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Bonus di genere. Milano fa da apripista

Milano sarà il primo Comune in Italia a premiare le aziende che trattano in modo imparziale uomini e donne. Ne parliamo con Alessia Cappello, assessora al Lavoro e allo Sviluppo economico del Comune di Milano.

 

di Alessandro Battaglia Parodi

 

A Milano verrà presto attribuito un bonus di merito alle imprese in grado di esibire la certificazione di genere nel momento in cui parteciperanno a bandi pubblici. Si tratta di una novità molto importante, la prima in Italia, che segue la recente presentazione della ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti delle prassi di riferimento Uni/PdR 125:2022 con le quali sono stati definiti i criteri tecnici e funzionali alla certificazione stessa. Sarà, in sostanza, una sorta di premio che permetterà alle aziende certificate di ottenere migliori punteggi nell’aggiudicazione delle gare.

Quest’iniziativa non ha alcun legame specifico con il Pnrr ma riguarderà tutti i bandi relativi agli appalti del Comune di Milano. La misura rientra infatti nell’alveo più ampio di iniziative a favore dell’occupazione femminile che Palazzo Marino sta costruendo in questi mesi con le parti sociali.

Per saperne di più abbiamo incontrato la promotrice della misura Alessia Cappello, assessora al Lavoro e allo Sviluppo economico del Comune di Milano.

 

Lei ha presentato pubblicamente il bonus il 25 marzo scorso, il giorno successivo alla presentazione a Roma della nuova norma Uni 125:2022. Come nasce questa decisione?

«Non è un caso che io abbia voluto fare questo annuncio alla presenza della ministra Elena Bonetti a Palazzo Marino, proprio all’indomani della presentazione della norma Uni 125 sulla certificazione di genere. Credo che Milano, considerata da sempre il centro economico del Paese, abbia il dovere di dare segnali concreti e positivi su un tema importante come quello della parità di genere sul lavoro. Applicare un criterio di premialità nei bandi sarà una delle testimonianze di attenzione che daremo, oltre alla piena collaborazione che garantiremo al Ministero e alle iniziative che porteremo avanti dopo la firma del Patto per il Lavoro, come i piani di welfare e formazione aziendale e gli spazi per i nidi».

 

Le imprese che parteciperanno ai bandi legati agli appalti comunali avranno una sorta di maggiorazione nel punteggio se saranno in possesso della certificazione della parità di genere. Come varierà il livello della premialità rispetto alle diverse tipologie di bando?

«Stiamo studiando il meccanismo di premialità che verrà messo a punto e definito nei prossimi mesi. Dobbiamo tenere presente che non abbiamo esempi a cui guardare, essendo la prima amministrazione in Italia a implementare questa innovazione nelle gare pubbliche, e questo richiederà un po’ più di tempo. Le gare sono un meccanismo complesso, ma possiamo contare sul lavoro dei nostri uffici. La struttura comunale milanese può contare infatti su uomini e donne altamente preparati e capaci che saranno in grado di tradurre questa importante svolta politica nel linguaggio amministrativo».

 

Avete già un’idea di quando saranno pubblicati i primi bandi con premialità alle aziende certificate?

«Abbiamo stabilito l’obiettivo, o meglio uno dei nostri principali obiettivi, e posso assicurare che stiamo lavorando affinché si traduca in realtà. Anche perché sono convinta che, prima avremo i bandi con premialità, prima le imprese che non hanno ancora ottenuto la certificazione comprenderanno l’importanza di compiere questo importante passo avanti. Che considero un merito sociale, prima che occupazionale».

 

Il bonus riguarderà tutti i bandi di Palazzo Marino o solo quelli indicati dal Pnrr?

«Saranno coinvolti tutti i bandi, non solo quelli del Pnrr, che pure stanno aprendo la strada su parità salariale e pari opportunità. Che si tratti di opere o servizi, non farà alcuna differenza. Intendiamo premiare, in sede di gara pubblica, tutte quelle aziende che si dimostreranno concretamente impegnate nel garantire l’inclusione delle donne, salari adeguati e misure che consentano a lavoratori e lavoratrici di conciliare vita privata e lavoro».

 

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