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SPlastica, una bella storia di successo

SPlastica

Vincitrici del bando Women TechEu, tre ricercatrici dell’Università di Tor Vergata sono ora alle prese con lo sviluppo della loro start-up. Si chiama SPlastica e ha come obiettivo lo sviluppo di materiali biodegradabili e compostabili, simili alla plastica, a partire da scarti organici.

di Franco Genovese

 

SPlastica è una delle 50 imprese femminili europee meritevoli di finanziamento scelte dal programma Women TechEu per lo sviluppo di start-up ad alto contributo di innovazione. A guidarla ci sono tre scienziate dell’Università di Tor Vergata di Roma, Raffaella Lettieri, Valentina Armuzza ed Emanuela Gatto, e un economista, Graziano Massaro, che potranno così passare dallo sviluppo del materiale in scala di laboratorio di ricerca all’applicazione industriale su larga scala. Tre chimiche che diverranno imprenditrici grazie a una tecnologia innovativa che farà presto parlare di sé. Il materiale da loro progettato rimpiazzerà infatti il tradizionale packaging alimentare di origine fossile con un nuovo materiale in bioplastica derivato dal latte invenduto e scaduto. Si tratta di un polimero a base biologica che dura fino a due o tre anni prima di deteriorarsi e che si dissolve in acqua di mare in 60 giorni e nel compost in 90. Ciò permetterà di sostituire la plastica con altri materiali biodegradabili, così come auspicato dall’Unione europea. Abbiamo incontrato la responsabile del progetto, Emanuela Gatto, per farci raccontare come è stato approcciato il bando e quali sono state le criticità nel redigere il progetto.

 

Siete state selezionate dal programma Women TechEu dedicato al sostegno di start-up deep tech guidate da imprenditrici. L’aiuto economico è di 75mila euro per sostenere le fasi iniziali del processo di innovazione e la crescita dell’azienda. In quale fase siete in questo momento?

«In questo momento ci troviamo in una fase di trasferimento tecnologico, ovvero nel passaggio di produzione del materiale all’interno di un laboratorio allo sviluppo del materiale a livello industriale. Stiamo quindi effettuando dei test in collaborazione con aziende che si occupano di trasformazione di materie plastiche per la creazione di oggetti a partire dai pellet di questa nuova plastica biodegradabile. Le realtà con le quali stiamo testando il materiale sono al momento localizzate nel Lazio. Questo bel sostegno finanziario ci aiuterà a procedere in questo lungo percorso di avvio. Attualmente abbiamo già realizzato un mini-impianto “pilota” per la produzione dei nostri granuli di base, grazie al bando Pre-Seed della Regione Lazio. Ora stiamo cercando fondi per la realizzazione di un impianto più grande. Uno degli obiettivi del progetto Women TechEu è proprio la definizione di quest’impianto. Inoltre abbiamo necessità di ottenere le certificazioni necessarie alla vendita dei nostri materiali e generare tutto il materiale documentale che poi ci permetterà di portarlo sul mercato. Il sostegno economico è fondamentale per traguardare questa fase davvero delicata che è fondamentale per riuscire a produrre il nostro materiale industrialmente».

 

Chi vi ha sensibilizzato sull’opportunità del bando Women TechEu?

«Lavorando in università, da sempre seguiamo l’andamento dei bandi europei relativi alla ricerca, è un tipo di attenzione piuttosto tassativa perché il reperimento di risorse economiche è fondamentale per portare avanti progetti di ricerca. Questo bando in particolare aveva un approccio imprenditoriale. Avevamo notato da tempo che l’Unione europea dedicava molta attenzione al sostegno di start-up guidate da donne e, come era già successo in passato, abbiamo colto al volo quest’opportunità, che ci sembrava quella più adatta alle nostre esigenze».

 

Avevate già usufruito di altre misure di sostegno in precedenza?

«Sì, nel 2020 abbiamo vinto, come detto, il bando Pre-Seed della Regione Lazio per l’allestimento del laboratorio e di un piccolo impianto pilota. Lo scorso anno abbiamo partecipato al bando Boost Your Ideas della Regione Lazio che ci è servito moltissimo per perfezionare il nostro modello di business. E da lì siamo stati associati a un cosiddetto “Spazio Attivo”, quello di Colleferro, che si rivolge a progetti d’impresa e startup innovative che operano prevalentemente nella filiera dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale. E attualmente siamo seguite nel percorso verso il go to market da LazioInnova, la società della Regione Lazio, partecipata dalla Camera di Commercio di Roma, che si occupa di sviluppo economico e facilitazione del credito. Anche per ila copertura dei brevetti abbiamo usufruito di una misura di sostegno, che è il bando Brevetti+ di Invitalia».

 

Quindi con queste misure siete riuscite a formarvi un approccio imprenditoriale.

«Certamente, è un aspetto fondamentale che non va sottovalutato. Proprio all’interno del bando Women TechEu vi è un percorso formativo dedicato all’imprenditorialità delle donne che guideranno queste start up. Lo inizieremo proprio questo mese con l’affiancamento di un coach».

 

Quali criticità avete incontrato a redigere il progetto? Lo avete scritto voi?

«Sì, il progetto l’abbiamo scritto noi, dal momento che avevamo già esperienza di progettazione e dall’esperienza acquisita durante i corsi imprenditoriali a cui abbiamo partecipato nel corso degli anni. Infatti, la procedura seguita è stata completamente diversa. Generalmente i lavori redatti in passato erano legati al mondo della ricerca, mentre in questo caso ci siamo trovate di fronte a un progetto marcatamente imprenditoriale. È stato quindi molto importante fare emergere fin da subito gli aspetti di business, indicando la ricaduta economica che si vuole ottenere, le previsioni di vendita dei prodotti realizzati e anche il legame con le aziende e con le varie filiere produttive». Il tutto supportato da solide basi scientifiche.

 

Su quali tipologie di prodotti andrà a impattare la vostra innovazione?

«Il nostro obiettivo è quello di ottenere dei granuli a partire dai quali le diverse aziende potranno poi realizzare prodotti plastici per diversi utilizzi, principalmente legati al packaging, che è un mondo vastissimo. L’importante in questa fase di avvio è riuscire a realizzare granuli idonei ai differenti processi industriali. Il nostro è un materiale totalmente compostabile, con processo di decomposizione che può avvenire anche a temperatura ambiente in una compostiera, e non nel normale utilizzo. Si tratta infatti di un materiale che può essere depositato come scarto nella raccolta dell’umido perché si degrada facilmente come compost. Dopodiché può essere utilizzato per fertilizzare i terreni. La sua natura lo rende quindi molto interessante per tutta l’industria alimentare. Che mai come in questo momento storico è alla ricerca di materiali riciclabili ed ecosostenibili da utilizzare come leva per il proprio marketing».

 

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