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Quando l’energia e la condivisione nascono dal basso

Sara Capuzzo

Si chiama ènostra ed è la prima cooperativa energetica in Italia che fornisce ai soci energia da fonti rinnovabili puntando su partecipazione e condivisione. Lo racconta la presidente Sara Capuzzo.

 

di Andrea Ballocchi

 

La transizione energetica si sta facendo strada. A contribuire alla sua crescita è la generazione distribuita che dipende non solo dai grandi parchi eolici o fotovoltaici, ma dalla produzione dei piccoli produttori-consumatori, i cosiddetti prosumer. Da qualche anno si stanno facendo strada (lentamente) le comunità energetiche e l’autoconsumo diffuso. C’è chi da tempo ha scelto di puntare su questo modo di produrre energia, convinta che creare occasioni di partecipazione e coinvolgimento dei singoli e delle reti sociali a favore della transizione energetica dal basso possa costituire il vero valore aggiunto. Si chiama ènostra, è la prima cooperativa energetica in Italia che produce e fornisce ai soci energia sostenibile, etica, 100% rinnovabile, attraverso un modello di partecipazione e condivisione senza fini di lucro.

Si tratta di un fornitore elettrico cooperativo che vende ai propri soci solo energia elettrica generata da impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici con garanzia d’origine. Acquista energia unicamente da imprese e impianti sostenibili, prediligendo realtà di produzione legate alle comunità locali. Il suo fine è contribuire alla transizione energetica, ma non fine a se stessa: intende puntare su un modello che porti alla consapevolezza su cosa significhi produrre energia e farlo in modo collettivo.

Nata ufficialmente come startup nel 2014 da tre realtà fondatrici quali Avanzi, Retenergie ed EnergoClub, si propone di favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla transizione energetica. Oggi conta oltre 11.653 soci e uno staff di 33 persone di cui 22 dipendenti: la presidente è Sara Capuzzo. A lei chiediamo come operi ènostra, quali opportunità crei anche per il Terzo settore, su quali finanziamenti faccia conto e quale impatto positivo possa avere su realtà quali i borghi e su realtà minori, specie nel Sud Italia.

 

Che cos’è ènostra e quali sono i presupposti alla base della sua nascita?

«Ènostra è una cooperativa energetica, nasce nel 2014 in un contesto di realtà internazionale quale risultato di un progetto europeo che aveva l’obiettivo di far nascere ed evolvere modelli concreti di transizione energetica dal basso, iniziative che partissero dai territori e dai cittadini. All’inizio era una cooperativa di utenza, poi ha deciso di fondersi con uno dei fondatori, Retenergie, nata invece come cooperativa di produzione. Così si è chiuso il cerchio, cioè riuscire non solo ad acquistare energia rinnovabile selezionata e per poi rivenderla ai soci, ma anche produrla realizzando impianti collettivi, realizzati grazie alla partecipazione dei soci sovventori che versano una quota di capitale in fondi dedicati appunto alla nuova produzione. Grazie a questa partecipazione, essi accedono a una tariffa a prezzo fisso che è sganciata dal mercato delle fonti fossili. Ha un valore fisso aggiornato annualmente in funzione di come va il parco impianti ènostra. In questo modo nel “biennium horribilis” che abbiamo vissuto, chi ha operato questa scelta ha beneficiato di un notevole risparmio economico. Tuttavia l’obiettivo del modello non è proporre la migliore tariffa sul mercato, ma poter partecipare a un mercato sganciato dalle fluttuazioni del prezzo. Il risultato di quanto avvenuto in questi due anni è stata la dimostrazione concreta di un modello che effettivamente funziona».

 

Quello di ènostra è assimilabile al concetto di mercato tutelato?

«Direi che è molto meglio. Il mercato tutelato comunque oscilla in funzione di come varia il prezzo unico nazionale (Pun), l’indicatore del prezzo all’ingrosso dell’energia scambiata fra produttori e fornitori sul mercato nazionale, il cui valore da tempo viene regolato mensilmente proprio per adeguarsi ai cambiamenti repentini del mercato. Il mercato tutelato offre una tariffa variabile soggetta alle oscillazioni. Per questo abbiamo attirato un forte interesse, anche dei media, sul nostro modello, concreto e parallelo, se vogliamo, a quello delle comunità energetiche. La tariffa a prezzo fisso è il modello che abbiamo concretizzato, a partire dal 2018, legata agli impianti. Inizialmente, come cooperativa di utenza, fornivamo solo utenti domestici. Successivamente abbiamo cominciato a rifornire anche piccole e medie imprese, dedicando una tariffa più conveniente al Terzo settore. Vogliamo così proporre un modello attento al consumo consapevole, all’attivismo dal basso e che all’aspetto meramente economico sappia proporre dei valori. La nostra esperienza è stata preziosa nell’attivare le comunità energetiche perché questa capacità di aggregare intorno a un progetto, a un ideale, a situazioni rivelatesi molto vantaggiose si è dimostrata utile nell’affiancare i territori interessati a promuovere un modello di questo tipo».

 

Chi si rivolge a ènostra?

«Coloro che intuiscono e sono per questo interessati al nostro modello, che è mirato a tutelare il più possibile le famiglie, i cittadini e i soggetti del territorio. Il percorso di ricerca è il risultato di una selezione naturale di chi effettivamente decide di avviare un percorso di collaborazione con la nostra cooperativa energetica. Non è casuale che ènostra non abbia mai avuto profili commerciali nel proprio staff. Il nostro percorso di crescita è avvenuto grazie al passaparola, alle partnership con Banca Etica o Radio Popolare, ovvero i nostri partner più importanti. Certo, abbiamo fatto qualche inserzione pubblicitaria. Tuttavia entrare nella nostra cooperativa è una scelta che implica entrare in un’ottica diversa rispetto al rapporto che si è abituati ad avere con il fornitore energetico».

 

A proposito di Terzo settore, quanti soci ci sono?

«A oggi siamo più di 11mila soci, dei quali il 15% composta da imprese. Di queste, molte sono associazioni e cooperative sociali».

 

La vostra cooperativa energetica è divenuta popolare specie dopo la nascita del primo impianto eolico collettivo e condiviso. Ce ne sarà un altro?

«Stiamo realizzando un’altra turbina eolica da 1 MW sempre in provincia di Gubbio, in cima a un altro crinale e i due impianti “si vedono” anche se non sono visibili dalla cittadina umbra. Si tratterà del più grande impianto eolico collettivo d’Italia. È finanziato dai soci di ènostra e sarà in grado di soddisfare il fabbisogno energetico annuo di circa mille famiglie. Grazie alla fiducia dei nostri soci, abbiamo già raccolto 1,4 milioni di euro in 60 giorni. Non ha un impatto paesaggistico accentuato e sorgerà in un sito antropizzato nelle vicinanze di un ripetitore radio e Tv. In questo caso, dato che la normativa sulle comunità energetiche si è evoluta, potremo mettere l’impianto al servizio della comunità energetica locale. Su questo stiamo dialogando con il sindaco che si è detto molto interessato. Si attende però l’uscita del decreto ministeriale definitivo per avere conferma che l’impianto normativo sia quello e non subisca variazioni nell’iter. Se potessimo mettere l’energia a disposizione della comunità locale, genereremmo un beneficio sensibile per chi la condivide. Sarebbe un surplus che andremmo a girare alla popolazione locale. La potenza dell’impianto eolico andrà a sommarsi ai 13 impianti collettivi già attivi della nostra cooperativa, portandola a 2,8 MW, con una produzione annua di circa 4,8 GWh».

 

Avete possibilità di intercettare fondi del Pnrr o altri finanziamenti pubblici?

«Noi affianchiamo i Comuni che vogliono accedere al Pnrr in qualità di consulenti. Quando andiamo a sviluppare le comunità energetiche non realizziamo l’impianto bensì la comunità, seguendo tutto l’iter. In quel caso stiamo seguendo i Comuni che partecipano a bandi regionali, come quelli aperti da Regione Lombardia, Emilia Romagna o Lazio. Nel caso in cui i Comuni ci chiedano di essere supportati, li affianchiamo, ma ènostra non accede alle risorse. In questi casi gli impianti non sono di nostra proprietà, ma della comunità energetica o dell’ente locale».

 

Quali sono i motivi che rendono vincente il vostro modello di partecipazione e di condivisione alla base della produzione energetica?

«Credo, innanzitutto, l’entusiasmo. Quando si parte con questi progetti ne occorre molto. Parlo di ènostra, ma anche di chi nel territorio li attiva, l’ente locale e i funzionari preposti. Quindi più che un requisito tecnico è la forte motivazione che permette di realizzare il progetto, oltre alla condivisione ovviamente di obiettivi e di priorità. I progetti che stiamo portando avanti sono molteplici e diversi tra loro, ma hanno tutti la stessa matrice alla base. Un altro punto forte è la capacità di progettare nel lungo periodo, prevedendo dove si vuole arrivare con le iniziative, che non si limitano al mero risparmio in bolletta o all’obiettivo di combattere la povertà energetica».

 

Che genere di occasione può rivelarsi il modello proposto da ènostra per l’Italia dei piccoli borghi o per il Sud Italia?

«Da tempo lavoriamo molto con il Centro e il Sud Italia. Lì il potenziale è ancora più elevato. Un primo motivo è dato dal senso di comunità fortissimo. Più si va verso il Mezzogiorno e più cresce il senso di comunità, di solidarietà, di volontà di massimizzare i risultati ottenuti, facendo tesoro di quello che si ha. Sono da sempre affascinata da tutto quello che accade al Sud, nei piccoli Comuni, nelle aree cosiddette “fragili”. Ritengo che sia un mondo dal potenziale incredibile. E di esempi ce ne sono diversi a tal proposito. Uno riguarda la cooperativa sociale Terra Felix che intende realizzare una comunità energetica su immobili confiscati alla malavita, a Succivo (Caserta). Ciò aggiunge ulteriore valore. Come ènostra lo stiamo seguendo perché è stato inserito in un progetto europeo il cui obiettivo era affiancare le iniziative che nascevano nelle aree rurali, individuando degli esperti a livello nazionale che potessero dare supporto. In questo senso, siamo stati selezionati».

 

 

 

 

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