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Quando si parla di sicurezza sul lavoro purtroppo emerge il triste dato numerico degli incidenti: secondo l’INAIL in Italia, solo nei primi due mesi del 2024, c’è stato un aumento del 7,2% rispetto allo stesso bimestre del 2023, con ben 92.711 episodi di cui 119 mortali!
I numeri lasciano interdetti, ma poi rimangono tali fino a nuovi bollettini con altre statistiche che riportano all’occorrenza in auge il problema. E allora via alle proposte, ai dibattiti, alle manifestazioni, alle patenti a punti, alle sanzioni e via via discorrendo.
Le tragedie ripetute
Considerata questa ciclicità di eventi, però, la domanda sull’efficacia delle misure organizzative, normative, punitive appare scontata. E soprattutto è lecito chiedersi come sia possibile che, nonostante le prescrizioni, le linee guida, le sanzioni, i sistemi di sicurezza passivi e attivi adottati o adottabili, ancora si muoia o ci si infortuni sul lavoro in maniera così rilevante e crescente. La risposta, con buona approssimazione, è che manca ancora tra i datori di lavoro e tra i dipendenti la consapevolezza dell’importanza di fare prevenzione: adempiere alle prescrizioni normative in materia di sicurezza è per molti imprenditori un onere o una seccatura e capita che qualcuno preferisca attendere di essere obbligato ad adeguarsi, oltre che essere sanzionato in caso di controlli, piuttosto che investire preliminarmente in sicurezza. Come capita che alcuni lavoratori non si attengano alle misure di sicurezza adottate per leggerezza, supponenza, comodità, fretta.
L’importanza della prevenzione
Tanto detto, la domanda appare scontata: come si acquisisce la consapevolezza dell’importanza di fare prevenzione?
Un buon inizio sarebbe partire dal riconoscimento che il Rischio zero non esiste, ma che ci si deve tendere per ragioni etiche, organizzative, economiche e di immagine.
Un datore di lavoro che abbia almeno un dipendente ha l’obbligo di fare una formale, esaustiva ed efficace Valutazione dei Rischi (DVR) e quindi adottare le misure necessarie e opportune per ridurne i livelli, sia adeguando i luoghi di lavoro, sia valutando l’idoneità alle mansioni dei dipendenti. Deve quindi vigilare e individuare i soggetti che siano in grado di applicare e far applicare tale Sistema. Determinanti sono, poi, la formazione, l’informazione e l’addestramento dei lavoratori che hanno il diritto/dovere di essere coinvolti nelle misure adottate.
Ma tutto questo deve essere fatto realmente, non solo per “sistemare le carte” e scongiurare sanzioni.
Il Documento di Valutazione dei Rischi
Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), giusto per citare il testo sacro in materia di sicurezza aziendale, deve calzare sull’azienda come un guanto, essere puntuale e pertinente, non un modello predefinito o, peggio, una trattazione copiata e riadattata. Sembra incredibile che si debba specificare ciò, eppure capita di avere per le mani, ad esempio, un DVR di una scuola dove tra i mezzi in uso sono elencati trattori, ruspe, rimorchi etc.. O che per un’azienda agricola che lavora stagionalmente e all’aperto sia riportata, sempre nel DVR, la valutazione del rischio videoterminali.
di Rita Rainone
