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Finanza agevolata Europa: New European Bauhaus 2026, 101,1 milioni per trasformare i quartieri europei

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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Del New European Bauhaus abbiamo già parlato su Acta. Nell’articolo del 17 marzo 2026, “New European Bauhaus: la strategia europea per reinventare quartieri, architettura e comunità”, avevamo raccontato l’evoluzione dell’iniziativa, nata nell’ambito del Green Deal e progressivamente trasformata in uno strumento sempre più strutturato per intervenire sull’ambiente costruito, sugli spazi urbani e sulla qualità della vita nelle città europee.

Nel 2026 il programma compie un passaggio ulteriore. La Commissione europea ha infatti aperto la call HORIZON-NEB-2026-01 – Beautiful, inclusive and sustainable neighbourhoods for communities mettendo a disposizione 101,1 milioni di euro distribuiti su nove linee di finanziamento, con scadenza fissata al 1° dicembre 2026 alle ore 17.00.

Se nell’articolo precedente avevamo cercato quindi di capire che cosa stesse diventando il New European Bauhaus, oggi possiamo iniziare a vedere dove l’Europa abbia deciso concretamente di investire. Ed è proprio osservando la distribuzione di questi 101,1 milioni che emerge con una certa chiarezza la direzione intrapresa.

Non si tratta più semplicemente di finanziare edifici migliori, interventi di riqualificazione energetica o nuove soluzioni architettoniche. Dentro il pacchetto 2026 entrano infatti la homelessness, la salute, il benessere degli abitanti, il recupero degli spazi inutilizzati, la manutenzione del patrimonio esistente, la progettazione partecipata dei quartieri e perfino la ricerca di nuovi strumenti capaci di attirare capitali verso la rigenerazione urbana.

Dai principi alla trasformazione dei quartieri

I 101,1 milioni vengono suddivisi in tre grandi aree. Alla partecipazione, all’inclusione e al benessere vanno complessivamente 37,6 milioni di euro. Altri 37 milioni finanziano interventi legati alla rigenerazione dell’ambiente costruito. I restanti 26,5 milioni sono destinati a nuovi modelli economici, finanziari e organizzativi. Questa suddivisione è già di per sé significativa perché mostra come il programma non consideri più lo spazio urbano come un semplice contenitore fisico.

Un quartiere è il luogo nel quale si concentrano problemi abitativi, disuguaglianze, accesso ai servizi, salute, mobilità, relazioni sociali e possibilità economiche. Ed è proprio su questo intreccio che il New European Bauhaus prova a intervenire.

La transizione verde, in questa prospettiva, smette di essere una questione esclusivamente tecnologica. Un edificio può consumare meno energia ed essere comunque economicamente inaccessibile. Un quartiere può diventare più verde e al tempo stesso espellere progressivamente gli abitanti che non riescono più a permetterselo. Uno spazio urbano può essere innovativo dal punto di vista tecnico, ma risultare poco accessibile, poco sicuro o incapace di creare relazioni.

Il problema, quindi, non è soltanto trasformare lo spazio. La chiave è capire per chi lo stiamo trasformando e quali effetti quella trasformazione produce.

La casa entra al centro del programma

Una parte consistente delle risorse riguarda direttamente l’abitare. La call HORIZON-NEB-2026-01-PARTICIPATION-01 dispone di 12,6 milioni di euro per sperimentare approcci housing-led contro la homelessness, con un contributo indicativo di circa 6,3 milioni di euro per progetto.

L’impostazione è rilevante perché considera l’accesso a una casa stabile come una delle condizioni da cui quel percorso può partire. Accanto all’abitazione devono quindi essere costruiti servizi, sostegno, reti territoriali e strumenti capaci di accompagnare le persone verso una maggiore stabilità.

Un’altra call, da 10,5 milioni di euro, affronta la homelessness da una prospettiva differente, lavorando sul coordinamento tra infrastrutture, servizi e soggetti presenti nei quartieri. È qui che il New European Bauhaus comincia a incontrare in modo molto evidente la questione abitativa europea. Perché sostenibilità non significa soltanto ridurre consumi ed emissioni, ma chiedersi chi può permettersi di vivere in una determinata città, quanto costa restarci e quali servizi rendono possibile una vita dignitosa in quel contesto.

Da questo punto di vista il passaggio è importante: la casa non viene più trattata soltanto come bene immobiliare o come oggetto tecnico ma come parte di un sistema più ampio che comprende reddito, servizi, mobilità, relazioni e qualità dello spazio circostante.

Quando il quartiere incide sulla salute

Un altro asse significativo riguarda il rapporto tra spazio urbano e benessere. La call HORIZON-NEB-2026-01-PARTICIPATION-03 mette a disposizione 15 milioni di euro per studiare e sperimentare soluzioni capaci di migliorare la salute e la qualità della vita attraverso il modo in cui i quartieri vengono progettati e vissuti. È un tema che, a prima vista, può sembrare meno immediato rispetto alla riqualificazione di un edificio ma che in realtà tocca direttamente la vita quotidiana. La presenza di verde, la qualità degli spazi pubblici, la possibilità di muoversi a piedi, la sicurezza, la vicinanza dei servizi, la possibilità di incontrarsi, l’accessibilità e perfino il senso di appartenenza a un luogo possono incidere profondamente sul benessere delle persone.

Altri 10 milioni di euro vengono invece destinati a nuovi approcci alla progettazione spaziale dei quartieri, con particolare attenzione ai processi partecipativi. Ed è proprio qui che torna uno dei principi più caratteristici del New European Bauhaus: gli abitanti entrano, almeno in parte, nel processo con cui la trasformazione viene pensata.

Naturalmente tra il principio e la sua applicazione pratica esiste sempre una distanza. Ma è interessante che questa impostazione venga ormai tradotta in linee di finanziamento specifiche.

Recuperare prima di costruire

Un’altra parte importante del pacchetto riguarda ciò che nelle nostre città esiste già. Dodici milioni di euro vengono destinati a soluzioni sostenibili e accessibili per migliorare il comfort termico degli edifici. Dieci milioni finanziano invece nuove modalità di manutenzione e riparazione sostenibile. Altri 15 milioni riguardano l’utilizzo innovativo dello spazio verticale, mentre 9 milioni di euro vengono destinati al recupero di spazi vuoti, obsoleti o sottoutilizzati.

Quest’ultima linea è particolarmente interessante perché tocca una delle contraddizioni più evidenti di molte città europee. Da una parte cresce la difficoltà di trovare case e spazi a prezzi accessibili. Dall’altra continuano a esistere immobili, edifici, strutture e aree che rimangono inutilizzati o sfruttati solo in minima parte.

Il New European Bauhaus prova quindi a porre una domanda che dovrebbe essere quasi preliminare a ogni nuova espansione urbana: prima di costruire altro, possiamo usare meglio quello che abbiamo già? Un edificio vuoto può essere adattato a una nuova funzione. Una struttura obsoleta può essere recuperata. Uno spazio abbandonato può tornare a produrre valore sociale, economico o abitativo. Un immobile inefficiente può essere riqualificato invece di essere sostituito. In questa prospettiva, l’economia circolare non riguarda più soltanto il riciclo dei materiali, riguarda anche il riuso dello spazio.

Ed è un passaggio importante soprattutto in un continente come quello europeo dove una parte enorme del patrimonio edilizio è già costruita e spesso necessita più di adattamento che di sostituzione.

Il problema che arriva dopo: come finanziare tutto questo?

Poi c’è una call che può sembrare meno immediata ma che probabilmente rappresenta uno dei nodi decisivi dell’intero programma. HORIZON-NEB-2026-01-BUSINESS-02 mette a disposizione 7 milioni di euro per studiare come aumentare l’afflusso di capitali verso i progetti New European Bauhaus, con un contributo indicativo di circa 3,5 milioni di euro per progetto.

La questione è piuttosto semplice. I fondi europei possono finanziare ricerca, sperimentazione, prototipi e progetti pilota. Ma se una soluzione funziona e deve essere applicata a centinaia o migliaia di quartieri, i grant da soli non sono più sufficienti, a quel punto servono capitali. Servono quindi modelli capaci di combinare risorse europee, finanziamenti pubblici, investimenti privati e strumenti di impact investing. Servono operazioni economicamente sostenibili, replicabili e sufficientemente solide da poter essere portate su una scala molto più ampia.

È forse qui che il New European Bauhaus mostra più chiaramente di voler uscire dalla fase della sperimentazione. La domanda, da cosa funziona? diventa come possiamo finanziare su larga scala ciò che funziona? È un passaggio tutt’altro che secondario perché molte politiche europee hanno prodotto negli anni progetti pilota di grande interesse che, una volta terminato il finanziamento, hanno faticato a essere replicati altrove.

I 101 milioni sono soltanto una parte

Naturalmente i 101,1 milioni di euro non rappresentano l’intero New European Bauhaus. Sono il budget della principale call 2026 della NEB Facility che nel periodo 2025-2027 dispone, per la componente di ricerca e innovazione, di circa 360 milioni di euro provenienti da Horizon Europe, ai quali devono aggiungersi altre risorse europee, nazionali e private.

Il Consiglio dell’Unione europea ha inoltre ricordato nel maggio 2026 che dall’avvio dell’iniziativa sono già stati sostenuti oltre 700 progetti e che circa 1,4 miliardi di euro del quadro finanziario europeo 2021-2027 sono stati destinati ad attività collegate al New European Bauhaus.

A questo ecosistema appartengono anche altre call. Tra le più rilevanti c’è HORIZON-MISS-2026-04-CIT-NEB-B4P-CCRI-03, dedicata ai modelli di economia circolare nel settore delle costruzioni, con un budget di 47,5 milioni di euro, contributi indicativi di circa 9,5 milioni di euro per progetto e scadenza l’8 ottobre 2026. In questo caso si entra direttamente nei temi dell’urban mining, del recupero e riutilizzo dei materiali, del riuso degli edifici e dello sviluppo di nuovi modelli circolari su scala urbana. Il quadro, quindi, è molto più ampio del singolo bando da 101,1 milioni.

Dove sta andando il New European Bauhaus

La domanda interessante, a questo punto, non è più tanto cosa sia il New European Bauhaus ma cosa stia diventando. Guardando alle nove call 2026 la risposta emerge con una certa chiarezza: sta diventando uno strumento attraverso il quale l’Europa prova a mettere insieme politiche che per molto tempo sono state affrontate separatamente, dalla casa all’energia, dalla rigenerazione urbana alla salute, dall’inclusione sociale allo spazio pubblico, fino all’economia circolare e alla finanza. Il quartiere diventa il punto nel quale tutte queste dimensioni devono incontrarsi. Ed è probabilmente proprio questo l’aspetto più interessante dei 101,1 milioni messi a disposizione nel 2026.

Non tanto la cifra in sé quanto il tentativo di usare quelle risorse per capire come la transizione possa smettere di essere soltanto una strategia scritta nei documenti europei e diventare qualcosa di riconoscibile nella vita quotidiana. Nel modo in cui si vive una casa, nella temperatura che quella casa riesce a garantire, nell’edificio vuoto che viene recuperato invece di essere lasciato inutilizzato, nello spazio pubblico che torna ad avere una funzione, nel servizio che si può raggiungere senza attraversare mezza città o nella possibilità di trovare un’abitazione senza essere espulsi economicamente dal quartiere nel quale si è sempre vissuto.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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