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Agrisolare, un’opportunità a portata di tanti

Agrisolare

Sono circa 5mila le imprese agricole italiane ammissibili all’investimento “Parco agrisolare”. Una grande occasione che non si può sprecare se l’obiettivo è migliorare l’efficienza produttiva ed energetica di molte filiere agrifood.

di Roberto Antiseri

 

Mentre la Commissione Ue procede con l’erogazione al nostro Paese dei primi fondi del Pnrr per l’agrisolare, e soprattutto in attesa delle sospirate Linee guida necessarie all’applicazione dell’agrivoltaico, iniziano anche a circolare gli interessanti dati della ricerca di Crif-Centrale Rischi Finanziari, l’agenzia bolognese che fornisce supporto all’erogazione e alla gestione del credito, che ha voluto indagare quante e quali siano le imprese agricole già pronte ad accedere ai fondi del bando Parco Agrisolare.

Stiamo parlando dell’investimento 2.2, con dotazione di 1,5 miliardi di euro, che ha l’obiettivo di introdurre misure decisive per potenziare la produzione di energia rinnovabile per il settore agricolo e semplificare i procedimenti di autorizzazione per ammodernare le linee elettriche esistenti. Si tratta di uno dei tasselli più importanti della Missione 2 del Pnrr (rivoluzione verde e transizione ecologica) che dispone complessivamente della bellezza di circa 60 miliardi per lo sviluppo di ecosistemi più sostenibili e resilienti.

Fotografia delle aziende agricole eleggibili

Per avere una panoramica delle Pmi in Italia della loro “readiness” a sviluppare progetti in ambito agrisolare, Crif ha analizzato la totalità delle oltre 5 milioni di imprese attive, a partire dal patrimonio informativo proprietario. Dall’analisi emerge che in Italia le imprese agricole potenzialmente eleggibili sono complessivamente 599.736, di cui 4.999 pienamente in linea con l’investimento Parco Agrisolare.

La maggior parte di queste aziende risiede al Nord, e tra le Regioni maggiormente rappresentate troviamo la Toscana con il 16,7% del totale, il Veneto (14,3%) e la Lombardia (11,2%). Tra le regioni del Sud spiccano invece la Sicilia (4,4%) e la Puglia (3,8%).

Da un punto di vista dimensionale, il 62,2% delle imprese agricole pienamente in linea con l’investimento conta meno di 8 dipendenti.

Per quanto riguarda infine l’affidabilità creditizia, le imprese agricole pienamente in linea con la misura del Pnrr risultano meno “rischiose” rispetto al totale di quelle ammissibili: soltanto il 12,9% delle eleggibili presenta infatti un rischio minimo rispetto all’affidabilità di pagamento, rispetto al 46,61% delle imprese in linea con l’investimento analizzato.

La situazione delle aziende produttrici di impianti e di energia

Crif ha anche effettuato un ulteriore focus sulle imprese produttrici di impianti ed energia elettrica, in quanto beneficiari indiretti dell’investimento del Pnrr. Sono infatti loro i potenziali fornitori delle imprese agricole per la realizzazione dei progetti.

L’analisi mette in luce che sono 6.489 le imprese italiane produttrici di impianti ed energia elettrica pienamente rispondenti con la misura Parco Agrisolare. In questo caso le regioni maggiormente rappresentate sono la Lombardia con il 15,2% del totale, il Piemonte (14,3%) e il Veneto (10,4%) mentre nel Sud Italia emergono nuovamente la Sicilia (6,2%) e la Puglia (5,4%).

Anche in questo caso Crif ha valutato l’affidabilità creditizia di questa tipologia di aziende, e anche questa volta le imprese pienamente in linea sono meno rischiose. Nello specifico, il 16,6% mostra un rischio minimo rispetto al 7,8% del totale delle imprese eleggibili.

Focus sulla Food Valley emiliana

Crif ha voluto ulteriormente approfondire la propria analisi focalizzandosi su un’area agricola italiana particolarmente produttiva, l’Emilia Romagna, e dunque la più vocata a realizzare interventi specifici in ambito agrisolare. In questa Regione c’è infatti una concentrazione estremamente elevata di filiere alimentari che vanno storicamente a comporre la cosiddetta “Food valley” realizzando un alto numero di eccellenze Dop e Igp.

Tra le 48.686 imprese agricole eleggibili dell’Emilia Romagna, sono 521 quelle pienamente in linea con l’investimento Parco Agrisolare e, a livello territoriale, la provincia di Forlì-Cesena risulta la più rappresentata con 92 imprese, seguita da Ravenna (83), Bologna (77) e Modena (62).

Il 61,8% delle imprese emiliano-romagnole che sono pienamente in linea con i requisiti richiesti ha meno di 9 dipendenti e, anche in questo caso specifico, risulta meno rischiosa rispetto all’affidabilità creditizia, con una quota di imprese a rischio minimo (64,5%) che è significativamente maggiore rispetto al totale delle imprese eleggibili (31,6%).

Alcune considerazioni finali

Poiché l’agrisolare è uno dei driver principali dell’innovazione in ambito agricolo nonché uno strumento indispensabile nell’ottica di una progressiva transizione ecologica ed energetica del Paese, sono molte le riflessioni che nascono da questa interessante ricerca. Innanzitutto il numero di aziende ammissibili al finanziamento, ben 5mila, pur rappresentando una frazione bassissima sul totale (solo lo 0,83% su 600mila imprese) è comunque un insieme nutrito di imprese che potrebbe incidere enormemente sull’efficienza energetica e produttiva complessiva di parte del sistema. Va da sé che tutte queste realtà dovrebbero intercettare quest’opportunità davvero unica nel suo genere, vincendo le perplessità e armandosi di un po’ di coraggio.

«Purtroppo non sempre gli imprenditori hanno la piena consapevolezza, il tempo e la struttura per accedere alle opportunità messe a disposizione dal Pnrr», commenta Simone Capecchi, executive director di Crif. «Ed è per questo che i player finanziari possono giocare un ruolo strategico di vicinanza al tessuto imprenditoriale del nostro Paese, facendo evolvere il loro tradizionale ruolo di prestatori di credito e affiancando le imprese nei loro progetti di sviluppo fino all’ottenimento dei fondi».

 

 

 

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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