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Trasformazione digitale: il Terzo Settore accetti le nuove sfide

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La trasformazione digitale è un processo culturale imprescindibile per l’efficienza qualitativa e quantitativa, per l’accessibilità e la rappresentatività dei propri obiettivi. La digitalizzazione per il terzo settore è una grande potenzialità, ma spesso si scontra con vincoli che limitano le strategie delle organizzazioni.

di Miriam Masone

A confermarlo è il report di Italia no profit e for no profit sul «Terzo settore & digitale – Verso un futuro digitale» affiancato da TeamSystem in cui si evidenza che il 44% degli enti utilizza strumenti e soluzioni digitali, ma senza un approccio strategico. Questa percentuale aumenta al 50% se si includono le organizzazioni con fatturato inferiore a 60 mila euro. Solo 37% degli enti appare impegnato in una vera transazione, ma procede con lentezza, trattandosi dei primi approcci con un piano ancora da sviluppare e con molte esitazioni nell’avventurarsi nel processo di digitalizzazione.

Scarsa focalizzazione

Il terzo settore, spesso, ritiene altre sfide prioritarie e la mancanza di fondi e di competenze, talvolta anche di base, fungono da deterrente per la completa transizione digitale. Ad oggi solo il 33,1% degli enti si avvale delle opportunità di finanziamento, di donazioni di beni materiali strumentali alla tecnologia e della partecipazione a incontri di formazione e capacity building proposti da fondazioni, pubbliche amministrazioni e aziende private.

Per molti, la digitalizzazione corrisponde al mero utilizzo dei social media al quale aderiscono il 93,2% degli enti. A occuparsi della gestione dei social media, tuttavia, sono spesso collaboratori privi di competenze specialistiche in tale ambito. Solo una quota marginale degli enti decide di affidare la comunicazione digitale a un professionista esterno. L’88% degli enti del terzo settore ha un proprio sito Web, ma meno della metà di essi ha una versione ottimizzata in ottica SEO (Search Engine Optimization) e, invece, poco più della metà delle imprese sociali si avvale di strumenti di tracciamento per valutare la propria efficienza online e il comportamento dei propri utenti.

Carenza di fondi e mancanza di competenze

Lo scarso risultato della digitalizzazione nel mondo non profit è reso evidente dal seguente dato: solo un ente su 3 utilizza software gestionali. In relazione a questo  punto, emergono differenze significative relative al volume di attività degli enti: quelli con un fatturato di almeno 1 milione di euro si dimostrano maggiormente propensi (57%) all’utilizzo di questi software, mentre gli enti con fatturato entro i 60 mila euro non li utilizzano o, al massimo, ricorrono a software centralizzati e condivisi.

Invece, per quanto riguarda la gestione amministrativa – nonostante l’86% si avvalga del supporto di strumenti digitali, la maggior parte degli enti continua ad utilizzare libri e registri cartacei.

Emerge chiaramente una certa esitazione da parte degli enti circa la possibilità di avviare un processo concreto di transizione digitale. Si tratta di un’esitazione in parte legata alla carenza di fondi e in parte legata alla mancanza di competenze specifiche in ambiti come l’intelligenza artificiale, il machine learning e la cybersicurity.

Fondo Repubblica Digitale

Il settore non profit, però, è sempre più in crescita – le organizzazioni attive sono oltre 360 mila con circa 893 mila dipendenti e oltre 4,6 milioni di volontari: Ne consegue che la digitalizzazione si traduca inevitabilmente in urgenza, anche per il semplice bisogno di emergere e distinguersi. Anche sulla base di queste premesse, il Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa sociale ha pubblicato il bando «Digitale sociale» (https://www.fondorepubblicadigitale.it/bandi/bando-digitalesociale/) che mette a disposizione 15 milioni di euro per sostenere progetti volti all’empowerment di conoscenze e competenze digitali di dipendenti, collaboratori stabili e volontari degli enti nei settori dell’economia sociale.

Il bando, che finanzia iniziative presentate da partenariati composti da almeno due soggetti, finanzia sia attività di formazione digitale (di base o avanzata), sia l’implementazione di soluzioni tecnologiche, sia, ancora, la realizzazione di azioni di accompagnamento dei beneficiari (orientamento, tutoring, coaching, mentoring) per consolidare i benefici e i risultati della formazione ricevuta. Sono finanziabili progetti che prevedano richieste di contributo da 500 mila e 1 milione di euro. Il bando scade il 19 luglio 2024.

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