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Il Made in Italy alla guerra delle etichette

Prosegue a Bruxelles la lunga battaglia contro l’etichettatura Nutri-Score che spingerebbe i consumatori a scegliere alimenti di bassa qualità mortificando le nostre eccellenze. Ne parliamo con Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.

di Alessandro Battaglia Parodi

Cibi sani e naturali che da secoli sono presenti sulle nostre tavole potrebbero presto essere penalizzati dall’etichetta Nutri-Score che favorisce invece alimenti di natura artificiale di cui, in molti casi, non è nemmeno chiara la composizione. Accadrebbe così che prodotti come la Coca-cola zero siano considerati più salubri del prosciutto di Parma, del Parmigiano Reggiano o dell’olio d’oliva. Abbiamo quindi chiesto a Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, che cosa sta accadendo in Europa e come è stata accolta la proposta italiana di etichettatura alternativa NutrInform Battery.


In questi mesi la battaglia contro il Nutri-Score a Bruxelles ha avuto diversi alti e bassi. A che punto siamo della discussione?

«La Commissione europea, in linea con la strategia Farm to Fork, ha chiesto di arrivare a un unico sistema di etichettatura nutrizionale Front of Package (Fop) entro la fine del 2022. Francia, Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo sono a favore del Nutri-Score di origine francese. Mentre il sistema italiano NutrInform ha trovato il sostegno di altri sette Paesi della Ue, vale a dire Repubblica Ceca, Cipro, Malta, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania. In Scandinavia è in vigore il Green Hole, un’etichetta che identifica solo i prodotti più sani. Da parte sua, il Copa (l’organismo che riunisce gli agricoltori europei e di cui mi onoro di essere il vicepresidente) e il Cogeca (che rappresenta le cooperative agricole della Ue) si sono espressi contro ogni sistema di etichettatura basato su semplici algoritmi. La Germania avrebbe voluto chiudere la partita entro il suo semestre di presidenza, quindi entro dicembre 2020. E non c’è riuscita anche grazie all’impegno del nostro Paese, sostenuto da tutto il sistema agroalimentare nazionale. Il 2022 non è così lontano e dobbiamo cercare di coinvolgere il maggior numero possibile di stakeholder a livello europeo, e sto parlando di associazioni di categoria e ambientaliste, di consumatori, istituti di ricerca, rappresentanti della politica e delle Istituzioni, per arrivare a un sistema di etichettatura trasparente, etico e corretto. È una battaglia economica, ma anche culturale. Ne va di mezzo il futuro dell’alimentazione e quello dell’agricoltura».


La proposta italiana del NutrInform mostra al consumatore tutti i valori nutrizionali di un alimento fornendo informazioni anche molto dettagliate. Ci spiega in che cosa consiste?

«Il sistema NutrInform Battery proposto dall’Italia è stato sviluppato da qualificati istituti di ricerca nazionali (Crea e Iss) con la collaborazione di tutta la filiera agroalimentare e con i consumatori. Si basa sul “peso” di ogni singolo nutriente rispetto al fabbisogno giornaliero (la pila o batteria, ndr) e permette quindi di informare i consumatori e di fare scelte consapevoli e non condizionate. Quindi non un giudizio sintetico del singolo alimento basato su una somma algebrica di nutrienti negativi e positivi, ma un vero e proprio metodo di educazione alimentare, basato sulla dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco e apprezzata e diffusa in tutto il mondo. Dobbiamo difendere il sistema di etichettatura italiano e anche e soprattutto il modello alimentare basato sull’agricoltura, sui territori, sulla biodiversità, sulla storia e sulle tradizioni enogastronomiche, contro ogni tentativo di omologazione e standardizzazione dei cibi, basate invece, sul modello industriale. Sistemi di etichettatura come il Nutri-Score vanno proprio in questa direzione, dando delle pagelle ai cibi, senza fornire le necessarie informazioni sulle quantità consigliate in una dieta equilibrata. Ciò finirà per avvantaggiare i grandi gruppi industriali, e anche i cibi sintetici, a scapito delle produzioni naturali, tipiche del nostro Paese, come olio, formaggi, salumi, miele. Non dimentichiamo poi che il Nutri-Score classifica negativamente anche molti prodotti a indicazione di origine protetta, già dotati di una certificazione europea. In quest’ottica ci tengo a sottolineare l’accordo di Agrinsieme – il coordinamento tra Confagricoltura, Cia Agricoltori, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari di cui il 30 marzo ho assunto la presidenza – con Federalimentare: il sistema agroalimentare italiano è coeso nella difesa dei propri prodotti e contro qualsiasi sistema di etichettatura che non rifletta in modo scientifico il vero valore nutrizionale dei prodotti».


Il Recovery Plan porterà grandi accelerazioni nella digitalizzazione delle campagne e nell’internazionalizzazione delle nostre eccellenze nel mondo. Come si sta muovendo Confagricoltura in questo senso?

«Nelle audizioni parlamentari e negli incontri politici abbiamo sempre rimarcato che le risorse del Next Generation Eu devono essere in grado di incidere sui limiti che hanno inibito la crescita del Paese e ridotto la competitività: carenza di infrastrutture, crollo degli investimenti pubblici, mancanza di investimenti per la formazione e l’aggiornamento del capitale umano, ridotta apertura alle innovazioni, scarsa digitalizzazione. E devono riservare più spazio al settore agroalimentare. Serve una strategia di fondo, per questo ho chiesto al Governo un Piano nazionale per l’agricoltura – un piano di resilienza – che cambi le prospettive. Bisogna poi accelerare nell’affermazione dell’agricoltura 4.0. Ho poi sollecitato una specifica Agenda digitale per l’agricoltura che preveda: il piano per lo sviluppo di banda larga e 5G, anche nelle aree ritenute marginali; un progetto strategico sui Big Data del settore agricolo; un piano di infrastrutturazione digitale dei terreni agricoli (Smart Land), cioè un programma di finanza del digitale a misura di azienda agricola in grado di organizzare specifici servizi pensati specificamente per la digital transformation. Quindi la richiesta di un’evoluzione del programma di impresa 4.0 in chiave agricola con la creazione di innovation hub agricoli nazionali dedicati a sperimentare e produrre soluzioni e metodiche diffondibili».


Siete già stati convocati dal nuovo Governo per dare elementi utili alla riscrittura del Recovery Plan nazionale?

«Con il premier Draghi ci siamo incontrati nel corso delle consultazioni con le parti sociali in vista del suo insediamento a Palazzo Chigi. Con il ministro delle politiche agricole Patuanelli ci sono già state alcune occasioni di interlocuzione e in Parlamento ci sono state audizioni dei nostri rappresentanti. In tutte le circostanze abbiamo ricordato che le criticità delle filiere agricole non nascono con l’emergenza Coronavirus e purtroppo non si esauriranno con il concludersi di questa pandemia, se prima non si affrontano i problemi irrisolti che frenano lo sviluppo dell’agricoltura. Ho apprezzato le parole del premier che ha indicato tra le priorità proprio il rilancio dell’agroalimentare. Questo settore può, vuole e deve continuare a essere protagonista della ripartenza del Paese in ragione del grande contributo che può offrire in termini economici, occupazionali e sociali. Il citato accordo di Agrinsieme con Federalimentare ci consentirà di promuovere pure azioni che possano contribuire a migliorare l’attuazione del Recovery Plan, attraverso una corretta relazione tra tutti i soggetti del settore, e a valorizzare il Made in Italy sui mercati».

 

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