra i partecipanti al confronto figurano Antonio Lampis, già direttore generale Musei del Ministero della Cultura, Errico Formichella, amministratore delegato di SEF Consulting, Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei, e Marta Ragozzino, dirigente del Ministero della Cultura.

Il terzo panel, «Partecipazione, accessibilità, fruizione universale: competenze e pratiche», sarà coordinato da Marcello Minuti, coordinatore generale della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali. Le relazioni principali saranno affidate a Laura Barreca, direttrice del Museo Civico di Castelbuono, e Giovanna Brambilla, storica dell’arte esperta in educazione al patrimonio. Tra gli altri interverranno Sandra Aloia della Fondazione Compagnia di San Paolo, Alessandro Bollo, direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo, e Francesca Velani, vicepresidente di Promo PA Fondazione.

Il quarto panel, «Comunicare e informare: i doveri della cultura», sarà presieduto da Alberto Bonisoli, direttore del Centro Studi Federculture. Gli interventi introduttivi saranno di Gloria Bartoli, responsabile della comunicazione della Pinacoteca Agnelli e segretario generale di AMACI, e del giornalista Oliviero Ponte di Pino. Il confronto coinvolgerà, tra gli altri, Emilio Casalini, giornalista e conduttore Rai, Gaetano di Tondo, presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti, Giorgia Floriani della Fondazione TIM, Samanta Isaia della Fondazione Museo delle Antichità Egizie ed Eugenio Viola, direttore del Museo MADRE.

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