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Durante l’attesa conferenza online si è discusso del futuro dell’industria italiana nell’ambito del Piano Transizione 5.0
di Redazione
L’incontro che ha messo in luce le sfide e le opportunità legate a questa nuova fase di evoluzione tecnologica, è stato coordinato da Fabio Tamburini (Direttore il Sole 24 Ore) e ha visto la partecipazione di figure di spicco come Andrea Prete (Presidente di Unioncamere), Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy), Marco Calabrò (Capo Segreteria Tecnica del Ministro delle Imprese e del Made in Italy), Antonio Romeo (Coordinatore rete nazionale Punti Impresa Digitale – PID – Camere di Commercio).
L’analisi
La discussione è iniziata con alcuni cenni d’analisi sul tessuto economico italiano caratterizzato da una predominanza di piccole e medie imprese. Nonostante siano oltre 700 mila le aziende formate e informate sulla digitalizzazione all’interno del Piano Industria 4.0, e nonostante diverse di queste stiano gradualmente adottando tecnologie come stampanti 3D, sonde per l’agricoltura, macchinari per la somministrazione precisa di fitofarmaci (prime avvisaglie, queste ultime, di quel che oggi è la transizione ecologica in atto), si riscontra ancora una percentuale eccessivamente bassa di Pmi con un’alfabetizzazione digitale avanzata, evidenziando un’importante area di miglioramento.
Unioncamere
Andrea Prete – Presidente di Unioncamere – ha sottolineato inoltre l’importanza del nuovo Piano capace di mettere a sistema il precedente 4.0 con un necessario efficientamento delle risorse energetiche, grande obiettivo e sfida europea per imprese e politiche industriali. Sfida che in Italia, sempre a detta di Prete, si scontra con una grave carenza di competenze e con un alto rischio demografico che, a cascata, va a incidere negativamente sul Pil del paese. La chiave potrebbe dunque essere una doppia transizione che vede protagoniste, accanto all’Intelligenza Artificiale (IA), l’implementazione delle fonti rinnovabili e la creazione di Comunità energetiche.
L’importanza dell’Intelligenza Artificiale è stata sottolineata in diversi e importanti interventi come quello di Fabio Tamburini, il quale ha evidenziato quanto i Data center utilizzati per l’IA siano altamente energivori sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità energetica. Ciononostante il Piano Transizione 5.0 mira a coniugare la digitalizzazione con l’efficientamento energetico in una combinazione che rende l’Italia all’avanguardia rispetto agli altri Paesi europei in quanto la declinazione italiana coinvolgerà tutti i settori produttivi, compresi quelli ad alta intensità energetica come l’industria del vetro, della ceramica e della siderurgia pur nel rispetto del principio DNSH.
Il Mimit
Adolfo Urso – Ministro delle Imprese e del Made in Italy – ha annunciato come primissima battuta del suo intervento che il provvedimento relativo alla Transizione 5.0 è stato trasmesso alla Corte dei Conti e sarà presto operativo. “L’anno scorso”, le parole di Urso, “avevamo già un Piano Transizione 5.0 ma servivano risorse. Oggi abbiamo la sicurezza di 13 miliardi di euro grazie anche alla riprogrammazioni dei fondi nel PNRR”. Soprattutto Urso ha sottolineato i quattro punti cardine che rappresentano obiettivi e novità rispetto al Piano precedente: coniugare in un’unica misura (caso unico in Europa) le due transizioni digitale e ambientale, il fatto che il provvedimento riguarderà tutti i settori produttivi e tutte le tipologie di impresa, l’importanza data alla formazione delle competenze e le risorse messe sul tavolo per incentivare imprese produttive europee e italiane al fine di accrescere produttività nella tecnologia digitale e green “nella convinzione che questo faccia dell’Italia un importante polo produttivo all’avanguardia. Già oggi riscontriamo 9 miliardi di investimenti nella microelettronica solo nel 2024”.
Urso ha ribadito più volte che il Piano Industria 4.0 era innovazione digitale mentre il Piano Transizione 5.0, usando IA, meccanica quantistica e cyber security, unisce sostenibilità, apertura a tutte le imprese, formazione e incentivo alla produzione. Una visione di politica industriale completa sia in Italia sia in Europa.
“Ripartire dall’Industria”, ha affermato sempre Urso, “stiamo implementando produzione di tecnologia green, diversificazione energetica (gassificatori, rete elettrica) ben consapevoli che idroelettrico, fotovoltaico ed eolico sono centrali ma non bastano a garantire sostenibilità e competitività del Paese. Per questo motivo abbiamo riaperto al nucleare di terza e quarta generazione”. Le parole chiave della ripartenza, sempre secondo Urso, sono: energia, siderurgia e difesa per lo sviluppo del paese.
I tecnici
Importante aspetto sottolineato da Calabrò è la chiusura degli investimenti entro dicembre 2025 (al netto di oneri documentali possibili nel bimestre successivo), mentre per gli impianti energetici il termine diventa il termine dei lavori compresa la connessione alla rete, dando quindi più respiro alle imprese. Oltre a questo la retroattività della misura: tutti gli investimenti avviati dopo il primo gennaio 2024 saranno infatti agevolabili.
Il focus restano i progetti di innovazione sulla base di un investimento trainante. Per poter accedere le imprese dovranno obbligatoriamente acquistare beni strumentali riconducibili agli allegati A e B del piano 4.0., non essendoci di fatto differenze e trovando conferma anche nel Piano 5.0., con l’aggiunta di software gestionali agevolabili solo se acquistati congiuntamente a un software che monitora i consumi energetici. La riduzione di consumo deve essere del 5% nel processo o del 3% se in relazione all’intera unità produttiva. La riduzione, certificata da soggetti specifici prevede anche un extra bonus di 10 mila euro alle piccole e medie imprese.
Si è presentato poi il nuovo Credito d’Imposta che, coordinato da Mimit e GSE con l’Agenzia delle Entrate, a fronte di un importante impatto documentale (comunicazione ex ante, intermedia e post ante), prevede che tutti i beni abbiano eguale gerarchia e importanza a differenza del precedente Credito d’Imposta.
Il digitale
Antonio Romeo – Coordinatore rete nazionale Punti Impresa Digitale – PID – Camere di Commercio – ha evidenziato infine che attualmente solo il 53% delle imprese italiane ha un livello di maturità digitale base, mentre solo il 15% raggiunge un livello avanzato. Ha inoltre ribadito l’importanza del Piano Transizione 5.0 non solo come piano di investimento ma come una visione strategica di innovazione con un focus sulla sostenibilità energetica e la digitalizzazione che coinvolge beni strumentali materiali e immateriali, strumentali e tecnologicamente avanzati, attività di formazione, beni per autoproduzione e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.
La diretta si è conclusa con un messaggio di ottimismo per il futuro dell’industria italiana enfatizzando il ruolo cruciale delle Pmi nella transizione verso un’economia più sostenibile e digitalizzata. Il sito PID è stato indicato come punto di riferimento per le imprese che cercano supporto in questo percorso.
