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ESF+ 2027: l’esperienza della povertà dentro le politiche europee

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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La Commissione europea prova a cambiare il modo in cui vengono costruite le politiche contro la povertà portando direttamente nel processo decisionale europeo le persone che la povertà e l’esclusione sociale le hanno vissute.

Il cuore della call Dialogo strutturato con persone che hanno vissuto in prima persona la povertà (ESF-2027-PEP-ENGAGEMENT), finanziata nell’ambito del Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+), componente Employment and Social Innovation – EaSI, è passare da politiche contro la povertà costruite “per” le persone a politiche costruite “con” le persone che la povertà la vivono o l’hanno vissuta.

In concreto, la Commissione vuole finanziare un unico grande partenariato europeo che organizzi e renda possibile questo dialogo: selezione e accompagnamento dei partecipanti, incontri a Bruxelles, formazione, supporto linguistico e logistico, hub nazionali e regionali, strumenti di partecipazione e una campagna contro stigma e narrazioni ostili sulla povertà.
La call aprirà il 1° settembre 2026 e resterà aperta fino al 29 ottobre 2026. La dotazione complessiva è di 900mila euro e la Commissione prevede di finanziare un solo progetto.

Dalla consultazione alla partecipazione

La Commissione individua tre elementi centrali: empowerment dei partecipanti, costruzione della fiducia tra istituzioni e comunità marginalizzate e attenzione all’intersezionalità, così da includere anche i gruppi più difficili da raggiungere e le situazioni in cui diverse forme di vulnerabilità si sovrappongono.

Il progetto dovrà accompagnare un vero e proprio structured dialogue europeo. Sono previsti due incontri ogni anno, normalmente a Bruxelles, con il coinvolgimento di 35 persone con esperienza vissuta di povertà provenienti dai diversi Stati membri. Dovrà essere garantita almeno una presenza per ciascun Paese dell’Unione, oltre a due supplenti, selezionati attraverso una manifestazione di interesse e con un mandato di due anni.

Un partenariato molto selettivo

Il progetto deve essere presentato da un consorzio di almeno due beneficiari e ciascun applicant deve essere una rete europea di organizzazioni non governative oppure una International Non-Governmental Organisation con sede centrale in uno Stato membro dell’UE.

Almeno due membri del partenariato devono inoltre dimostrare esperienza nella partecipazione diretta di persone che vivono o hanno vissuto condizioni di povertà ai processi di policy making dell’Unione e devono disporre di organizzazioni aderenti o filiali in almeno sette Stati membri.

Il requisito più impegnativo riguarda però la copertura territoriale: il consorzio nel suo complesso deve dimostrare una presenza, attraverso membri nazionali o branches, in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea.

Un contributo al 95%

La call mette a disposizione 900mila euro e il contributo richiesto può arrivare fino allo stesso importo per progetto. Il tasso di finanziamento è particolarmente elevato: la Commissione rimborsa il 95% dei costi ammissibili.

La durata prevista è compresa normalmente tra 30 e 36 mesi.

La sovvenzione è costruita secondo un modello misto basato prevalentemente sui costi effettivi e comprende costi di personale, subcontracting, viaggi e soggiorni, attrezzature, beni e servizi e costi indiretti. Per questi ultimi è previsto un flat rate pari al 7% dei costi diretti ammissibili, con le eccezioni definite dal Grant Agreement.

Cosa dovrà fare concretamente il progetto

Il consorzio dovrà innanzitutto diffondere in tutta Europa le manifestazioni di interesse per individuare le persone da coinvolgere nel dialogo, adattando la documentazione per garantirne l’accessibilità e traducendone le parti essenziali almeno nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione europea. L’outreach dovrà raggiungere anche persone esterne alle reti delle organizzazioni partecipanti, utilizzando comunità locali, social media e altri canali frequentati da gruppi vulnerabili.

I partecipanti dovranno poi essere accompagnati attraverso workshop, assistenza individuale e, dove necessario, helpline. Prima degli incontri con i decisori europei saranno organizzati specifici introduction meetings, con copertura dei costi di facilitazione, interpretariato, catering e delle esigenze legate all’accessibilità.

Il finanziamento coprirà inoltre viaggi, pernottamenti e diarie delle persone coinvolte negli incontri.

Un altro elemento centrale è la creazione di national and regional participation hubs, chiamati a mantenere vivo il coinvolgimento anche tra un incontro europeo e l’altro. Sono previsti incontri tematici online e workshop dedicati a competenze come conoscenza delle istituzioni europee, public speaking, advocacy, comunicazione e confidence building.

Il progetto dovrà infine produrre un toolkit sulla partecipazione delle persone con esperienza di povertà ai processi decisionali, attivare un canale permanente di comunicazione con i partecipanti e realizzare una campagna contro lo stigma e le narrazioni ostili sulla povertà.

Cinque work package obbligatori

La Commissione indica già una struttura minima del progetto. Il WP1 sarà dedicato al coordinamento. Il WP2 riguarderà la diffusione delle call per la selezione dei partecipanti e il loro supporto. Il WP3 sarà dedicato alla facilitazione della partecipazione agli incontri di structured dialogue. Il WP4 dovrà sviluppare le capacità delle persone coinvolte di dialogare efficacemente con i policy maker. Il WP5, infine, sarà dedicato alla campagna di comunicazione contro stigma e narrazioni ostili sulla povertà.

Per il solo WP3 la Commissione suggerisce inoltre di riservare circa il 10% dell’intero budget a una componente di contingency destinata a spese impreviste.

Una call piccola nei numeri, ambiziosa nel metodo

I 900mila euro disponibili fanno della ESF-2027-PEP-ENGAGEMENT una misura finanziariamente limitata rispetto ai grandi programmi europei. La sua rilevanza è però soprattutto politica e metodologica. Il punto non è finanziare nuovi servizi contro la povertà, né sostenere genericamente iniziative di inclusione sociale. La Commissione vuole costruire un’infrastruttura di partecipazione attraverso cui l’esperienza diretta della povertà entri stabilmente nella formazione delle politiche europee.

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