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L’obiettivo è chiaro: favorire nuova occupazione stabile e sostenere la ripartenza dell’economia italiana, con un occhio di riguardo per le categorie più fragili e per il Mezzogiorno.
Il Decreto Coesione 2025, approvato nelle scorse settimane, rappresenta un intervento ambizioso dell’ultimo periodo, che punta a iniettare fiducia e liquidità nelle imprese che investono in capitale umano.
I dati sulla disoccupazione giovanile, ancora troppo alta soprattutto nel Sud Italia, hanno spinto il governo a rafforzare la leva degli sgravi contributivi per rendere più conveniente l’assunzione di nuovi lavoratori.
Quali sono gli incentivi
Il cuore del provvedimento è l’introduzione di un esonero contributivo totale fino a 500 euro mensili per ciascun nuovo assunto, che potrà essere goduto per 24 mesi consecutivi. Una misura pensata per ridurre drasticamente il costo del lavoro e incoraggiare le imprese a puntare su giovani under 35, donne disoccupate da almeno sei mesi e percettori di ammortizzatori sociali come la NASpI o l’Assegno di Inclusione.

Per le imprese localizzate nelle regioni meridionali — dove il divario occupazionale resta particolarmente critico — l’esonero potrà arrivare a 650 euro mensili, grazie a un rafforzamento del cofinanziamento europeo sulle politiche attive del lavoro.
Bonus per formazione e stabilizzazioni
Il Decreto Coesione 2025 non si limita agli sgravi contributivi: prevede anche un bonus fino a 8.000 euro per le imprese che assumono lavoratori provenienti da percorsi formativi o tirocini finanziati con risorse PNRR o regionali. In questo modo si punta a ridurre la distanza tra scuola e lavoro e a garantire una transizione più fluida nel mercato occupazionale.
Inoltre, le aziende che trasformeranno contratti a termine in contratti a tempo indeterminato entro la fine del 2025 potranno beneficiare di un incentivo una tantum di 3.000 euro per ciascun lavoratore stabilizzato.

Misure specifiche per le imprese innovative
Il governo ha pensato anche alle start-up e alle imprese ad alto contenuto tecnologico. Per queste realtà sarà possibile cumulare l’esonero contributivo con un credito d’imposta pari al 20% del costo del lavoro per ogni nuovo assunto, fino a un massimo di 10.000 euro.
Si tratta di un incentivo mirato a potenziare il tessuto innovativo italiano e favorire la competitività sui mercati internazionali.

Come si accede agli sgravi
Le procedure saranno digitalizzate: le imprese potranno presentare domanda telematicamente a partire dal 1° luglio 2025 oppure in vari step successivi con svariate finestre nel corso del tempo.
Il monitoraggio sarà garantito da controlli a campione, per evitare irregolarità e abusi. Il riconoscimento degli sgravi avverrà in compensazione tramite modello F24, snellendo notevolmente l’iter burocratico.
Quali ricadute sull’occupazione
Secondo le stime del Ministero del Lavoro, queste misure potrebbero generare oltre 150.000 nuove assunzioni entro la fine del 2026, con benefici significativi soprattutto per i giovani e le donne.

Se ben gestito, questo pacchetto di agevolazioni potrebbe non solo sostenere la crescita occupazionale, ma anche migliorare la qualità dei contratti, riducendo la precarietà che ha caratterizzato ampie fasce del mercato del lavoro italiano negli ultimi anni.
In un momento in cui la fiducia degli imprenditori è ancora fragile, iniziative di questo tipo possono rappresentare un volano per ridare slancio agli investimenti sul capitale umano, vero motore della ripresa.
