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Nft e industria musicale: opportunità o speculazione?

Esplosi nell’ultimo anno, i “non fungible token” sono sempre più utilizzati in campo artistico per certificare l’originalità digitale di un’opera attraverso la tecnologia blockchain.

Di Marianna Iacoviello

 

In un periodo in cui il settore della musica dal vivo ha subito una violenta battuta d’arresto a seguito della pandemia globale, con conseguente crescita delle piattaforme streaming che offrono svariati contenuti musicali a prezzi irrisori, il fenomeno della cryptomusica ha iniziato a prendere piede creando nuovi segmenti di mercato nell’ottica di un riscatto dell’unicità dell’opera e del valore del suo artista, diversificando i flussi di entrata. Nonostante il rapporto tra economia, finanza e cultura stia velocemente cambiando e offrendo nuove prospettive, gli aspetti legali, fiscali e amministrativi al contrario generano forti incertezze sulle reali opportunità della tokenizzazione a causa dell’assenza di una regolamentazione specifica.

Il mercato dei certificati digitali di unicità musicali

Per comprendere a fondo le trasformazioni che la blockchain sta introducendo nel mondo musicale, bisogna partire dalle caratteristiche peculiari di quelli che letteralmente sono definiti “gettoni non fungibili”. Certificati unici, realizzati tramite protocolli informatici (smart contract) che possono essere generati su qualsiasi tipologia di prodotto materiale e immateriale grazie all’utilizzo di un registro decentralizzato di proprietà, non falsificabile. La non intercambiabilità del gettone (token) che viene acquistato lo rende al contempo non divisibile e non frazionabile, attribuendo al possessore una serie di diritti di proprietà liberamente verificabili in rete e non manipolabili. Un vero e proprio marchio di originalità che sta diventando parte integrante dell’industria musicale, e che è particolarmente apprezzato dagli artisti per il rapporto esclusivo che riesce a instaurare con il proprio pubblico, e per la gestione diretta dei proventi delle proprie produzioni con possibilità di ricevere royalties ad ogni vendita senza l’intermediazione di case discografiche e società di collecting. A tal proposito la Siae ha già stretto nel 2019 una partnership con la società Algorand per la nascita di un marketplace di Nft aperto a tutti, scalabile a livello internazionale, e basato su un sistema decentralizzato di gestione metadati. A inizio 2021 è stato creato un database con più di 4 milioni di Nft che rappresentano i diritti di circa 95.000 autori. A livello internazionale invece la Warner Music Group ha avviato una partnership con Genies, compagnia tecnologica che sta trasformando gli artisti in avatar digitali. Un nuovo modo di approcciarsi al mercato e al tempo stesso di tutelarlo. Basti pensare alle potenzialità per le piattaforme di ticketing, e la possibilità di contrastare il fenomeno del secondary ticketing grazie alla certezza della tracciabilità, oltre che il controllo automatizzato sull’opera prodotta che può evitare copie non autorizzate e diffusione di contenuti contraffatti. La band indie Kings of Leon, primo gruppo che a marzo ha venduto un album in forma di Nft, ha lanciato con la medesima modalità dei golden ticket esperienziali, mentre da gennaio sarà disponibile Cryptobat, la collezione di 9.666 Nftbats (pipistrelli) del cantante Ozzy Osbourne che consentirà ai fan di acquistarli e trasformali in MutantBatz per “featuring” con altri token diversi. Tutto ciò a dimostrazione di quanto questi strumenti sono in grado di stimolare una nuova era musicale, sempre più customer-driven.

L’ibridazione e la musica phygital

Il settore dell’intrattenimento dal vivo ha avuto un grande supporto dalla tecnologia che ha consentito di trasportare il pubblico verso una nuova modalità di fruizione che mescola elementi fisici e virtuali, aumentando le potenzialità degli artisti e generando un business con fatturati significativi e specifiche professionalità. È già accaduto in Italia, durante il concerto in mondovisione di All4Climate, che i contributi inviati in real-time dagli spettatori da remoto hanno generato un Nft collettivo. A dicembre 2021 il cantante Achille Lauro ha consentito al pubblico presente al suo concerto di assistere in diretta alla creazione di un quadro in Nft generato dalle pulsazioni del battito cardiaco rilevate durante l’esibizione. Lo stesso è stato poi messo all’asta consentendo di raccogliere oltre 100mila euro per il reparto di cardiochirurgia infantile del Policlinico San Donato di Milano. Tale fenomeno, nato principalmente in ambito profit, sta portando innovazioni interessanti e aprendo nuove strade anche al mondo non profit come ad esempio l’integrazione con gli attuali strumenti di fundraising utilizzati. Ogni cambiamento digitale però rischia facilmente di creare distorsioni e di far nascere nuovi interrogativi rispetto alla definizione di ciò che può essere o meno considerato cultura. Emblematico è il caso della recente nascita della prima band di Nft chiamata Kingship, che ha firmato un contratto con la casa discografica Universal Music Group. Quattro personaggi con sembianze da primati con un costo fino a 3 milioni di dollari, che si trasformeranno in veri e propri artisti virtuali che interagiranno con il mondo reale attraverso token basati su realtà aumentata.

L’incertezza normativa e il rischio di speculazione

La proprietà di un token non si traduce automaticamente in trasferimento del diritto d’autore e acquisizione del diritto di sfruttamento dell’opera. Questo implica che il proprietario di un Nft potrebbe incorrere in responsabilità derivanti da riproduzione non autorizzata dell’opera stessa. La vendita dovrebbe prendere in considerazione ex ante che nell’industria musicale i diritti dell’opera coinvolgono diversi soggetti quali autori, compositori, performer, etichette discografiche e possono anche essere legati a quelli di immagine e sincronizzazione. Sono tanti gli interrogativi aperti sia sul piano fiscale-tributario, e la rilevanza ai fini dell’imposizione fiscale diretta per gli investitori, sia su quello giuridico in generale come l’applicabilità del diritto di recesso o il rispetto della privacy. Nonostante la complessità, ad oggi, non esiste una disciplina giuridica specifica, ma nell’ottica di un mercato globale è essenziale che venga al più presto istituito un organismo internazionale che monitori e regoli l’evoluzione di tale strumento in ambito musicale. Come tutte le tecnologie, il rischio principale è quello di garantire la sicurezza del contenuto e la sua conservazione nel tempo. È necessario inoltre specificare che si parla di unicità ma solo relativamente al prodotto digitale, quindi non garantendo l’originalità dell’opera stessa che risulta priva di certificazioni che possano dimostrarla. Molte opere in Nft sono a disposizione sul mercato a prezzi ragionevoli e non è esclusa la possibilità di speculazioni monetarie, visti i numeri impressionanti sui profitti. È infatti molto recente fa la notizia che l’artista Pak ha venduto 266,445 quote di un Nft per un totale di 91,8 milioni di dollari, diventando così l’opera più costosa di un artista vivente. Quest’innovazione inoltre non va di pari passo con la sostenibilità ambientale in quanto il meccanismo utilizzato per la creazione di Nft presuppone l’impiego di una grande quantità di energia e di numerose strutture sparse nel mondo (server farm), con conseguente aumento di emissioni di gas ad effetto serra. Il fenomeno è comunque talmente recente che non consente di avere dati completi né un orizzonte valutativo sufficiente. Di certo però, a lato dell’incertezza normativa da risolvere che avrà tempi molto più lunghi dell’evoluzione in corso, uno dei problemi che il fenomeno dovrà affrontare sarà imprescindibilmente l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile.

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