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Quanto abbiamo da imparare. E soprattutto Quanti

Francesco Cascino

Francesco Cascino

Dopo essere stato Human Resources Manager dal 1990 al 1999 in tre multinazionali, dal 2000 si occupa di Art Consulting. Ha fondato Art Thinking Project ETS, community internazionale che si occupa di cercare soluzioni inedite per imprese e istituzioni, progettazione e rigenerazione urbana, sviluppo territoriale, comunicazione culturale. E' Responsabile del Centro Studi “Culturability" e del servizio alle imprese "Disruptive Culture for Economy" di SEF Consulting. Responsabile del Dossier di Candidatura Mirabella2028
Ars Electronica Center (Linz - AU)
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Scienza, Arte, Impresa e Diritto sono caratterizzati da una radice filosofica e neurobiologica unica: cambiano il mondo, la percezione, il punto di vista, la misura e le relazioni.

La scintilla immaginifica di chi è impegnato in queste discipline crea processi, prodotti, valori e valenze che prima non c’erano ma che hanno senso, quando ce l’hanno. Questa del senso è la differenza che c’è, ad esempio, tra fantasia fine a sé stessa e cultura, arte, dispositivi di ricerca che stupiscono perché scoprono nuove verità; inedite, invisibili ma vitali. Niente a che vedere con la meraviglia, i tramonti o i delfini, e niente da dividere con la bellezza o, almeno, non con la traduzione di bellezza a cui la moda effimera ci ha costretti oggi, creando canoni che non hanno la stessa misura delle geometrie auree di cui siamo fatti e di cui è fatto il mondo. Il mondo è fatto della stessa materia dell’arte, diceva Dostoevskij, che non ha mai detto “la bellezza salverà il mondo”;  quello è colpa dei traduttori preoccupati che la gente non fosse abbastanza raffinata da comprendere una metafora così alta e fondante. Persino l’arte concettuale crea stupore generando nuove immagini nella mente del percettore. Tutta l’arte è visiva, dalla letteratura al teatro, dalla danza alla pittura, a patto di produrre esperienza emotivo sensoriale inedita e informante. La mente ragiona per immagini, suoni e profumi, non per parole, a meno che non siano quelle di un poeta; Dante Alighieri ha infuso più senso di Nazione con la sua poesia di quanto abbiano fatto milioni di politicanti con delibere e procedure noiose e senza eros. L’Italia è solo merito suo, anche perché la Nazione è una realtà autentica, e viene dalla poesia; il paese è una nozione geografica senza linfa vitale.

Guardatevi intorno, soprattutto se vivete nella natura o nelle città d’arte, e attivate la ghiandola pineale, il terzo occhio, quello che vede ben oltre quello che si sta guardando: vedrete l’eros, l’enigma, l’energia ma non vedrete bellezza. Cosa c’è di bello nei canali di Venezia? Il mistero. Cosa c’è di bello nei Sassi di Matera? La forma uterina che risuona con i nostri organi, non a caso concepiti e cresciuti nell’utero. Stiamo guardando semplici agglomerati di pietre ma stiamo vedendo e sentendo noi stessi, le nostre geometrie auree, l’armonia matematica di cui siamo fatti.

La dannazione dell’instagrammabilità della bellezza porta vantaggi solo ai venditori di nulla ma avvelena la nostra intelligenza emotiva; i canoni cosmetici dei magazine di moda sporcano la nostra capacità di sentire l’estetica, e a questo disastro c’è un solo rimedio: l’arte di qualità, quella titolata e certificata da curatori ed esperti che hanno da mostrare e dimostrare risultati su sinapsi e processi, memoria e luoghi, visione e condivisione. Risultati, come fanno la scienza, il diritto e l’impresa, né più né meno. Questione di metodo, non di merito, perché linguaggi e prodotti sono diversi ma l’approccio art thinking oriented è identico. Meglio dargli arte di qualità, visto che la mente su nutre di immagini. Se le dai da mangiare la fuffa di Instagram e di Tok Tok o, peggio, quella della TV, la mente semplicemente rallenta le sue sinapsi, si diventa follower invece che restare e crescere leader.

Esiste un’arte da parete e un’arte da processo (io mi occupo di entrambe, ad esempio, e non mostro il curriculum ma il track record, cioè visioni, previsioni e predizioni che si sono trasformate in realtà, vantaggi privati o pubblici, creazione di valore tangibile e di-mostrabile).

Il 30 settembre 2025, all’Università Europea di Roma, presso l’Ateneo Pontificio, Alessia Panella, un’avvocatessa e giurista dedita all’art thinking ante litteram, ha organizzato un pomeriggio di straordinario apprendimento chiamando esperte ed esperti dal CERN di Ginevra e dal CNR di Pozzuoli per raccontare le evoluzioni dei Quanti e di come questi elementi, che innervano la fisica dell’universo, stiano entrando nella strumentazione digitale, nei computer e soprattutto nell’intelligenza artificiale a velocizzare enormemente processi e tecnologia.

Ho ascoltato con enorme interesse le riflessioni di Enrica Porcari, CIO del CERN di Ginevra, la quale parte da assunti che noi di Art Thinking Project mettiamo in pratica da 25 anni: senza cultura, senza arte che dà forma all’invisibile né umanesimo ed empatia coinvolgente, non ci può essere vero benessere diffuso derivante dalla tecnologia.

E se lo dice lei.

Il CERN innerva ogni suo processo di Residenze e Laboratori d’artista ormai da anni, li inserisce nei programmi di ricerca e sperimentazione e ha ottenuto risultati straordinari; è l’organismo e l’esempio di armonizzazione e superamento delle categorie stagne del ‘900 che tutti gli art thinkers amano, insieme all’Ars Electronica Center di Linz, dove le scoperte scientifiche vengono raccontate alla maniera degli artisti e dagli artisti, con mostre, performance e installazioni fisicamente interattive, in modo che il linguaggio scientifico diventa fruibile per chiunque e la ricerca diventa nostra alleata.


Davvero una gioia e un’emozione in_formativa immensa, compreso il piacere di poter dire due parole sul valore neuronale dell’art thinking con cui lavoriamo da anni producendo risultati e benefici per imprese e istituzioni, e interloquire con persone di altissimo valore, comprese giuriste e giuristi che, come dico da sempre, sono artisti del punto di vista sulle relazioni: senza di loro resteremmo tutti con le nostre convinzioni e, come quando si sopravvive senza arte di vivere, resteremmo intrappolati nelle convenzioni.


Quanto abbiamo da scoprire. E soprattutto Quanti.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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