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In un’epoca in cui sostenibilità, responsabilità sociale e impatto ambientale sono diventati temi centrali nell’agenda economica globale, il mondo agroalimentare italiano si trova al centro di una trasformazione profonda.
Una delle più interessanti manifestazioni di questo cambiamento è rappresentata dall’ascesa delle B Corp nel settore food & beverage, aziende che non solo puntano al profitto, ma si impegnano anche a generare un impatto positivo su persone, comunità e pianeta.
Certificazione B Corp
La certificazione B Corp è il riconoscimento da parte di un ente indipendente del fatto che l’azienda è condotta in modo tale da generare per l’ambiente e i suoi stakeholder più valore di quanto da essi ne acquisisca.
Adottando la visuale delle Benefit Corporation, un’azienda normale, non Benefit, si definisce estrattiva. Significa che preleva dagli stakeholder e dal contesto socio-ambientale in cui è inserita più valore sociale, ambientale ed economico di quanto ne produce.
Lo scopo del movimento è diffondere nel mondo un approccio pragmatico alla valutazione delle performance ambientali e sociali delle aziende. Questo significa accettare di misurare l’impatto positivo del proprio operato con una rigorosità del tutto assimilabile a quella adottata per la valutazione dei risultati economico-finanziari, sulla base di un processo di audit strutturato.
Pertanto, si parte dal compilare un Business Impact Assessment (BIA), ovvero un questionario che valuta l’impegno dimostrato dall’azienda rispetto a n. 5 dimensioni rilevanti:
– persone; governance; comunità; ambiente; clienti.
Se l’esito finale del questionario di auto-valutazione è di almeno 80 punti su 200, l’azienda potrà avviare il percorso di validazione, sottoponendosi all’audit delle proprie attività.
Un fenomeno in rapida espansione
Negli ultimi tre anni, il numero di aziende alimentari italiane che hanno ottenuto la certificazione B Corp è cresciuto del 166%. Si è passati da una decina scarsa a una trentina di realtà, che oggi rappresentano circa il 20% del fatturato complessivo delle oltre 350 B Corp italiane. In termini assoluti, parliamo di un giro d’affari di circa 3,8-4 miliardi di euro, su un totale che supera i 19 miliardi.
Questi numeri non solo testimoniano la vitalità del movimento, ma rivelano anche un profondo cambiamento nella cultura d’impresa: l’eccellenza del Made in Italy agroalimentare si arricchisce di valori, diventando sempre più sinonimo di sostenibilità, inclusione e trasparenza.
La geografia delle B Corp del food
Analizzando la distribuzione geografica delle B Corp alimentari italiane, emerge una netta prevalenza nel Nord Italia, con la Lombardia e l’Emilia-Romagna che guidano la classifica, seguite da Veneto e Lazio. Tuttavia, anche il Centro e il Sud Italia stanno mostrando segnali di crescita, segno che il modello B Corp sta progressivamente guadagnando terreno lungo tutta la penisola.
Dal punto di vista dimensionale, queste imprese si concentrano principalmente nella fascia delle medie imprese (46%), con una presenza non trascurabile di grandi aziende (16%) e, seppur in misura minore, anche di microimprese e realtà con oltre mille dipendenti. Complessivamente, le B Corp del food impiegano più di 18.000 persone, ovvero il 41% della forza lavoro totale certificata in Italia.
Modelli virtuosi e innovazione sostenibile
Ma cosa distingue davvero una B Corp nel settore alimentare? A fare la differenza sono i modelli di business e le scelte operative. Il 73% delle B Corp del food adotta pratiche concrete di tutela ambientale: gestione sostenibile delle risorse naturali, riduzione dell’inquinamento, ricorso a energie rinnovabili, economia circolare e lotta agli sprechi alimentari.
Accanto alla dimensione ecologica, c’è un forte impegno sul piano sociale. Il 30% delle aziende si dedica attivamente allo sviluppo economico delle comunità locali, attraverso iniziative di inclusione, progetti territoriali e relazioni etiche con i fornitori. Il 12% investe nel benessere dei propri lavoratori e dei consumatori, promuovendo ambienti inclusivi, parità di genere, welfare aziendale e responsabilità sociale.
In sintesi, l’approccio B Corp trasforma l’impresa in un attore di cambiamento, capace di generare valore condiviso lungo tutta la filiera agroalimentare.
Certificazione B Corp e Benefit: attenzione alle differenze
Spesso si tende a confondere la certificazione B Corp con la forma giuridica di “società benefit“. Sebbene vi siano affinità valoriali, si tratta di due strumenti distinti. La certificazione B Corp è rilasciata da un ente indipendente internazionale, e richiede il superamento di un rigoroso B Impact Assessment. Questo processo valuta l’impatto ambientale, sociale e di governance dell’azienda, e prevede revisioni periodiche.
La società benefit, invece, è una forma giuridica introdotta in Italia nel 2016, che impone l’inserimento nello statuto di uno scopo di beneficio comune accanto a quello lucrativo. Una società benefit può scegliere di diventare anche B Corp, ma non è un passaggio obbligato.
Esempi di eccellenza e best practice
Alcune aziende italiane rappresentano vere e proprie case history.
Una azienda, attiva nella produzione di frutta secca biologica, è stata riconosciuta tra le migliori al mondo per impatto ambientale. Un’altra azienda, leader nella carne biologica, ha avviato un percorso di rigenerazione della propria filiera zootecnica, culminato con la certificazione B Corp. Una storica cantina siciliana, ha abbinato le certificazioni VIVA e SOStain a quella B Corp, abbracciando pienamente una viticoltura sostenibile.
Questi esempi dimostrano che è possibile coniugare qualità, tradizione e innovazione con un impegno concreto per l’ambiente e la società.
Perché sempre più aziende scelgono la B Corp
Le motivazioni che spingono un’azienda ad affrontare il percorso di certificazione B Corp sono molteplici. Innanzitutto, c’è il desiderio di allineare strategia e valori, rendendo coerente l’identità aziendale con le aspettative di stakeholder sempre più attenti. In secondo luogo, la certificazione rappresenta uno strumento di credibilità e trasparenza, utile per accedere a mercati evoluti, attrarre investimenti sostenibili e costruire una reputazione solida.
Infine, il B Impact Assessment favorisce l’innovazione interna, stimolando miglioramenti continui e aprendo nuove prospettive in termini di governance, supply chain e modelli produttivi.
Prospettive e sfide future
Nonostante la crescita esponenziale, il mondo delle B Corp del food affronta ancora diverse sfide: la scalabilità dei modelli sostenibili, la standardizzazione delle metriche ESG, l’integrazione con la normativa europea sulla finanza sostenibile e l’allineamento tra valori e rendimenti economici.
Tuttavia, è proprio questa tensione tra idealità e concretezza che fa delle B Corp un laboratorio privilegiato per ripensare il capitalismo contemporaneo. Nel settore alimentare, in particolare, il modello B Corp può diventare una chiave strategica per affrontare le grandi transizioni del nostro tempo: quella climatica, quella energetica e quella sociale.
Il Made in Italy del futuro non sarà solo sinonimo di qualità e gusto, ma anche di responsabilità e impatto positivo. E le B Corp saranno tra i protagonisti di questa nuova narrazione.
