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Quando la solidarietà è il primo vaccino

Un grande esempio di collaborazione tra pubblico e privato per raggiungere una popolazione, quella dei pazienti dializzati e diabetici, spesso dimenticata nelle grandi logiche di intervento sanitario su ampia scala.

Vaccinare in poche ore centinaia di pazienti in dialisi, e per giunta nel giorno di Pasqua! È quello che è accaduto nella Asl Napoli 1 Centro dove lo scorso 4 aprile sono state somministrate dosi di vaccino a 430 pazienti che si sottopongono a trattamento dialitico, di cui 67 nei centri pubblici e 363 nei centri accreditati.
Un’operazione che ha avuto come protagonisti i medici e i paramedici del gruppo NefroCenter e che ha messo in scena la buona intesa operativa tra la sanità pubblica campana e quella privata.
Abbiamo voluto farci raccontare questa bella storia di collaborazione da Margherita Lombardi, managing director presso Lafare Farmaceutica, azienda del Gruppo NefroCenter, nonché azionista del gruppo insieme alla famiglia.

Abbiamo saputo che per tutti quei pazienti l’attesa è stata di pochi minuti. Insomma, a volte l’emergenza si fronteggia anche con gesti generosi ma anche immediati…

«Direi di sì, l’importante è avere sempre chiaro l’obiettivo e i tempi di realizzazione. E in questo caso l’obiettivo era quello della solidarietà medicale, ma da realizzare con urgenza. L’idea dei vaccini è nata molte settimane fa da una partnership tra i nostri centri privati e la Regione Campania per facilitare e velocizzare le vaccinazioni di persone fragili che altrimenti non potrebbero muoversi in maniera indipendente. E che quindi sarebbero state scoraggiate a presentarsi nei centri vaccinali. Abbiamo iniziato a proporre il nostro intervento con la Asl Napoli 3 tre settimane fa, dopodiché anche la Asl Napoli 1 e quella di Salerno hanno aderito alla nostra iniziativa. Ciò ha comportato un percorso formativo medici e infermieri delle nostre strutture per renderli abili alla somministrazione dei vaccini. Abbiamo così organizzato per loro dei corsi online e in men che non si dica abbiamo potuto somministrare ai nostri ospiti diabetici e dializzati il vaccino Moderna, che è quello di più facile conservazione».

Naturalmente i vaccini sono arrivati dalla Regione…

«Certamente, la Regione Campania ci ha fornito i lotti di vaccino, ma tutta l’operazione è stata e sarà ancora a costo zero per la comunità. L’impegno e la spesa sono interamente a carico nostro. Ma la nostra maggior attenzione è andata al benessere e alla serenità di ogni singolo paziente, per il quale abbiamo definito un preciso protocollo, a partire dall’esame della cartella clinica. D’altronde chi meglio del nefrologo conosce la cartella clinica di ogni singolo utente e sa riconoscere quali possono essere le fragilità. Stiamo parlando di persone che il più delle volte sono impossibilitate nei loro movimenti, e per le quali un’uscita dalla struttura può rappresentare un momento di forte stress, se non di pericolo».

Continuerete anche nelle prossime settimane con quest’iniziativa?

«Sicuramente, il prossimo appuntamento è il 25 aprile sempre con altri vaccini resi disponibili dalla Regione. Per noi è più di un atto di collaborazione perché, in un momento così difficile, siamo consapevoli che anche una prestazione primaria può mettere in difficoltà la struttura pubblica. E non è possibile voltarsi dall’altra parte, occorre che ognuno faccia la sua parte».

Ma voi siete impegnati anche nel volontariato?

«Sì, con la Fondazione Per Aspera ad Astra svolgiamo opere di sostegno alle persone con forti difficoltà di tipo sanitario. Si tratta di iniziative su vari fronti, ma tutte improntate alla solidarietà medica. Stiamo parlando di sostegno umanitario e soprattutto logistico per chi è in attesa di un intervento chirurgico importante e per chi ha difficoltà ad accedere a una particolare prestazione sanitaria. Per Aspera ad Astra è una onlus con obiettivi solidali, svolgiamo quindi una forma di assistenza sociale del tutto gratuita verso pazienti con patologie complesse, altrimenti soli o in serie difficoltà. Facciamo inoltre visite domiciliari e corsi di caregiving, oltre agli interventi di supporto motorio per le persone non autonome, per accompagnarle a fare visite o svolgere altre incombenze».

Con l’emergenza sanitaria tutto è ovviamente diventato molto più difficile…

«Durante l’emergenza abbiamo messo a disposizione lacune strutture che abbiamo adibito a centri Covid proprio per l’aderenza delle cure. Tenga presente che il nostro gruppo ha 40 strutture in tutta la Campania per un totale di circa 1.000 pazienti in dialisi e 50.000 diabetici in cura, con 250 specialisti che operano presso le nostre strutture. Non eravamo ancora in grado di fare vaccinazioni, ma abbiamo sostenuto le persone in stato di bisogno garantendo loro la massima contiguità con i protocolli sanitari, organizzando su più turni la nostra presenza e fornendo aiuto soprattutto alle persone più in difficoltà per le gravose esigenze della dialisi. E in questo siamo stati sostenuti anche dalla Regione che ha riconosciuto l’acquisto da parte nostra di un’ambulanza dedicata. Occorre ricordare che nei periodi più intensi della Pandemia non c’era disponibilità di letti all’interno degli ospedali, per cui i pazienti dializzati dovevano rimanere a casa con assistenza privata oppure si trovavano nell’impossibilità di accedere alle aree ospedaliere ormai divenute off limits per soggetti così delicati. Il nostro ruolo in quei mesi così difficili è stato quello di permettere loro un’assistenza e un trasporto sicuro verso le strutture preposte, senza mai metterli in contatto con aree contaminate. E credo che i risultati ci stiano premiando».

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