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Sicurezza sul lavoro: il contributo di «Art Thinking»

Miriam Masone

Miriam Masone

Redattrice per «Acta non verba» con una formazione in Sustainability Management e transizione ecologica. Giornalista, cronista per «il Mattino» di Napoli e altre testate. Autrice di podcast, documentari e programmi televisivi.
Volontari MATERA ALBERGA 17 Dicembre 2018 - 06
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A Bologna si accendono i riflettori su «Sicurezza sul lavoro: il contributo dell’Art Thinking», l’iniziativa, frutto della sinergia tra INAIL e Art Thinking Project ETS, che si propone di esplorare come l’arte possa divenire uno strumento concreto per prevenire infortuni e fatalità nei luoghi di lavoro.

«Siamo profondamente grati a INAIL per aver accettato di aprire nuove strade e riflessioni da fare insieme» – dichiara il founder e direttore artistico «Art Thinking Project» Francesco Cascino e invita all’evento di oggi, 10 giugno 2025, «Chiunque voglia partecipare e senta la responsabilità collettiva e individuale di contrastare la tragedia delle morti e degli infortuni sul lavoro può unirsi a noi oggi a Bologna».

A partire dalle ore 16:30, la città di Bologna ospita un evento innovativo nel panorama della sicurezza sul lavoro. Nella cornice di Bologna Fiere nella Sala INAIL (Padiglione 25 – A31), in Piazza Costituzione 1, l’arte incontra l’emergenza nazionale. Si accenderanno, infatti, i riflettori su «Sicurezza sul lavoro: il contributo dell’Art Thinking». L’iniziativa, frutto della sinergia tra INAIL e Art Thinking Project ETS, si propone di esplorare come l’arte possa divenire uno strumento concreto per prevenire infortuni e fatalità nei luoghi di lavoro.


L’urgenza del tema è dettata dai drammatici dati recenti. «Oltre 589.000 infortuni sul lavoro nel 2024, di questi, 1.077 sono stati mortali, con un incremento del 4,7% rispetto all’anno precedente»– dichiara Massimo Maggio, Direttore strategie culturali di Art Thinking Project, sottolineando come «Ogni giorno, più di 1.600 persone si infortunano mentre lavorano e quasi tre non tornano più a casa».  Di fronte a cifre così allarmanti, che vedono settori come le costruzioni (37.220 infortuni, 156 decessi), la manifattura (70.842 infortuni, 101 decessi), la logistica e i trasporti (34.698 infortuni, 111 decessi) tra i più colpiti, Maggio ribadisce che: «Non basta fare formazione, serve trasformazione».

L’arte come dispositivo inedito per la prevenzione

La proposta di Art Thinking Project risiede nella convinzione che l’arte, intesa come «pratica immaginifica» possa innescare una consapevolezza in modalità ignote alla mera razionalità. Non si tratta solo di estetica, ma di una metodologia concreta che mira a migliorare le relazioni interne, affinare la percezione dei rischi e rendere più immediata e incisiva la segnalazione di potenziali pericoli.


«L’arte è un dispositivo inedito che attiva senso e sensi» spiega in una nota Art Thinking Project, evidenziando come «l’arte migliori la capacità di esprimere l’invisibile e disegnare l’esperienza che altrimenti è intangibile». Questo significa tradurre i concetti di pericolo e sicurezza in forme visuali e sensoriali che superano la burocrazia del linguaggio comune.

L’obiettivo è trasformare, ad esempio – secondo Art Thinking Project «la segnaletica in una sorta di murales impossibile da ignorare», o «utilizzare installazioni luminose che cambiano colore al superamento di soglie di rumore, ricordando di indossare le cuffie meglio di qualsiasi cartello».  Si pensa persino a «performance che possano far sentire sulla pelle cosa implica manomettere un blocco di sicurezza o relazionarsi in maniera disarmonica alle persone»

Da Eugenio Carmi alla pratica contemporanea

La forza di questa visione artistica alla sicurezza non è una novità assoluta. Il dibattito di oggi fa leva sull’esperienza storica di Eugenio Carmi, il grande artista ligure che negli anni ’50 che ha progettato otto innovativi cartelli antinfortunistici per gli impianti di Genova. Carmi, anticipando il «Design Thinking», ha utilizzato forme geometriche primarie e codici cromatici legati al pericolo e alla protezione inconscia, integrandoli con slogan secchi come «la testa!» , «gli occhi!», «le mani!».

Le sue intuizioni si basavano su tre principi ancora attuali: proteggere la parte anziché evocare il dolore, utilizzare l’astrazione per un impatto immediato, e far «parlare» i materiali della fabbrica la stessa lingua della linea di produzione. Il successo è stato tale che Carmi è diventato addirittura direttore dello stabilimento, registrando un enorme risultato positivo in termini di riduzione degli infortuni, un caso di studio che nel 1965 gli è valso persino una mostra dedicata a New York, intitolata «Voltri».

Oggi, Art Thinking Project ETS insieme a INAIL, ispirandosi e partendo da esperienze pionieristiche che includono i progetti del secolo scorso di Eugenio Carmi e Bruno Munari nelle imprese, prova a esplorare nuove soluzioni, portando avanti l’idea che la sicurezza non sia solo una procedura, ma una cultura immaginifica condivisa attraverso le pratiche dell’arte.

Un parterre di esperti per un dialogo innovativo e sicuro

L’evento inizia alle 16:30 con il saluto di Ester Rotoli, direttore centrale prevenzione INAIL. Seguiranno gli interventi di Nunzia Catalfo, componente CdA INAIL, e di PierPaolo Forte, professore ordinario di diritto amministrativo e direttore comitato scientifico di «Art Thinking Project», che modererà l’intero dibattito.

Il programma prevede approfondimenti metodologici con Francesco Cascino e riflessioni sull’arte come pratica immaginifica con l’artista relazionale Filippo Riniolo. Il dialogo con le imprese sarà affidato a Massimo Maggio, mentre Giampaolo Dal Lago, ex dirigente di imprese industriali, porterà la prospettiva manageriale sui casi concreti.

L’INAIL sarà ulteriormente rappresentato da Maria Teresa Settino e Raffaella Giovinazzo, che illustreranno il ruolo dell’Istituto nella sicurezza delle attività artistiche e archeologiche. Chiuderà la carrellata di interventi Stefano Stravato, innovation manager di «Agenzia Impronta» , che esplorerà il legame tra Design Thinking e comunicazione per il lavoro, prima delle conclusioni finali affidate a PierPaolo Forte.

L’incontro si preannuncia come un momento di svolta, un’opportunità unica per imprenditori, esperti di sicurezza, parti sociali e lavoratori di confrontarsi, scambiare know-how e, soprattutto, iniziare – come afferma Massimo Maggi, a «immaginare, progettare e sperimentare insieme nuovi modi di comunicare il rischio, rendere visibile l’invisibile e trasformare la prevenzione in esperienza viva e concreta».

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