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La SNAI alla prova dei fatti

Marco Bartolelli

Marco Bartolelli

economista e consulente senior attivo nei campi dell’economia sociale e circolare, della sostenibilità e dello sviluppo territoriale. Si occupa di progettazione strategica, fondi europei, innovazione organizzativa e valorizzazione dei territori, con particolare attenzione ai temi dell’agricoltura, dell’ambiente, della cultura e della governance dei sistemi complessi. È Vice Direttore del Dipartimento Management, Finanza Sostenibile ed economia circolare del Consorzio Universitario Humanitas
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Strategia nazionale per le aree interne: dall’intuizione del 2013 a una politica pubblica stabile

Nel 2013 l’Italia ha varato la Strategia nazionale per le aree interne (SNAI), introducendo un nuovo criterio per definire la marginalità dei territori: la fruibilità reale di servizi essenziali – scuola, sanità, mobilità – più che la distanza dai centri urbani. Ne è nata una lettura che tiene insieme fenomeni prima osservati separatamente – spopolamento, ritiro dei servizi, fragilità economica, abbandono del patrimonio, dissesto idrogeologico, affanno amministrativo dei piccoli Comuni – dentro un unico processo cumulativo e autoalimentato.

A oltre dieci anni di distanza, l’impianto teorico della SNAI regge ancora bene alla prova del tempo. Il primo ciclo di attuazione, però, ha mostrato quanto sia complicato trasformare una strategia territoriale in interventi realizzati nei tempi previsti.

Una politica costruita intorno ai luoghi

Il documento fondativo del 2013 traduce questo criterio in una misura operativa per selezionare le aree interne. Dimensione demografica, montanità e debolezza economica restano fattori rilevanti, ma si leggono dentro questa cornice più ampia – quella dell’accessibilità e delle condizioni di cittadinanza. È un processo storico e cumulativo, che ha eroso nel tempo servizi e popolazione insieme, lasciando comunque a queste aree un capitale naturale, culturale, produttivo e sociale capace di alimentare nuove traiettorie di sviluppo.

L’obiettivo demografico resta il punto d’arrivo della Strategia: che le persone restino, tornino o scelgano di trasferirsi dipende dalla qualità complessiva del territorio – lavoro, servizi, relazioni, casa, mobilità, prospettive personali. La demografia è il risultato di molte politiche messe insieme, e un territorio che trattiene le persone dimostra di aver costruito condizioni reali per viverci.

Servizi di cittadinanza e sviluppo locale

Su questa cornice si innestano le due leve operative della SNAI: i servizi di cittadinanza – salute, istruzione, mobilità, connettività – che garantiscono l’abitabilità, e lo sviluppo locale, cioè la valorizzazione di agricoltura, turismo sostenibile, patrimonio culturale, artigianato, energie rinnovabili e risorse naturali. Le due leve si sostengono a vicenda: un’iniziativa economica produce poco se i servizi sono fragili, mentre i servizi reggono meglio quando il sistema locale genera lavoro, reddito e domanda.

La SNAI costruisce questo equilibrio attraverso strategie territoriali integrate, definite da gruppi di Comuni e sostenute da risorse nazionali, regionali ed europee: lo Stato finanzia soprattutto i servizi, le Regioni e i programmi europei intervengono sullo sviluppo, le aree-progetto stabiliscono priorità e soggetti attuatori. L’Accordo di programma quadro traduce tutto in impegni concreti – interventi, tempi, responsabilità, fonti finanziarie – e la gestione associata tra Comuni permette di affrontare servizi e progetti su una scala superiore alle possibilità del singolo ente.

Il primo ciclo: una sperimentazione diventata politica pubblica

Tra il 2014 e il 2020 sono state selezionate 72 aree-progetto, per circa 1.060 Comuni: tutte hanno firmato l’Accordo di programma quadro. La componente nazionale ha messo a disposizione 281,18 milioni di euro, destinati soprattutto ai servizi essenziali; a questi si sono aggiunti fondi europei e regionali per lo sviluppo locale. L’analisi Eutalia-CNEL ha ricostruito, sui 72 accordi, un volume programmato di circa 1,14 miliardi di euro: oltre il 62% da fondi strutturali europei, circa il 24% da risorse nazionali delle leggi di stabilità, il resto dal Fondo per lo sviluppo e la coesione e da altre fonti pubbliche e private. Circa il 43% è andato ai servizi alla persona – mobilità, istruzione, salute – e il 57% allo sviluppo locale, con proporzioni variabili da un’area all’altra.

Sul piano istituzionale il primo ciclo ha funzionato: ha spinto i Comuni ad aggregarsi, ha costruito strategie integrate, ha portato allo stesso tavolo amministrazioni centrali, Regioni, enti locali, imprese e organizzazioni del territorio. Il passaggio più difficile è arrivato dopo: dalla progettazione alla realizzazione.

I tempi dell’attuazione

I dati OpenCoesione aggiornati al 31 ottobre 2024 coprono 2.090 progetti relativi a 67 delle 72 aree del ciclo 2014-2020. Nel campione, 518 progetti – il 24,78% – risultavano in esecuzione oltre la scadenza prevista, e altri 384 – il 18,37% – non erano ancora partiti: insieme, il 43,15% degli interventi. A questi si aggiungono 391 progetti, il 18,71%, completati ma fuori tempo massimo.

Sono numeri che raccontano una distanza reale tra strategia scritta e interventi realizzati. Le ragioni stanno in: istruttorie lunghe, accordi complessi, fonti finanziarie molteplici, procedure che cambiano in corso d’opera, difficoltà negli affidamenti, personale qualificato che spesso manca. Non tutti i territori arrancano sugli stessi punti: alcune aree faticano già in avvio, altre si bloccano sulla gestione finanziaria o sulla chiusura degli interventi – una varietà che chiede un’assistenza tecnica calibrata caso per caso.

La capacità amministrativa come parte della strategia

Le aree selezionate dalla SNAI sono quasi per definizione quelle con Comuni dagli organici più ridotti e minore disponibilità di competenze specialistiche. Sono proprio questi enti a dover coordinare strategie plurifondo, partenariati articolati e interventi che attraversano settori diversi: si chiede la massima capacità amministrativa a chi ne ha meno. Per questo dovrebbe entrare nella diagnosi iniziale con lo stesso peso delle altre variabili territoriali – qualità organizzativa, personale disponibile, gestione finanziaria, esperienza negli affidamenti, relazioni tra Comuni, capacità di monitoraggio.

L’assistenza tecnica funziona meglio quando accompagna l’intero ciclo del progetto, dalla preparazione della strategia alla valutazione finale, intercettando le difficoltà prima che diventino ritardi strutturali. L’analisi Eutalia-CNEL indica alcune priorità per il nuovo ciclo: soggetti capofila più forti, procedure più stabili, cronoprogrammi realistici, responsabilità chiare, sistemi di monitoraggio accessibili, fonti finanziarie integrate, e un coinvolgimento di imprese, parti sociali, terzo settore e comunità che prosegua oltre la consultazione iniziale.

Il nuovo ciclo e la stabilizzazione della Strategia

La programmazione 2021-2027 amplia il perimetro della SNAI: 124 aree, 1.904 Comuni, circa 4,57 milioni di abitanti, tra 56 aree nuove, 37 confermate dal primo ciclo, 30 riperimetrate e il progetto speciale Isole minori. Tra le 56 nuove aree, 43 ricevono una quota nazionale di 4 milioni di euro ciascuna, le restanti 13 sono sostenute dalla programmazione regionale; a questo si aggiungono le risorse per la continuità delle 72 aree precedenti, per l’assistenza tecnica e per il progetto Isole minori.

Il passaggio istituzionale chiave porta la data del decreto-legge n. 124 del 2023, che ha istituito la Cabina di regia per lo sviluppo delle aree interne e previsto il Piano strategico nazionale delle aree interne. Il PSNAI 2021-2027, approvato in versione finale il 31 luglio 2025, dà alla Strategia una cornice più stabile: conferma l’integrazione tra servizi e sviluppo locale, mantiene l’impostazione intercomunale e place-based, rafforza il peso della capacità amministrativa, organizza il monitoraggio con strumenti nazionali.

L’agenda si è allargata a transizione digitale ed ecologica, resilienza climatica, welfare, abitabilità, innovazione sociale, e il tema della permanenza trova ora un nome più preciso, il “diritto a restare”. La Strategia ha ormai superato la fase sperimentale legata alle aree prototipo, assumendo la forma di una politica nazionale strutturata – resta da vedere se questa stabilità si tradurrà in attenzione reale alle differenze tra i territori.

La situazione nel 2026

L’ultimo aggiornamento risale alla riunione della Cabina di regia del 14 aprile 2026, che ha approvato 22 strategie d’area sulle 43 nuove aree con quota nazionale; le altre erano ancora in istruttoria. Nello stesso periodo, una parte consistente delle risorse del ciclo 2014-2020 restava da impegnare o spendere: la SNAI gestisce quindi due processi insieme, avviare le nuove strategie e recuperare l’attuazione precedente.

Per questo il 2026 è un anno decisivo. Il nuovo assetto di governance deve dimostrare sul campo di saper accorciare i tempi, sostenere i territori, coordinare risorse che arrivano da programmi diversi – tenendo insieme servizi sociali, viabilità, sanità di prossimità, prevenzione sismica, sviluppo economico e programmi regionali dentro traiettorie territoriali coerenti.

Dalla spesa ai risultati

Valutare la SNAI richiede indicatori capaci di leggere i cambiamenti reali nei territori, insieme all’avanzamento della spesa. Numero di progetti e risorse impegnate restano dati necessari, ma raccontano solo una parte: la qualità della Strategia si misura nell’accessibilità dei servizi, nella tenuta delle scuole, nella mobilità, nella sanità di prossimità, nell’occupazione, nella nascita e permanenza delle imprese, nella cura del patrimonio, nella solidità delle amministrazioni locali.

La demografia resta l’indicatore più ampio, e il più difficile da leggere nel breve periodo: lo spopolamento è un processo lento, che chiede politiche altrettanto continuative, ma la scelta di restare, tornare o trasferirsi resta la verifica più concreta di quanto un territorio sia credibile agli occhi di chi ci vive.

La SNAI ha già cambiato il linguaggio delle politiche territoriali italiane: ha legato i diritti di cittadinanza allo sviluppo locale, ha riconosciuto le aree interne come componente strategica del Paese. Manca il passaggio più impegnativo: trasformare un metodo, per quanto buono, in una capacità ordinaria di governo, fatta di strutture tecniche stabili, cooperazione intercomunale reale, politiche settoriali coordinate e valutazione seria dei risultati. La prova della SNAI si gioca oggi nei territori: nella qualità concreta dei servizi e nella capacità delle comunità di costruire, con quello che hanno, nuove prospettive di vita.

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