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Euro-MED cambia passo: il Mediterraneo diventa il laboratorio europeo della resilienza

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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Venti milioni per nuovi progetti territoriali, otto milioni per trasferire nel turismo soluzioni che hanno già funzionato. Le ultime call di Interreg Euro-MED mostrano una trasformazione interessante della cooperazione europea: meno spazio alle idee ancora da dimostrare, più attenzione a risultati concreti, trasferibilità e capacità di incidere sulle politiche dei territori.

Il Mediterraneo è probabilmente uno dei luoghi nei quali le grandi transizioni europee smettono più rapidamente di essere concetti astratti. Cambiamento climatico, pressione sulle città, perdita di biodiversità, scarsità d’acqua, turismo intensivo, trasformazione dei sistemi produttivi e alimentari assumono qui una dimensione immediatamente territoriale. È su questo spazio, molto diverso da Paese a Paese ma attraversato da problemi comuni, che opera Interreg Euro-MED 2021-2027, il programma di cooperazione transnazionale che coinvolge 69 regioni di 14 Paesi della sponda settentrionale del Mediterraneo e dispone complessivamente di circa 294 milioni di euro.

La fase finale della programmazione offre oggi un punto di osservazione particolarmente interessante. Nel giro di un mese Euro-MED mette infatti sul tavolo due call molto diverse: la Call 7, aperta dal 1° al 30 settembre 2026 e dedicata al turismo sostenibile, e la Call 8, che aprirà il 1° ottobre con circa 20 milioni di euro disponibili e l’obiettivo di finanziare una decina di nuovi progetti tematici.

Un programma costruito intorno alle missioni

Euro-MED organizza la propria azione attorno a quattro missioni: rafforzare un’economia innovativa e sostenibile, proteggere/ripristinare e valorizzare il patrimonio naturale, promuovere aree di vita più verdi, migliorare la sostenibilità del turismo. È una scelta che cerca di superare la tradizionale frammentazione dei progetti europei collegando sperimentazione, trasferimento dei risultati e politiche territoriali.

La logica è importante: il Programma ha costruito una propria Results Amplification Strategy con progetti di governance chiamati a favorire il riuso dei risultati, creare comunità tra iniziative che operano sulla stessa missione e accompagnare l’integrazione delle soluzioni nelle politiche pubbliche locali, regionali e nazionali.

Call 7: usare meglio le soluzioni che esistono

La Call 7, aperta in questo momento e con chiusura il 30 settembre 2026 alle 13:00, dispone di circa 8 milioni di euro ed è interamente dedicata al turismo sostenibile.

La call nasce all’interno del Mediterranean Multi-Programme Mechanism, MMM, una struttura che mette in relazione dieci programmi Interreg mediterranei, otto dei quali partecipano alla call coordinata del 2026. L’obiettivo è far circolare maggiormente quello che è già stato prodotto dalla cooperazione europea: metodi, strumenti, modelli, soluzioni e pratiche sperimentate da un progetto devono poter essere adottati da altri territori invece di rimanere confinati nel progetto originario.

La regola è significativa: una proposta presentata alla Call 7 Euro-MED deve basarsi su almeno un output sviluppato nell’ambito di un altro programma aderente al MMM. Quel risultato deve essere adattato, trasferito, valorizzato o portato a una scala differente.

È una piccola rivoluzione rispetto a una delle debolezze storiche della progettazione europea. Per anni il sistema ha incentivato la produzione continua di nuovi progetti, mentre molto meno strutturato è stato il percorso attraverso il quale una buona soluzione sperimentata in Catalogna, Croazia, Puglia o Grecia poteva diventare patrimonio operativo di altri territori.

La Call 7 prova a intervenire esattamente qui. Il valore coincide con la capacità di riconoscere ciò che ha già funzionato e farlo funzionare altrove.

Nel turismo mediterraneo la questione è particolarmente rilevante. I territori si confrontano spesso con gli stessi problemi: concentrazione stagionale dei flussi, pressione sulle coste e sui centri storici, consumo delle risorse, rapporto difficile tra attrattività turistica e qualità della vita dei residenti, necessità di distribuire i visitatori verso aree interne e destinazioni meno congestionate. Il MMM tenta quindi di costruire una sorta di mercato mediterraneo delle soluzioni pubbliche nel quale gli output dei progetti non vengono semplicemente archiviati alla loro conclusione ma rimessi in circolazione.

Call 8: venti milioni per la resilienza territoriale

Se la Call 7 rappresenta il versante della capitalizzazione, la Call 8 riapre quello della sperimentazione. Lo fa però imponendo condizioni più stringenti rispetto al passato.

La call aprirà il 1° ottobre 2026 alle 13:00 e la fase scritta terminerà il 2 novembre alle 13:00. Gli allegati obbligatori potranno essere presentati fino al 16 novembre. La dotazione indicativa è di circa 20 milioni di euro, con l’obiettivo di selezionare circa dieci progetti tematici. I progetti avranno una durata di appena 24 mesi.

Il filo conduttore scelto dal Programma è eloquente: “Advancing Territorial Resilience”, far avanzare la resilienza territoriale.

Tre delle quattro missioni Euro-MED saranno interessate: Innovative Sustainable Economy, Natural Heritage e Green Living Areas. Il turismo sostenibile rimane invece fuori dalla Call 8 perché dispone della specifica Call 7.

Le indicazioni preliminari del Programma sono molto nette: i progetti dovranno avere un campo di intervento ben delimitato, affrontare uno specifico problema in un preciso contesto territoriale, dare priorità all’implementazione di attività pilota sul campo ed essere sufficientemente maturi da trasformare rapidamente i risultati in pratiche o politiche.

La fine del progetto “convegnistico”

Questa impostazione merita attenzione perché tocca un problema più ampio della progettazione europea. Molti programmi hanno finanziato negli anni reti, studi, linee guida, piattaforme, toolkit e attività di sensibilizzazione di indubbia utilità, ma con un impatto territoriale non sempre facilmente dimostrabile.

La Call 8 accentua invece il peso della maturità progettuale e dell’implementazione concreta. Non basta più descrivere un problema mediterraneo: bisogna mostrare una soluzione abbastanza sviluppata da poter essere sperimentata in tempi relativamente brevi.

Questo non significa che ricerca, governance, partecipazione o produzione di conoscenza diventino marginali. Significa piuttosto che devono essere collegate a una trasformazione verificabile. Una piattaforma digitale ha valore se viene utilizzata, una metodologia di pianificazione se viene adottata, un modello di gestione ambientale se viene testato su territori reali, una soluzione per le città se produce un cambiamento osservabile e può successivamente essere replicata.

Il passaggio è da “che cosa produrrà il progetto?” a “che cosa cambierà grazie al progetto?”.

Anche la selezione cambia: dopo il formulario arriva il confronto orale

La Call 8 introdurrà anche una procedura di selezione in due fasi. Alla tradizionale candidatura scritta seguirà, per le proposte preselezionate, una presentazione orale. La valutazione dei formulari e la validazione nazionale dei partner si svolgeranno tra novembre 2026 e i primi mesi del 2027. I progetti preselezionati saranno chiamati alla presentazione orale tra marzo e aprile, mentre la decisione finale è prevista tra aprile e maggio 2027. L’avvio dovrebbe avvenire tra maggio e giugno.

Anche questo passaggio non è secondario: un buon progetto europeo non potrà essere soltanto un buon documento scritto. Il partenariato dovrà dimostrare di conoscere realmente la proposta, di avere una strategia condivisa e di saperne difendere logica, fattibilità e impatto davanti al Programma.

L’80% di cofinanziamento e il nodo della capacità finanziaria

Euro-MED mantiene una caratteristica finanziaria particolarmente favorevole: il contributo Interreg, proveniente da FESR e IPA, copre normalmente l’80% del budget ammissibile, mentre il restante 20% deve essere garantito dai partner attraverso risorse proprie, private o pubbliche. La percentuale dell’80% è la stessa indipendentemente dalla natura pubblica o privata del partner.

Per l’Italia il Manuale del Programma richiama inoltre l’esistenza di un meccanismo di contribuzione pubblica automatica, insieme a Grecia e Bulgaria, le cui condizioni concrete devono essere verificate con l’Autorità nazionale competente.

Il finanziamento elevato non elimina tuttavia il problema della capacità operativa. I progetti transnazionali richiedono strutture amministrative, gestione finanziaria, personale qualificato, coordinamento con partner appartenenti a ordinamenti differenti e capacità di sostenere l’esecuzione delle attività prima dei relativi rimborsi. La solidità del partenariato resta quindi almeno altrettanto importante della qualità dell’idea.

Un Mediterraneo nel quale le soluzioni devono circolare

Guardate insieme, Call 7 e Call 8 delineano una strategia abbastanza precisa. La prima afferma: abbiamo già finanziato molte soluzioni, adesso trasferiamole. La seconda aggiunge: quando ne finanziamo di nuove, devono essere mature, applicabili e capaci di produrre risultati in tempi brevi.

È una logica che potrebbe acquisire un peso crescente anche oltre Euro-MED. La Commissione europea e i programmi territoriali devono infatti affrontare una questione inevitabile: dopo decine di migliaia di progetti finanziati attraverso Interreg, Horizon, LIFE e gli altri strumenti europei, il problema non può essere soltanto generare altra innovazione. Diventa essenziale capire quale innovazione ha funzionato, dove può essere trasferita e attraverso quali istituzioni può diventare politica ordinaria.

Per l’Italia un’opportunità da leggere prima del bando

Per amministrazioni pubbliche, università, centri di ricerca, imprese e organizzazioni della società civile italiane, Euro-MED rimane quindi un programma da osservare con particolare attenzione perché molti dei problemi ai quali è dedicato coincidono direttamente con quelli dei territori italiani: gestione delle città, patrimonio naturale, sistemi produttivi sostenibili, pressione turistica, economia circolare e adattamento dei modelli territoriali mediterranei.

La finestra temporale però è stretta. La Call 7 è già aperta e terminerà il 30 settembre. Per la Call 8 i Terms of Reference definitivi sono attesi nel corso di settembre mentre il 22 settembre 2026 il Programma terrà la sessione informativa transnazionale ufficiale. Le candidature apriranno nove giorni dopo.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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