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Masaf, quasi 177 milioni tra caro concimi e liquidità ai frantoi. Dal 2027 la spesa guarda alle filiere

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
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I provvedimenti di settembre chiariscono la direzione della politica agricola del Ministero: 136,8 milioni per assorbire parte dell’aumento dei fertilizzanti, 40 milioni di credito Ismea per sostenere il ciclo finanziario dei frantoi e un nuovo canale PAC per l’enoturismo. Sullo sfondo c’è ColtivaItalia, ancora all’esame del Senato, con oltre un miliardo destinato soprattutto alla capacità produttiva nazionale.

Tra il 16 e il 23 settembre il ministero dell’Agricoltura ha concentrato una serie di interventi che, letti insieme, dicono parecchio sulla destinazione delle risorse nei prossimi mesi. Il provvedimento finanziariamente più consistente riguarda i fertilizzanti: 136,8 milioni per attenuare l’aumento dei costi sostenuti dalle aziende agricole. Due giorni dopo è arrivata la “Cambiale Frantoi Oleari”, 40 milioni di credito agevolato gestito da Ismea. Il 23 settembre è stato poi firmato il decreto che porta nell’intervento settoriale della PAC per il vino il sostegno al turismo enologico. Strumenti diversi per natura e dimensione, ai quali si affianca il disegno di legge ColtivaItalia, approvato dalla Camera e ancora in discussione al Senato.

La lettura della composizione della spesa è forse più interessante dei singoli annunci. Una parte delle risorse serve a proteggere il conto economico delle imprese dagli shock sui fattori produttivi, un’altra interviene sul capitale circolante. Sul medio periodo, invece, il Ministero concentra somme decisamente maggiori sull’aumento della produzione nazionale e sulle filiere considerate maggiormente esposte alla dipendenza dall’estero. Il turismo rurale entra nello stesso disegno dalla porta della diversificazione del reddito e della capacità di trattenere valore nei territori.

Fertilizzanti, 136,8 milioni contro maggiori costi stimati da Ismea in 396,7 milioni

Il caso dei fertilizzanti rende evidente la prima linea di intervento. Il decreto Masaf del 15 settembre dispone complessivamente 136.797.600 euro: 45.599.200 euro arrivano dalla riserva agricola europea e fino a 91.198.400 euro dal cofinanziamento nazionale. Bruxelles aveva mobilitato 540 milioni per gli agricoltori europei colpiti dall’aumento dei prezzi di fertilizzanti ed energia legato alla crisi mediorientale, assegnandone all’Italia poco meno di 45,6 milioni. Roma ha quindi utilizzato la possibilità di aggiungere risorse nazionali.

La dimensione del problema è superiore alla dotazione. Nel decreto compare la stima elaborata da Ismea: 396.673.574 euro di maggiori costi riconducibili all’aumento dei prezzi dei concimi contenenti azoto, fosforo e potassio. I 136,8 milioni disponibili equivalgono dunque a poco più di un terzo di quel valore complessivo. La percentuale del 50% richiamata dal Ministero riguarda il livello di compensazione previsto per le colture individuate, entro i massimali fissati dal decreto, e non va letta come rimborso generalizzato della metà di tutte le fatture sostenute dalle aziende.

Il meccanismo è costruito infatti su importi unitari per ettaro: dai 25,55 euro per l’olivo ai 64,30 euro per il mais da granella, per accedere occorre avere presentato entro il 25 luglio 2026 la domanda di aiuto per gli interventi a superficie, mentre le superfici devono risultare nella disponibilità dell’agricoltore al 15 maggio. Agea può ricorrere alla domanda automatica, riducendo il passaggio amministrativo a carico dell’impresa. La quota europea dovrà essere pagata entro il 28 febbraio 2027, quella nazionale entro il 31 maggio. Al 25 settembre il Masaf segnala ancora il decreto come in corso di registrazione presso la Corte dei conti, passaggio da tenere distinto dall’annuncio politico della misura.

Qui la scelta è netta: utilizzare risorse pubbliche per assorbire una parte di un costo eccezionale che incide direttamente sui margini e sulle decisioni colturali della prossima campagna. La Commissione europea ha motivato l’intervento proprio con il rischio che l’aumento degli input condizionasse le semine per il raccolto 2027.

Frantoi, 40 milioni di credito a tasso zero per finanziare il ciclo produttivo

La “Cambiale Frantoi Oleari” risponde a un problema finanziario differente. La dotazione è di 40 milioni, gestiti da Ismea, con finanziamenti compresi tra 3.500 e 50mila euro. La durata è di cinque anni ove i primi due di preammortamento e la restituzione del capitale che comincia dal terzo anno con rate trimestrali. Gli oneri finanziari vengono integralmente abbattuti. Possono accedere i frantoi attivi, regolarmente registrati nel Sian, che presentano giacenze di olio extravergine. Il portale per le domande deve aprire nel corso di ottobre.

Da un punto di vista di finanza agevolata, i 40 milioni costituiscono quindi un plafond di credito rimborsabile: l’agevolazione risiede nel costo finanziario azzerato e nel periodo iniziale durante il quale l’impresa non restituisce capitale. Anche il tetto di 50mila euro chiarisce la funzione dello strumento. La Cambiale serve soprattutto a finanziare esigenze di gestione e produzione, non gli interventi di ammodernamento di maggiore consistenza.

Il confronto con le misure già adottate per il comparto aiuta a mettere a fuoco la differenza. Sul fronte degli investimenti i frantoi hanno già beneficiato di 100 milioni del PNRR, mentre il disegno di legge ColtivaItalia assegna 300 milioni al Piano olivicolo nazionale 2026-2030, distribuiti tra 2027 e 2029. Il piano indicato dal Masaf prevede 50 milioni nel 2027, 200 nel 2028 e altri 50 nel 2029, con l’obiettivo dichiarato dal Ministero di aumentare del 25% la produzione nazionale attraverso nuovi impianti, recupero degli oliveti e interventi sulla struttura produttiva. Questi 300 milioni, però, dipendono ancora dalla conclusione dell’iter parlamentare di ColtivaItalia.

La Cambiale occupa così lo spazio tra le esigenze della campagna olearia e gli investimenti pluriennali programmati per il settore. È una distinzione essenziale anche quando si quantifica la spesa pubblica: il capitale dei prestiti torna a Ismea, mentre le somme destinate al Piano olivicolo finanzieranno investimenti e interventi di altra natura.

Il turismo del vino entra nella PAC, prima scadenza il 15 dicembre

Con il decreto firmato il 23 settembre cambia invece il perimetro delle spese finanziabili nel settore vitivinicolo. L’Italia attua le novità del cosiddetto “Pacchetto vino” europeo e apre il sostegno della PAC alla promozione del turismo enologico. I beneficiari individuati sono Consorzi di tutela, organizzazioni di produttori e organizzazioni interprofessionali. L’intervento può finanziare manifestazioni, visite e iniziative promozionali legate ai vigneti e ai territori di produzione. La scadenza ordinaria sarà il 30 ottobre di ogni anno, per la campagna 2026-2027 è stata fissata al 15 dicembre 2026.

Per le cantine c’è un elemento da considerare: il canale appena aperto ha innanzitutto una dimensione collettiva. Il decreto non nasce come incentivo diretto alla singola azienda per costruire una sala degustazione o ampliare una struttura ricettiva. Finanzia l’azione svolta dai soggetti aggregati della filiera per portare visitatori nei territori e collegare la reputazione del vino ai luoghi di produzione.

Le ricostruzioni pubblicate dopo la firma indicano un sostegno fino al 50% dei costi ammissibili, con possibilità per le Regioni di stabilire percentuali inferiori, soglie di spesa e criteri di priorità. Le risorse ricadono nel Piano strategico nazionale della PAC e quindi non aprono, per questa misura, un capitolo aggiuntivo di finanza pubblica nazionale. Documentazione di settore relativa alla programmazione 2027 indica 3 milioni di euro destinati all’enoturismo.

Il punto economico va oltre l’entità dello stanziamento. La PAC riconosce tra le funzioni della filiera vitivinicola anche la capacità di generare reddito attraverso la frequentazione dei territori. È un passaggio coerente con un’altra disposizione contenuta in ColtivaItalia, dove 9,2 milioni sono destinati a oleoturismo ed enoturismo e viene esteso il perimetro dell’ospitalità che le aziende agricole potranno offrire nelle aree rurali. I due interventi seguono però percorsi differenti e non vanno sovrapposti. Il decreto di settembre discende dall’intervento settoriale vino della PAC, mentre i 9,2 milioni sono contenuti in un disegno di legge nazionale ancora all’esame del Parlamento.

ColtivaItalia concentra 900 milioni su filiere, allevamenti e olivicoltura

È soprattutto ColtivaItalia a mostrare dove il Masaf vuole indirizzare la spesa dal 2027. Il testo approvato in prima lettura dalla Camera prevede una “Strategia per la sovranità alimentare” da 970 milioni. Le voci maggiori sono tre capitoli da 300 milioni: investimenti nelle filiere e nell’approvvigionamento di prodotti agricoli, programma “Allevamento Italia” e Piano olivicolo nazionale. Altri 70 milioni rifinanziano il Fondo per la sovranità alimentare per comparti come grano tenero, orzo, mais e proteine vegetali.

Il provvedimento contiene anche 150 milioni per l’accesso al credito di giovani e donne, con una ripartizione indicata dal Masaf tra mutui per il 65% delle risorse e contributi a fondo perduto per il restante 35%, oltre a interventi di minore consistenza finanziaria per ricerca e digitalizzazione. Il dato politico-industriale che emerge dalla distribuzione delle somme è la priorità assegnata alla capacità produttiva interna e all’approvvigionamento delle filiere. È lo stesso obiettivo che il Ministero esplicita nel presentare il provvedimento: ridurre la dipendenza dall’estero in alcuni comparti agricoli.

Occorre però mantenere separati gli stanziamenti già operativi dalle risorse programmate. Al 23 settembre il disegno di legge n. 2015 risultava ancora all’esame della commissione Agricoltura del Senato, con emendamenti e ordini del giorno in discussione. Il miliardo di ColtivaItalia descrive quindi la traiettoria della spesa dal 2027, ma non è ancora assimilabile alle risorse già attivabili con un decreto o con uno sportello aperto.

Gli interventi di settembre si aggiungono, del resto, a una componente di investimento già molto ampia. A febbraio il programma Parco Agrisolare è arrivato a una dotazione complessiva di 3,15 miliardi, dopo un incremento di 800 milioni, mentre a gennaio “Ismea Investe” ha aperto un plafond di 100 milioni per programmi nei settori della produzione agricola, della trasformazione e della commercializzazione. È il segnale che la politica degli investimenti resta in campo, mentre la pressione sui costi ha imposto strumenti capaci di intervenire più rapidamente sul fabbisogno finanziario delle imprese.

Il banco di prova, a questo punto, è il calendario. Il decreto sui fertilizzanti deve completare i controlli e tradursi nei pagamenti Agea. La Cambiale Frantoi entrerà nella fase delle domande a ottobre e sull’enoturismo dovranno arrivare le modalità applicative e le scelte delle Regioni prima della finestra che si chiude il 15 dicembre. Per gli stanziamenti maggiori programmati dal 2027 resta invece il passaggio parlamentare di ColtivaItalia. È lì che si vedrà quale parte della politica annunciata sul rafforzamento della produzione nazionale si trasformerà effettivamente in risorse disponibili per le imprese.

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