La nuova regolamentazione europea sposta l’asse della competitività dal prodotto fisico alla sua identità digitale. Dal passaporto elettronico dei beni alla strategia Farm to Fork, il settore vitivinicolo e alimentare entra nell’epoca della tracciabilità integrale.
La nuova frontiera del vino europeo non è solo agronomica o enologica, ma anche digitale e informativa.
Dal terroir al bit la nuova regolamentazione europea sta riscrivendo le regole della competitività e della trasparenza, imponendo alle imprese del settore un cambio di paradigma in cui la sostenibilità deve essere misurabile, verificabile e comunicabile.
Tra il 2025 e il 2030 la filiera agroalimentare europea, e in particolare quella del vino, sarà chiamata a misurarsi con una trasformazione che va ben oltre l’innovazione tecnologica. L’Unione Europea sta infatti ridisegnando le regole del gioco attraverso due grandi direttrici che convergono su un obiettivo comune: rendere il sistema produttivo più sostenibile, trasparente e competitivo. Da una parte troviamo il Regolamento (UE) 2024/1781, noto come Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), che introduce il concetto di Digital Product Passport (DPP). Dall’altra, la Farm to Fork Strategy, cuore del Green Deal europeo, oggi evoluta nella nuova Vision for Agriculture and Food 2025, rilancia il ruolo dell’agricoltura e della trasformazione agroalimentare come motori di innovazione e redditività.
In questo contesto, il vino – simbolo di identità territoriale, cultura e qualità – entra in una dimensione inedita, in cui la tracciabilità digitale diventa parte integrante della sua autenticità.
Il Digital Product Passport (DPP) e i suoi effetti sulla filiera
Il Regolamento (UE) 2024/1781 – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 28 giugno 2024 ed entrato in vigore il 18 luglio – rappresenta un punto di svolta nella politica industriale europea. La norma estende i requisiti di progettazione ecocompatibile a quasi tutti i prodotti fisici immessi sul mercato, con l’eccezione di alimenti, mangimi e medicinali. Tuttavia, i suoi effetti si faranno sentire anche nel comparto agroalimentare, perché la filiera del vino e del food è composta da una molteplicità di elementi materiali e processi produttivi che concorrono alla sostenibilità complessiva del prodotto finale: bottiglie, tappi, capsule, etichette, imballaggi, sistemi di refrigerazione, macchinari e veicoli. Tutti questi componenti rientrano nel perimetro della nuova regolamentazione e saranno progressivamente soggetti agli atti delegati che la Commissione adotterà nei prossimi anni. Si tratta di un processo graduale ma irreversibile, destinato a ridefinire i parametri di sostenibilità della produzione agroalimentare europea.
Al centro c’è il nuovo sistema, il Digital Product Passport (DPP), un vero e proprio “passaporto digitale” che accompagnerà ogni prodotto lungo il suo ciclo di vita. Il DPP raccoglie informazioni sulla composizione dei materiali, sull’origine delle materie prime, sulla riparabilità, sulla durata, sull’impatto ambientale e sulla gestione del fine vita. Ogni passaporto sarà accessibile tramite un identificatore univoco, come un QR code o un tag RFID. Questi codici saranno collegati a un database interoperabile che conterrà le informazioni essenziali sul prodotto.
Secondo la Commissione Europea, nella comunicazione “Sustainable products: making sustainable products the norm” (DG GROW, 2024), il DPP costituirà la base di una “infrastruttura di fiducia” per la tracciabilità, la rendicontazione ESG e gli appalti pubblici verdi, rendendo accessibili dati certificati sulla sostenibilità dei beni.
Impatto diretto sul settore vitivinicolo
Anche se l’ESPR non regola direttamente i prodotti alimentari, le sue norme avranno un impatto concreto sul mondo del vino, poiché coinvolgono gli imballaggi, le attrezzature di cantina e tutti i materiali che accompagnano il prodotto lungo la filiera. Gli imballaggi primari e secondari – bottiglie di vetro, tappi, scatole, film di trasporto – dovranno essere progettati in conformità ai nuovi criteri di ecodesign, con tracciabilità digitale dei materiali e percentuali di contenuto riciclato coerenti con il Regolamento (UE) 2024/1782 sugli imballaggi (Packaging and Packaging Waste Regulation).
Allo stesso modo, le attrezzature di cantina come pompe, compressori, serbatoi termo-condizionati, sistemi di refrigerazione e mezzi elettrici aziendali dovranno rispettare requisiti di durabilità, riparabilità e disponibilità dei dati di manutenzione. Il Working Plan 2025–2030 della Commissione, ancora in via di definizione, individua come prioritarie le catene del packaging, del vetro e dei prodotti “energy-related”, settori che toccano direttamente la produzione vitivinicola.
Per le aziende, questo implica la necessità di programmare fin d’ora investimenti coerenti con i futuri requisiti normativi, orientando acquisti e innovazioni verso soluzioni conformi ai principi del DPP: acquistare macchinari e materiali già “DPP-ready” diventa una scelta strategica e lungimirante, capace di coniugare sostenibilità ambientale e vantaggio competitivo.
L’evoluzione della strategia Farm to Fork
Sul versante agricolo e alimentare, la Farm to Fork Strategy, presentata nel 2020 (COM(2020) 381 final), resta la cornice di riferimento per la sostenibilità del sistema agroalimentare europeo. Nel febbraio 2025 la Commissione ha poi pubblicato la Vision for Agriculture and Food (COM(2025) 75 final), un documento che segna un’evoluzione significativa: la sostenibilità non è più soltanto un obiettivo ambientale, ma una leva di competitività economica.
La nuova visione promuove semplificazione, innovazione e digitalizzazione delle filiere, definendo la “interoperabilità dei dati” come nuova infrastruttura della competitività agricola (DG AGRI, 2025). Per le imprese del vino e del food, questo si traduce nella necessità di gestire i flussi informativi aziendali con strumenti integrati, interoperabili e capaci di valorizzare l’intero ciclo di vita del prodotto, dai dati agronomici alle pratiche di cantina, dagli imballaggi alla logistica.
Il connubio tra il Digital Product Passport e la Farm to Fork Strategy segna la transizione da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità dimostrabile attraverso i dati. Le imprese che sapranno strutturare sistemi di raccolta, analisi e gestione delle informazioni potranno beneficiare non solo di una maggiore efficienza interna, ma anche di vantaggi commerciali tangibili: punteggi più alti negli appalti pubblici verdi, maggiore accesso ai mercati esteri e riconoscibilità nei confronti della grande distribuzione.
Etichettatura elettronica e prospettive future
Nel caso del vino, questa transizione si intreccia con l’etichettatura elettronica introdotta dal Regolamento (UE) 2021/2117, applicabile dal dicembre 2023, che consente di fornire ingredienti e valori nutrizionali tramite QR code. L’e-label rappresenta così un primo passo verso la logica del passaporto digitale: un sistema in cui il prodotto racconta sé stesso, fornendo in tempo reale le informazioni che ne certificano l’origine, la sostenibilità e la qualità.
La fase di implementazione non sarà priva di complessità operative e organizzative. Gli atti delegati che definiranno i dataset obbligatori saranno adottati gradualmente tra il 2026 e il 2030 e la qualità dei dati dipenderà dalla capacità di cooperazione lungo l’intera catena di fornitura. Le imprese dovranno stringere accordi di condivisione dei dati, stabilire ruoli e responsabilità, definire protocolli di sicurezza e garantire la protezione delle informazioni raccolte. Tuttavia, la sfida più grande coincide con l’opportunità più interessante: passare da un’economia del prodotto a un’economia dell’informazione, in cui la tracciabilità diventa valore e la sostenibilità si trasforma in vantaggio competitivo.
Il dato come nuovo terroir
La nuova regolamentazione europea sposta il baricentro della competizione dal prodotto fisico alla sua rappresentazione digitale. Il vino, emblema del Made in Italy, non dovrà più essere soltanto buono e autentico ma anche documentato, tracciato e verificabile. Le filiere che sapranno anticipare questo cambiamento, investendo in sistemi di interoperabilità e in una governance dei dati moderna e condivisa, saranno le prime a trasformare la conformità normativa in valore aggiunto.
In un’Europa che misura la qualità anche attraverso la trasparenza digitale, il dato diventa il nuovo terroir.
Raccontarlo bene sarà la chiave per restare competitivi.
