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Il Pnrr. Ecco come rilanciare il Paese

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza per un Paese che deve combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza.

di Roberta Morosini

 

La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020 il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9%, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2. L’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria.

La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, presentato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e approvato il 27 aprile dal Parlamento, è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese che deve, come si legge nelle premesse, combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale.

 

In attesa dei decreti attuativi

Il primo dei decreti legge per attuare il Pnrr dovrebbe essere presentato entro la prima settimana di maggio. Per la metà di luglio – quando dovrebbe arrivare la prima tranche da 24 miliardi di anticipo – sarà quindi pronto il nuovo impianto di regole per ridurre burocrazia e vincoli e tagliare i tempi per l’approvazione dei progetti.

Si andrà dalla proroga di una serie di norme già in vigore dall’estate scorsa, all’istituzione di una commissione ad hoc, statale, per la valutazione di impatto ambientale sulle opere del Pnrr, fino all’eliminazione degli ostacoli burocratici che hanno frenato finora l’utilizzo del Superbonus.

 

Il Piano Conte e il Piano Draghi

Il Piano illustrato dallo stesso Mario Draghi alle Camere e approvato a larghissima maggioranza, non differisce in maniera sostanziale da quello di Giuseppe Conte, la cui bozza risale al 12 gennaio.

Le missioni rimangono le stesse sei, e pure le loro componenti. A variare è la quota di fondi investiti in nuovi progetti, che aumenta dal 69 all’80%, permettendo di rivedere al rialzo l’aumento previsto del Pil grazie al piano (dal +3% al +3,6% del Pil al 2026).

Nello specifico, il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, lo strumento chiave del Ngeu, al quale devono essere aggiunti i 13 miliardi resi disponibili dal React-Eu, che come previsto dalla normativa Ue, vengono spesi negli anni 2021- 2023, mentre ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile, che quindi non rientravano nel Piano presentato dal Governo Conte. Il totale degli investimenti previsti è pertanto di 235,14 miliardi di euro.

 

La nuova scansione degli investimenti

Il Governo propone “un approccio integrato” tra Pnrr, Fondo e React-Eu, con “medesimi obiettivi e condizioni”. L’unica differenza rilevante consiste nel fatto che riguardo le risorse del Fondo complementare non vi sia alcun obbligo di rendicontazione a Bruxelles e, in alcuni casi, possibilità di scadenze più lunghe rispetto al 2026. Osservando i numeri nel dettaglio, si nota che nel Pnrr del governo Conte, sul totale di circa 223,91 miliardi, la suddivisione della spesa prevedeva il 21,6% per la digitalizzazione, il 32% per la rivoluzione verde, il 15,2% per le infrastrutture per la mobilità sostenibile, il 12,7% per l’istruzione e la ricerca, il 10% all’inclusione sociale e l’8,5% alla salute.

Nel Pnrr di Mario Draghi, il 22% va alla digitalizzazione, il 30% alla rivoluzione verde, il 13% alle infrastrutture per la mobilità sostenibile, il 17% a istruzione e ricerca, il 10% all’inclusione sociale e l’8% alla salute.

Una questione che differenzia in modo sostanziale il piano di Draghi dal precedente è soprattutto quella relativa alle riforme. Da Bruxelles era giunta un’esplicita richiesta in tal senso, ed è pur vero che dalla bozza del 12 gennaio sono passati tre mesi, con conseguente maggior tempo a disposizione per affinare e approfondire alcune tematiche.

 

Pubblica amministrazione, giustizia e fisco

La riforma della pubblica amministrazione affronta i problemi dell’assenza di ricambio generazionale, di scarso investimento sul capitale umano e di bassa digitalizzazione. Il Piano prevede investimenti in una piattaforma unica di reclutamento, in corsi di formazione per il personale e nel rafforzamento e monitoraggio della capacità amministrativa.

Quella sulla giustizia interviene sull’eccessiva durata dei processi e intende ridurre il forte peso degli arretrati giudiziari, la previsione è quella di assunzioni mirate e temporanee.

Anche sul codice degli appalti, si interviene verso la semplificazione per la concessione di permessi e autorizzazioni, e per garantire attuazione e massimo impatto agli investimenti, mentre la tutela della concorrenza è considerata strumento di coesione sociale e crescita economica.

Parte integrante della ripresa sarà anche la riforma del fisco: il governo si impegna a presentare la delega entro la fine di luglio e a insediare una commissione di esperti per procedere rapidamente anche con i decreti attuativi.

 

La governance del Piano

L’altra importante differenza riguarda la governance: Conte aveva rimandato a un decreto specifico, mentre Draghi ha incardinato il coordinamento centrale al Ministero dell’Economia, cui toccherà il compito di monitorare e controllare il progresso nell’attuazione delle riforme e investimenti, mentre è previsto un ruolo significativo degli enti territoriali, a cui competono investimenti pari a oltre 87 miliardi di euro.

 

Le sei missioni del Plan

Le missioni, dunque, restano sei: a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, vanno 50,7 miliardi; a rivoluzione verde e transizione ecologica 69,6 miliardi; 31,46 miliardi sono assegnati a infrastrutture per la mobilità sostenibile; 33,81 miliardi a istruzione e ricerca; 29,62 miliardi a inclusione e coesione e infine vi è la sesta missione, salute, con 20,22 miliardi.

La prima missione, “Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura”, ha come obiettivi la trasformazione digitale del Paese, l’innovazione del sistema produttivo, l’investimento in due settori chiave per l’Italia, vale a dire turismo e cultura, e il rafforzamento delle infrastrutture digitali della pubblica amministrazione, ad esempio facilitando la migrazione al cloud. Ha l’obiettivo di garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultralarga, migliorare la competitività delle filiere industriali, agevolare l’internazionalizzazione delle imprese

La seconda missione, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, prevede investimenti e riforme per l’economia circolare e la gestione dei rifiuti, risorse per il rinnovo del trasporto pubblico locale, incremento dell’efficienza energetica di edifici privati e pubblici, filiera dell’idrogeno, investimento nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di ridurre le perdite nelle reti per l’acqua potabile, e nella riduzione del dissesto idrogeologico. Tutte misure ambiziose, anche se scendono di quattro punti percentuali i fondi per l’efficientamento degli immobili, cioè il Superbonus 110%.

La terza missione, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, ha come obiettivo primario lo sviluppo razionale di un’infrastruttura di trasporto moderna, sostenibile e estesa a tutte le aree del Paese. Il Piano prevede dunque un importante investimento nei trasporti ferroviari ad alta velocità, ma non mancheranno tuttavia investimenti nella modernizzazione e nel potenziamento delle linee ferroviarie regionali, sul sistema portuale e nella digitalizzazione della catena logistica. Pensiamo infatti che attualmente in Italia il 10% dei treni è ancora alimentato a diesel e non esistono adeguate stazioni di rifornimento a idrogeno. A tal proposito, il Governo ha deciso di stabilire alcuni principali filoni su cui investire, a partire dalla produzione di idrogeno verde con il conseguente sviluppo di apposite tecnologie dedicate allo stoccaggio e trasporto di idrogeno. Non poca sarà inoltre l’attenzione per lo sviluppo di celle a combustibile congiuntamente all’ottimizzazione delle attuali infrastrutture dedicate ai nuovi veicoli green.

La quarta missione è quella denominata “Istruzione e ricerca”, il cui obiettivo è rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico. Prevede l’aumento dell’offerta d i posti negli asili nido, favorisce l’accesso all’università, rafforza gli strumenti di orientamento e riforma il reclutamento e la formazione degli insegnanti. Include anche un significativo rafforzamento dei sistemi di ricerca.

La quinta missione, “Inclusione e coesione”, è l’obiettivo generale di tutte le missioni del Piano. Questa missione ha un ruolo di grande rilievo nel perseguimento degli obiettivi, trasversali a tutto il Pnrr, di sostegno all’empowerment femminile e al contrasto alle discriminazioni di genere, di incremento delle prospettive occupazionali dei giovani, promuove il ruolo dello sport come fattore di inclusione, pone un’attenzione specifica al riequilibrio territoriale e allo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne. Per accompagnare la modernizzazione del sistema economico del Paese e la transizione verso un’economia sostenibile e digitale sono centrali le politiche di sostegno all’occupazione: formazione e riqualificazione dei lavoratori, attenzione alla qualità dei posti di lavoro creati, garanzia di reddito durante le transizioni occupazionali.

Il Governo investe nello sviluppo dei centri per l’impiego e nell’imprenditorialità femminile, con la creazione di un nuovo Fondo Impresa Donna, dimostrando attenzione per l’inclusione femminile nel mercato del lavoro, anche se i fondi per gli asili nido e le scuole dell’infanzia restano 4,6 miliardi, che sembrerebbero insufficienti a raggiungere l’obiettivo europeo del 60% di copertura, mentre sappiamo che è proprio il potenziamento di queste strutture ad agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro per le donne.

La sesta missione, “Salute”, pone tra gli obiettivi quello di rafforzare la prevenzione e i servizi sanitari sul territorio, modernizzare e digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure, con l’integrazione tra servizi sanitari e sociali. È previsto un investimento nell’assistenza di prossimità diffusa sul territorio, potenziando l’assistenza domiciliare, la telemedicina e l’assistenza remota.

 

Il Mezzogiorno

Una caratteristica che si può definire orizzontale rispetto alle missioni previste è l’investimento di 82 miliardi al Mezzogiorno, con il chiaro intento di accorciare il divario tra nord e sud del Paese.

In particolare, gli investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità sostenibile al Sud sono pari 14,5 miliardi, il 53% del totale, e intervengono sull’alta velocità, sul sistema portuale e sulla viabilità nell’Italia interna. Sono poi stanziati 8,8 miliardi per interventi di inclusione e coesione, pari al 39% del totale, e 14,6 miliardi per misure nell’istruzione e la ricerca, pari al 46%.

Il Governo prevede, grazie all’impatto del Pnrr, un Pil di 3,6 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base, di cui è previsto 1 punto percentuale nel sud Italia. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali.

 

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