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Pizze Roncadin: dal Friuli in tutto il mondo

Le pizze surgelate di Roncadin continuano a conquistare i mercati internazionali della Grande distribuzione organizzata grazie a una sapiente opera di valorizzazione del Made in Italy di alta qualità. Intervista a Dario Roncadin, amministratore delegato dell’azienda friulana.

di Giuseppe Strangolo

Parte nei primi anni Novanta da Meduno, in provincia di Pordenone, l’avventura di Roncadin, uno dei maggiori esportatori italiani di prodotti surgelati di qualità. È qui che Edoardo Roncadin, grazie all’esperienza maturata come pizzaiolo in Germania decenni prima, decide di avviare insieme ai fratelli uno stabilimento innovativo dotato di tecnologie moderne in grado di produrre su larga scala pizze surgelate di alta gamma. Da quel momento la capacità produttiva e le dimensioni aziendali crescono di pari passo fino ad arrivare a sfornare 100 milioni di pizze all’anno, la maggior parte delle quali, circa il 70%, destinate ai mercati esteri. Un volume di produzione mai interrotto, nemmeno nel 2017 quando un vasto incendio devastò gran parte dello stabilimento.
Oggi l’azienda friulana gode di ottima salute, come mostra il bilancio 2021 chiuso con 148,5 milioni di euro di fatturato e una crescita del 6% rispetto all’anno precedente, dando soprattutto impiego a ben 779 addetti e continuando ad assumere. Ma il colosso di Meduno guarda sempre avanti e non smette di essere incuriosito dai nuovi business: ha infatti appena acquisito al 95% Ada Food, azienda specializzata negli impasti freschi alimentari. E soprattutto non smette mai di innovare e pensare al futuro, come ci racconta Dario Roncadin, amministratore delegato dell’azienda friulana.

All’interno di Roncadin avete una potente unit dedicata alla ricerca&sviluppo. Ci può raccontare come riuscite a intercettare i gusti e le abitudini dei consumatori nei vostri Paesi-obiettivo?
«L’unità R&D di Roncadin è sempre attiva nello sviluppare nuove proposte che vanno incontro ai gusti estremamente diversificati dei nostri clienti in tutto il mondo. Basti pensare che negli anni abbiamo sviluppato qualcosa 450 ricette differenti, di cui 150 solo per la salsa di pomodoro e 90 tipi di impasto. Per portare sul mercato prodotti validi e apprezzati è necessario non solo essere sempre al passo con le tendenze alimentari, ma anche lavorare fianco a fianco con i clienti per costruire una proposta personalizzata. E parlo soprattutto di private label e di distributori».

E come si riesce a fare innovazione di prodotto in questo ambito che, diciamolo, è fatto di pochissimi ingredienti?
«Il lavoro sugli ingredienti può andare in due direzioni, e cioè valorizzare le tipicità italiane che attraggono i consumatori che vogliono gustare un prodotto autenticamente Made in Italy, oppure integrare ingredienti familiari per i consumatori di un dato mercato, sempre sulla base di un’attenta selezione dei fornitori. Oltre a questo, si lavora anche sui formati. Ad esempio in molti Paesi esteri hanno successo i formati di grandi dimensioni, perché la pizza è un piatto che tipicamente si condivide. E in alcuni casi si interviene anche sulle modalità di cottura. Per citarle un’altra casistica particolare, in Oriente i forni domestici sono poco diffusi e abbiamo studiato pizze da cuocere in microonde o in padella».

In quali mercati esteri le vostre pizze sono più apprezzate in questi anni?
«L’export rappresenta il 72% del fatturato di Roncadin: esportiamo in 40 Paesi del mondo e i nostri mercati principali sono l’Europa (con Germania e Gran Bretagna in testa) e gli Stati Uniti. Proprio negli Usa abbiamo la linea che sta performando meglio all’estero, in quanto occupa il 28% di quel mercato con un incremento dei volumi del 90% maturati nel 2021. Per il futuro intendiamo rafforzare la nostra presenza in tutti questi mercati con prodotti che rappresentino sempre di più l’eccellenza del Made in Italy. La maggior parte della produzione è dedicata alle private label della Gdo, ma vogliamo dare impulso anche al nostro brand, sia in Europa sia negli Usa, dove un recente caso di successo è stata la pizza a marchio Roncadin venduta da Sam’s Club, catena di club di magazzini al dettaglio per soli membri, di proprietà e gestita da Walmart Inc. Sull’e-commerce del distributore i nostri prodotti sono promossi come simbolo del migliore Made in Italy e risultano “top rated” nelle valutazioni dei clienti».

Come avete affrontato le criticità per accedere ai Paesi esteri?
«Ci siamo concentrati molto sulle fiere internazionali di settore, consolidando la nostra presenza nelle più importanti manifestazioni dedicate al mondo del food e delle marche del distributore. Per farlo abbiamo usufruito del sostegno dell’Ice, l’Istituto per il commercio con l’estero».

E che cosa avete mutuato dall’esperienza di export di altri importanti player della surgelazione?
«Negli anni abbiamo saputo creare tante sinergie e abbiamo condiviso contatti commerciali con altre aziende di prodotti affini, sempre nella categoria “surgelati premium”».

Che cosa consigliereste ad altre aziende alimentari italiane, altamente tecnologiche come la vostra, che desiderano raggiungere i mercati esteri?
«Per raggiungere e presidiare i mercati esteri servono strategie di lungo periodo che tengano conto delle specificità di ogni singolo Paese. Le competenze di alto livello e le capacità di valorizzare i propri punti di forza, che nel caso di Roncadin, risiedono nella qualità delle materie prime utilizzate e nei processi produttivi che consentono di realizzare un prodotto percepito come autentico rappresentante del Made in Italy. Penso inoltre che per essere competitivi occorra anche puntare sulle certificazioni. Nel nostro caso sono la Iso 28000 per la supply chain security, il Brc Global Standard for Food Safety, l’Ifs Food, il Bioagricert, il Vegan, il Msc Environmental Standard for Sustainable Fishing e lo Smeta – Sedex Members Ethical Trade Audit. Ma occorre essere attenti anche alla sostenibilità, un valore che i clienti ricercano sempre di più e che deve essere comunicato e certificato secondo standard internazionali. Proprio per questo alla fine del 2021 abbiamo deciso di diventare società benefit operando in un’ottica di sviluppo sostenibile».


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