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Nasce l’Osservatorio su Pnrr e Terzo settore

Osservatorio Pnrr

A che punto siamo con il rispetto di obiettivi e tempistiche del Pnrr per quanto riguarda i progetti riguardanti il Terzo settore? A questo intende fornire una risposta l’Osservatorio appena nato.

 

di Andrea Ballocchi

 

Il Terzo settore nel Pnrr è ben presente. Ma a che punto siamo oggi con obiettivi e investimenti? In particolare, c’è chiarezza sullo stato di avanzamento dei lavori e, in generale, sulla trasparenza dei dati? A queste domande intende fornire una risposta l’Osservatorio su Pnrr e Terzo settore. Si tratta di un’iniziativa, presentata pochi giorni fa, che il Forum Nazionale Terzo Settore e Fondazione Openpolis hanno deciso di dare vita insieme al progetto per il “monitoraggio delle riforme e degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Il desiderio è anche di comprendere se e in quale maniera sono stati coinvolti gli enti del Terzo settore nella progettazione e nella attuazione delle varie misure.

Da quanto è emerso nella conferenza di presentazione dell’Osservatorio le cose non stanno procedendo come ci si aspetterebbe: i ritardi sono visibili in molti passaggi. Dai dati mostrati da Vincenzo Smaldore, fondatore di Openpolis, si nota che il 66,8% delle riforme è stato completato. A questo livello non corrisponde quello riguardante il completamento degli investimenti: solo il 28,11% è stato completato. Finora la Commissione europea ha erogato 66 miliardi di euro all’Italia; 38 sono le scadenze legate alle riforme e 93 quelle legate agli investimenti ancora da completare nel 2023. Significa che l’anno in corso «sarà molto impegnativo». Dai dati mostrati si nota un forte ritardo nell’implementazione dei progetti.

Terzo settore e Pnrr: a che punto siamo

«Sulle misure del Pnrr che interessano il Terzo settore, l’attuazione del Piano procede per ora nei tempi previsti, fatta qualche eccezione. Ma accedere ai dati dei progetti finanziati e delle risorse erogate è spesso molto complicato. Il coinvolgimento delle organizzazioni di Terzo settore, inoltre, è ridotto e discontinuo», ha dichiarato Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore, commentando i dati dell’osservatorio.

Ma qual è la situazione che interesse il Terzo settore nel Pnrr? Tra le oltre 300 misure previste dal Pnrr, l’osservatorio si concentra sulle 59 che interessano anche quest’ambito (per un totale di 270 provvedimenti attuativi) e che abbracciano temi come l’ambiente, le persone con disabilità o non autosufficienti, la rigenerazione urbana, la povertà educativa, i beni confiscati. In totale, le risorse previste per attuare le 59 misure sono pari a 37 miliardi e 610 milioni ma, «a causa di una difficile conoscibilità dello stato di attuazione del Piano nazionale, se da un lato è possibile conoscere quali sono le iniziative finanziate, dall’altro non è dato sapere quante risorse sono state effettivamente erogate sui territori e a quali destinatari».

Tra le misure più finanziate troviamo il Piano asili nido e scuole dell’infanzia (4,6 miliardi) per aumentare l’offerta educativa nella fascia 0-6 anni; segue la riforma delle politiche attive del lavoro e formazione (4,4 miliardi) e la misura “Casa come primo luogo di cura” per la presa in carico del 10% della popolazione over 65 (4 miliardi).

Solo una misura, quella riguardante il Servizio civile universale, andrà completata entro quest’anno ed è al momento in corso d’opera. L’unica al momento completata, invece, è la definizione di un nuovo modello organizzativo della rete di assistenza territoriale, che non prevede investimenti finanziari. Delle altre, 45 sono in corso, quattro sono in ritardo nella realizzazione e nove ancora da avviare, ma gran parte di queste ha scadenza nel 2026.

La “puntualità” nell’attuazione del Pnrr dovrà quindi essere verificata soprattutto nei prossimi anni e, da questo punto di vista, l’osservatorio del Forum Terzo Settore rappresenterà uno strumento fondamentale.

Per quanto riguarda il coinvolgimento del Terzo settore attraverso gli avvisi, al momento sono soltanto tre quelli aperti a cui possono partecipare gli enti (Turismo delle radici, Servizio civile digitale e Fondo per il turismo sostenibile), mentre 21 sono quelli che l’hanno prevista ma sono ormai scaduti. «Gli enti del Terzo settore sono stati invece esclusi, in modo piuttosto sorprendente, dal bando sulla realizzazione e rigenerazione di impianti sportivi e da quello sulla rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali dei luoghi della cultura», scrive ancora il Forum.

Che cosa serve a questo punto

Il Terzo settore nel Pnrr dovrebbe essere un attore coinvolto e attivo, come emerge dal testo del Piano. Tuttavia «ci sono due ambiti che restringono in maniera significativa lo spazio che potrebbe avere l’iniziativa dell’organizzazione del Terzo settore attese che se sono come sappiamo bene versate in 26 attività di interesse generale che spaziano ben oltre quelle che sono gli ambiti della quinta della sesta missione», ha affermato Maurizio Mumolo, direttore del Forum Terzo Settore. «Nonostante vi sia un ridimensionamento del ruolo del Terzo settore e dell’espressione delle sue potenzialità, stiamo constatando anche asimmetrie o comportamenti non allineati rispetto alle prime misure che si stanno adottando». Lo stesso Mumolo specifica che anche laddove il Pnrr prevede che il Terzo settore sia un interlocutore privilegiato nella realizzazione delle azioni, tuttavia le misure che vengono attuate. I bandi «in alcuni casi addirittura producono l’effetto opposto. Invece di favorire la collaborazione tra amministrazione pubblica e gli enti del Terzo settore, escludono da questa possibilità». Ci sono due casi emblematici nella loro criticità: uno riguarda i beni confiscati alle mafie, l’altro legato a sport e coesione sociale. Questo è un elemento di preoccupazione.

A ciò si aggiunge la constatazione più complessiva di Vincenzo Smaldore, fondatore di Openpolis. «Pian piano che il Pnrr va avanti, e così pure il cronoprogramma, ci stiamo rendendo conto come alcuni degli elementi qualificanti per raggiungere gli obiettivi strategici e le priorità trasversali del Pnrr, stiano lentamente scivolando via dai ragionamenti perché spesso domina il semplice principio del “ci sono tanti soldi quindi cerchiamo di utilizzarne il più possibile”», evidenziando come questo criterio non possa produrre riflessi positivi sul medio e lungo termine.

Mancanza di dati, ritardi e poca trasparenza: i lati oscuri del Pnrr

Per comprendere lo stato dell’arte che lega il Terzo settore al Pnrr nasce appunto l’Osservatorio, uno strumento teso a raggiungere obiettivi di conoscenza e trasparenza su quanto sta accadendo. Condizione prioritaria è la più ampia accessibilità pubblica ai dati. Per questo il Governo ha creato il sito Italia domani. Tuttavia, precisano in una nota le due associazioni: «Purtroppo tale sito sta ancora presentando diverse criticità. Attualmente nella sezione open data di Italia domani sono presenti 18 file scaricabili e rielaborabili. Le criticità più significative riguardano le gare e i progetti».

Per quanto riguarda i progetti, ovvero tutte le opere che saranno finanziate con le risorse del Piano nazionale, la situazione è molto più complessa. «I dati sono fermi a quasi due anni fa e riguardano 5mila interventi legati a quattro procedure di gara, per un valore complessivo di circa un miliardo di euro», segnalano ancora le due associazioni. Tuttavia nella seconda relazione che il governo Draghi ha presentato al parlamento nei primi giorni di ottobre dello scorso anno, si legge che i progetti che risultano attualmente in corso sarebbero oltre 73mila, per un valore complessivo vicino ai 65 miliardi di euro. «Di questi progetti a oggi non sono disponibili informazioni su Italia domani, né per quanto riguarda i costi né per quanto riguarda lo stato di avanzamento dei lavori», constatano i due attori dell’Osservatorio.

L’obiettivo di fornire a cittadini e realtà del Terzo settore dati aperti e riutilizzabili a fini di monitoraggio peraltro doveva essere conseguito già nel 2021. Tuttavia i ritardi nell’implementazione della piattaforma Regis (l’infrastruttura tecnologica creata ad hoc per la raccolta dei dati riguardanti il Pnrr) avevano fatto mancare questo primo appuntamento. Successivamente il Governo aveva assicurato che tale infrastruttura sarebbe stata operativa entro il 30 giugno dello scorso anno. Ciò anche a seguito di impegni presi con la Commissione europea.

Anche questo traguardo però è stato sinora mancato. Il processo di conferimento dati alla piattaforma infatti è iniziato solo nell’estate 2022.

 

 

 

 

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