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Il turismo italiano avrà a disposizione, a partire dalla metà di luglio, un nuovo strumento agevolativo da 109 milioni di euro destinato a finanziare la riqualificazione energetica e la digitalizzazione di strutture turistiche su tutto il territorio nazionale, con programmi di investimento che abbiano un importo minimo di spesa di 1 milione di euro e massimo di 15 milioni.
Si chiama GreenTour, ed è il nuovo fondo con cui il Ministero del Turismo prova a spingere il comparto ricettivo italiano verso l’efficienza energetica e la sostenibilità, senza perdere di vista la digitalizzazione e la lotta alla stagionalità. Con «GreenTour il ministero del Turismo stanzia 109 milioni a sostegno di un settore sempre più digitale e sostenibile, attivo dodici mesi l’anno», ha sintetizzato il ministro Gianmarco Mazzi presentando il provvedimento, aggiungendo l’ambizione di «distribuire le opportunità su tutto il Paese», ma dietro l’annuncio c’è un impianto normativo tutt’altro che semplice.
Una dotazione divisa
Dei 109 milioni stanziati, 59 milioni sono contributi a fondo perduto e 50 milioni sono finanziamenti a tasso agevolato. Ogni domanda ammessa riceve l’aiuto secondo un mix fisso, identico per tutti: 54% a fondo perduto e 46% sotto forma di prestito agevolato. Sulla quota finanziamento andrà messo in conto un piano di rimborso a rate semestrali, il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno, con interessi di preammortamento da pagare nel periodo che intercorre tra l’erogazione del prestito e la prima rata.
C’è poi una riserva pensata esplicitamente per le imprese più piccole: il 60% delle risorse è destinato alle PMI, e di questa quota almeno un quarto è blindato per micro e piccole imprese. «Una quota pari al 60% delle risorse è riservata alle piccole e medie imprese, cuore pulsante del comparto turistico nazionale», ha ricordato il Ministero nel presentare la misura. Se questa riserva non dovesse esaurirsi, le somme residue tornano disponibili per tutte le categorie di imprese, comprese le grandi catene alberghiere.
Chi può partecipare
Possono fare domanda le PMI e le grandi imprese che rientrano nei codici ATECO del turismo individuati dal decreto ministeriale, a patto di avere già sottoscritto la polizza obbligatoria contro i rischi catastrofali introdotta dalla manovra 2024, requisito che si inserisce nella stretta degli ultimi due anni sulle assicurazioni obbligatorie delle imprese. Possono partecipare anche le imprese estere, purché dotate di sede e partita IVA italiana al momento della domanda, e quelle che, pur non avendo i codici ATECO corretti, dimostrano dal bilancio di realizzare oltre la metà del fatturato in attività turistiche, a condizione di essere attive da almeno tre anni.
Una clausola pensata per una situazione molto comune nel settore riguarda i proprietari di immobili che non gestiscono direttamente la struttura: potranno presentare domanda avvalendosi dei requisiti del gestore, se quest’ultimo dà il consenso e il rapporto resta in piedi per tutta la durata dell’investimento. Resta fermo, in ogni caso, che ogni struttura può essere oggetto di una sola domanda, e che ogni soggetto, anche se partecipa a un contratto di rete, può presentarne soltanto una.
L’efficienza energetica è essenziale
Il cuore dell’agevolazione è la struttura gerarchica degli interventi finanziabili, che si appoggia al Regolamento europeo sugli aiuti di Stato (GBER). Gli interventi “trainanti” quali coibentazione, sostituzione di serramenti, caldaie a condensazione, impianti fotovoltaici e geotermici, pompe di calore, sistemi di accumulo, riqualificazione energetica di piscine e centri congressi, devono pesare almeno il 51% della spesa ammissibile di ogni progetto. Scendere sotto quella soglia, anche durante i controlli successivi alla presentazione, comporta l’esclusione dalla graduatoria, senza possibilità di rimediare.
Possono aggiungersi, in misura facoltativa, interventi ESG (tetti verdi, recupero delle acque piovane, colonnine di ricarica), interventi di digitalizzazione (automazione degli edifici, cablaggi strutturati, software) e interventi “accessori”, questi ultimi finanziabili solo in regime de minimis e quindi con limiti di cumulo più stretti.
Il messaggio è chiaro: chi pensa a un semplice restyling estetico o al rinnovo degli arredi resta fuori dal perimetro del bando. Qui si premia chi investe davvero sull’efficienza energetica della propria struttura.
Quanto vale davvero l’aiuto
Le percentuali di aiuto non sono uguali per tutti, ma cambiano in base al tipo di intervento e alla dimensione dell’impresa. Per l’efficientamento energetico generale l’intensità base è del 30%, che può salire fino al 50-65% per le piccole imprese grazie alle maggiorazioni dimensionali e territoriali. Per gli impianti a fonti rinnovabili le percentuali sono più generose e arrivano fino al 65% per le piccole imprese che investono in produzione di energia rinnovabile, mentre per i sistemi di accumulo il tetto massimo è del 50%. Chi dimostra un miglioramento della prestazione energetica dell’edificio superiore al 40% rispetto alla situazione precedente ottiene inoltre un bonus aggiuntivo di 15 punti percentuali.
Per i servizi di consulenza, riservati alle sole PMI, le intensità arrivano fino al 50% dei costi, con un’eccezione che sale fino al 100% per la consulenza all’innovazione, entro il tetto di 220 mila euro su tre anni. Tutto, ancora una volta, nel perimetro del mix fisso, identico per tutti, 54% a fondo perduto e 46% sotto forma di prestito agevolato, con una grande attenzione: l’intensità applicabile dipende dalla corretta classificazione di ogni singola voce di spesa secondo gli articoli del GBER pertinenti, una difficoltà tecnica che un’impresa non potrà affrontare senza il supporto di consulenza specializzata.
Sportello dal 15 luglio, necessario prepararsi per tempo
Le domande si presentano esclusivamente online, tramite la piattaforma di Invitalia, dal 15 luglio 2026 al 15 settembre 2026. Due mesi possono sembrare un tempo ragionevole, ma chi ha già affrontato bandi di questo tipo sa che la fase davvero critica riguarda la raccolta preventiva della documentazione: dal bilancio approvato e depositato, alle dichiarazioni sostitutive su requisiti, dimensione d’impresa, antimafia per le richieste superiori a 150 mila euro, fino alle schede tecniche su cantierabilità e conformità urbanistica delle strutture.
Il Ministero ha scelto di rendere esplicito un aspetto procedurale tutt’altro che scontato: tutte le domande presentate nella finestra sono considerate pervenute nello stesso istante, indipendentemente da giorno e ora di trasmissione. Non vale, dunque, la logica del click day: conta solo il punteggio in graduatoria. Una scelta che premia la qualità rispetto alla velocità, e che impone alle imprese di investire le energie sulla solidità del progetto.
Il vero esame è il bilancio
Il provvedimento riserva la sorpresa più rilevante per chi si avvicina al bando pensando solo alla bontà tecnica del progetto. Il punteggio massimo è 100, ma fino a 30 punti dipendono da quattro indicatori ricavati direttamente dall’ultimo bilancio depositato: marginalità operativa (rapporto tra MOL e fatturato), indipendenza finanziaria (patrimonio netto sul totale del passivo), grado di indebitamento e incidenza degli oneri finanziari sul fatturato. Per le imprese in contabilità semplificata è ammessa una certificazione equivalente firmata da un professionista, ma chi non ha né bilancio né scritture equivalenti vede questi punteggi azzerarsi in automatico.
In pratica, due progetti tecnicamente identici, con la stessa quota di interventi trainanti, possono ottenere punteggi molto diversi a seconda della salute finanziaria delle rispettive imprese. Un’azienda solida, anche con un progetto meno ambizioso sul fronte energetico, può superare in graduatoria un concorrente con un piano più aggressivo ma una struttura patrimoniale più fragile. È una logica coerente con l’esigenza di tutelare la sostenibilità finanziaria degli interventi finanziati, ma impone alle imprese meno strutturate di lavorare per tempo sul rafforzamento dei propri indicatori di bilancio.
A completare il punteggio concorrono le maggiorazioni premiali, fino a 20 punti aggiuntivi per chi possiede già, alla data della domanda, il rating di legalità, la certificazione di parità di genere o certificazioni ambientali riconosciute come GSTC, Green Key, ISO 14001, ISO 21401, ISO 50001 o EMAS. Per chi le ha già è un vantaggio competitivo non banale mentre per chi non le ha, conviene valutare subito se i tempi tecnici per ottenerle siano compatibili con la finestra di presentazione delle domande.
Una procedura a sportello, ma con graduatoria
Il meccanismo scelto dal Ministero è una procedura valutativa a sportello: si chiude la finestra di presentazione, si forma la graduatoria sulla base dei punteggi e si avviano le istruttorie fino a esaurimento delle risorse. Le domande che restano senza copertura finanziaria non vengono respinte, ma sospese, in attesa di eventuali economie generate dalle istruttorie in corso o di un successivo rifinanziamento della misura.
Diciotto mesi per realizzare, regole strette sulle spese
Una volta ottenuta la concessione, le imprese avranno 18 mesi per completare gli interventi, comunque non oltre il 30 settembre 2028. Le spese, per essere ammissibili, dovranno essere sostenute dopo la presentazione della domanda e transitare su conti bancari direttamente riferibili all’impresa, con tracciabilità totale e indicazione del CUP comunicato da Invitalia. Restano esclusi dal perimetro agevolabile beni e impianti usati, spese di funzionamento, spese notarili, acquisto di terreni e immobili, e i singoli beni di importo inferiore a 500 euro: un elenco di esclusioni che ricalca la prassi consolidata nei bandi ministeriali, ma che vale la pena tenere a mente in fase di redazione del piano economico, per evitare di costruire un business plan su voci di spesa poi inammissibili.
Sul fronte dell’erogazione, è prevista un’anticipazione del 30% del contributo a fondo perduto entro trenta giorni dalla firma del disciplinare, a fronte di una fideiussione bancaria o assicurativa di pari importo. Il saldo, pari al 100% dell’importo del progetto approvato, arriverà entro novanta giorni dall’approvazione della rendicontazione finale.
I commenti del settore
Il provvedimento si inserisce in una stagione di incentivi ministeriali sempre più orientata a vincolare l’accesso ai fondi pubblici alla transizione energetica delle strutture, più che al semplice ampliamento dell’offerta. Una scelta comprensibile, se si considera il peso che il patrimonio immobiliare turistico italiano, spesso obsoleto ed energeticamente inefficiente, esercita sui costi operativi delle imprese e sugli obiettivi nazionali di decarbonizzazione. Resta da capire se la soglia minima del 51% di investimenti trainanti, unita al peso rilevante attribuito agli indicatori di bilancio egli importi di spesa minimi elevati, non finisca per scoraggiare proprio le imprese più piccole e meno capitalizzate, vale a dire quelle che la riserva del 60% delle risorse avrebbe voluto tutelare.
Tra gli analisti di settore, c’è chi fa notare come la finestra di tre mesi tra pubblicazione dell’avviso e chiusura dello sportello sia oggettivamente stretta per imprese che devono costruire piani di investimento complessi, tra 1 e 15 milioni di euro, corredati da perizie tecniche, attestati energetici e un piano economico-finanziario credibile. Le associazioni di categoria del comparto, riunite sotto Confturismo-Confcommercio (Federalberghi, Fipe, Fiavet, Faita-Federcamping tra le altre), seguono da vicino l’evoluzione della misura: il tema dell’innovazione come leva di sviluppo del settore è, non a caso, al centro dell’agenda degli incontri istituzionali in programma nelle prossime settimane a Roma.
Il consiglio pratico: non aspettare luglio
Per le imprese del settore, il suggerimento che arriva da chi ha già affrontato bandi analoghi è uno solo: non aspettare l’apertura dello sportello di luglio per iniziare a lavorarci. Tra raccolta della documentazione tecnica, verifica della propria posizione di bilancio e, se necessario, avvio delle procedure per ottenere certificazioni ambientali o rating di legalità prima della scadenza, le settimane a disposizione prima del 15 luglio sono probabilmente più decisive della finestra di presentazione stessa. GreenTour può essere un’occasione concreta per modernizzare strutture spesso datate e ridurre i costi energetici nel medio periodo ma, ad ottenere il beneficio sarà certamente chi arriva più preparato.
