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Si è conclusa a Bologna la 28ª European Conference on Artificial Intelligence (ECAI 2025), l’autorevole iniziativa internazionale organizzata con il supporto dell’European Association for Artificial Intelligence (EurAI) e dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA), che ha registrato un’affluenza eccezionale con circa 2400 adesioni.
Sotto la co-direzione scientifica di Aniello Murano, ordinario dell’università degli Studi di Napoli Federico II, e di Ines Lynce, docente dell’Università di Lisbona, la conferenza ha riunito le menti più brillanti che disegnano il futuro della AI confrontandosi sulle sfide etiche e tecniche di questa disciplina.
Il professore partenopeo ha focalizzato l’attenzione sull’obiettivo etico dell’AI e ha affermato: «Non lavoriamo per sostituire l’uomo ma per affiancarlo, per trovare soluzioni prodigiose e finalizzate al bene comune».
Murano, inoltre, ha lanciato un appello al Paese: «Siamo qui per promuovere la ricerca finalizzata al bene comune, ECAI è una conferenza apolitica che difende i diritti umani e intende sostenere l’uomo e non sostituirlo. L’Italia che ospita questa prestigiosa conferenza non è un luogo che semplicemente accoglie, ma deve essere un motore che promuove. Dobbiamo contribuire alla crescita, allo sviluppo tecnologico nel modo più equo e trasparente, con una Intelligenza spiegabile, scalabile, applicabile in tutti gli ambiti per migliorare e anche salvare vite umane».
A dialogo con la storia: le riflessioni di Luigia Carlucci Aiello, madre dell’AI in Italia.
Non passa inosservata la presenza di Luigia Carlucci Aiello, pioniera e «madre» dell’Intelligenza Artificiale in Italia. La scienziata ha ripercorso eccezionalmente le origini della disciplina e le sfide attuali legate all’etica e alla ricerca. Carlucci Aiello ha ricordato che l’AI, pur essendo nata con Turing negli anni ’30, ha ricevuto il suo nome a metà degli anni ’50 da John McCarthy negli Stati Uniti. Inizialmente, in Italia, l’AI era vista con scetticismo, considerata – a detta della informatica – «troppo avventurosa o troppo fantasiosa o troppo poco seria» rispetto all’informatica.
«Il mio interesse per l’intelligenza artificiale – ha raccontato Carlucci Aiello – è nato a una scuola estiva nel 1970, dove ho conosciuto McCarthy e altri ricercatori, all’epoca estremamente attivi nel campo. Persone che avevano proposto i primi algoritmi che poi sono diventati fondamentali nella ricerca sulla Intelligenza Artificiale e in robotica. Dopo questa scuola estiva il mio interesse è aumentato quando ho scoperto che nel laboratorio di McCarthy stavano sviluppando dei programmi per fare verifica di dimostrazione, ossia per fare dimostrazione in maniera automatica. In quel periodo il mio interesse era soprattutto per i programmi e i linguaggi di programmazione. La verifica formale era di proprietà dei programmi e quindi ho deciso di andare a Stanford, dove avrei potuto lavorare con uno di questi sistemi sviluppato da Rob Miller, un informatico inglese. Oltre alla visione della “macchina che ragiona” c’era un’offerta di mezzi di calcolo che per noi in Europa era qualcosa di veramente invidiabile, e questa per me è stato un grande shock culturale: entrare in un laboratorio come quello e constatare quanto fossero miseri i mezzi a nostra disposizione in Italia».
AI, etica e la corsa al profitto
Carlucci Aiello ha sottolineato l’importanza dei metodi formali che ritiene: «essenziali per provare le proprietà dei sistemi utilizzati in situazioni critiche». Ha criticato, inoltre, la fragilità dei sistemi basati sui Large Language Models (LLM) dove, a suo dire, « le allucinazioni non sono cose divertenti, sono cose estremamente pericolose e impediscono un utilizzo tranquillo e sicuro» degli strumenti.
Affrontando il dibattito etico la sua visione è netta. «L’etica non può essere attribuita a uno strumento – ha aggiunto l’informatica – io spesso ho portato l’esempio del martello. Il martello c’ha una sua etica. L’etica è di chi li usa. La preoccupazione maggiore riguarda l’intelligenza o mancanza di intelligenza delle persone, degli esseri umani piuttosto che degli strumenti stessi».
Riguardo il panorama normativo, pur accogliendo con favore la legge europea (AI ACT), ha espresso forte preoccupazione per la situazione attuale, dominata dalla «corsa disperata al profitto» e al conflitto, fattori che «ci mettono in mano agli interessi di pochi».
Il futuro della ricerca e l’appello all’Europa
La Professoressa ha lanciato un forte appello per il rafforzamento dell’asse culturale europeo, contrastando l’egemonia delle informazioni e degli strumenti americani. Carlucci Aiello, infatti, ha dichiarato: «La soluzione risiederebbe in investimenti pubblici, perché la ricerca deve essere pubblica. Tali investimenti devono essere a livello europeo e non nazionale, dato che la dimensione del singolo Paese è troppo piccola. L’Italia, pur avendo una conoscenza e un potenziale molto elevato per quanto riguarda l’intelligenza artificiale e la robotica, non riesce a competere. Vediamo andar via i nostri migliori cervelli che magari operano nei mercati internazionali, tipicamente americani, semplicemente perché lì gli investimenti sono maggiori»
Il suo messaggio finale, condiviso da molti ricercatori, è un auspicio per la creazione di un «Cern per l’Intelligenza Artificiale: un istituto sovranazionale pubblico che permetta di incontrare e confrontare le migliori menti ridando dignità e fiducia alla ricerca europea che ha un potenziale teorico elevatissimo ma che, come si diceva già nel 1981, ha bisogno di maggiore sicurezza di sé e di una dimensione che le permetta di trasformare la teoria in sistemi concreti».
