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La politica di coesione dell’Unione europea sta attraversando una fase di trasformazione, segnata dalla revisione intermedia della programmazione 2021-2027.
Gli Stati membri hanno deciso di riprogrammare complessivamente 34,6 miliardi di euro per allineare gli investimenti alle nuove priorità dell’Unione, in risposta a un quadro economico e geopolitico profondamente mutato. Non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico, ma di un’evoluzione sostanziale del ruolo della politica di coesione, che si conferma uno strumento dinamico e capace di adattarsi alle esigenze emergenti.
A sottolineare il significato di questo passaggio è stato il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, Raffaele Fitto, che ha dichiarato: «La riassegnazione di 34,6 miliardi di euro ai fondi di coesione è un risultato importante. Si tratta di risorse reali, concrete e immediatamente disponibili per sostenere le nostre priorità. Questo risultato è stato reso possibile grazie al dialogo costante con il Parlamento europeo, il Comitato delle regioni, gli Stati membri e le regioni». Fitto, inoltre, ha commentato: «Volontà, flessibilità e semplificazione sono stati gli elementi chiave di un metodo di successo che ci ha permesso di raggiungere un risultato così importante. Possiamo ora sfruttare questa esperienza per continuare a modernizzare la politica di coesione, garantendo che rimanga uno strumento forte per sostenere la competitività e la coesione territoriale dell’Europa».
Le parole del vicepresidente evidenziano non solo la portata finanziaria dell’intervento, ma anche la risposta politica e istituzionale che ha reso possibile questa riallocazione. Il riferimento al dialogo tra istituzioni europee, Stati membri e livelli regionali mette in luce il carattere collaborativo e articolato della politica di coesione, che resta uno degli elementi distintivi dell’azione dell’Unione europea.
In questo quadro l’Italia si distingue come uno dei Paesi che hanno sfruttato in modo più incisivo la revisione di medio termine. La riprogrammazione ha consentito di riorientare risorse oltre 7 miliardi di euro verso settori strategici puntando sul sostegno alla competitività del sistema produttivo, alla transizione energetica e alla resilienza delle infrastrutture. Nel dettaglio, circa 4,6 miliardi di euro sono stati destinati al rafforzamento della competitività e dell’innovazione, mentre 1,119 miliardi sono stati indirizzati al tema dell’edilizia abitativa. A questi si aggiungono 629 milioni per la gestione delle risorse idriche, 396 milioni per l’energia e circa 248 milioni per ambiti legati alla sicurezza e alla difesa.
La revisione ha, inoltre, coinvolto numerosi programmi operativi, in gran parte gestiti a livello regionale, confermando il ruolo centrale dei territori nell’attuazione delle politiche di coesione.
I principali strumenti della politica di coesione continuano a svolgere un ruolo centrale in questo processo. Il Fondo europeo di sviluppo regionale sostiene gli investimenti in innovazione e sviluppo territoriale, mentre il Fondo di coesione contribuisce al miglioramento delle infrastrutture ambientali e dei trasporti. A questi si affiancano il Just Transition Fund, dedicato alla transizione climatica delle aree più esposte, e il Fondo sociale europeo Plus, che interviene su occupazione, inclusione e competenze. La loro integrazione permette di costruire un’azione coordinata, capace di incidere sia sulla crescita economica sia sulla coesione sociale.
Nel complesso, la revisione intermedia segna un cambio di prospettiva importante. La politica di coesione non è più soltanto uno strumento di riequilibrio tra regioni, ma diventa sempre più un mezzo per affrontare le grandi trasformazioni contemporanee. La flessibilità introdotta consente di reagire con maggiore rapidità alle nuove sfide, mantenendo al tempo stesso una visione di lungo periodo orientata alla riduzione delle disuguaglianze.
Per l’Italia, la capacità di tradurre in interventi concreti le risorse riassegnate sarà determinante per sostenere la crescita, modernizzare il sistema produttivo e ridurre i divari territoriali. In un contesto internazionale complesso, la politica di coesione si conferma determinante per garantire sviluppo, resilienza e coesione, sia a livello europeo sia nazionale.
