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Una nuova misura per riqualificare strutture ricettive, impianti e servizi. Ammessi programmi da 1 a 15 milioni, con chiusura entro 18 mesi e comunque non oltre il 30 settembre 2028
Con il decreto 16 marzo 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 aprile, il Ministero del Turismo ha definito i criteri per l’accesso alle agevolazioni destinate agli investimenti privati nel comparto turistico.
Per la misura vengono stanziati complessivamente 109 milioni di euro, di cui 59 milioni destinati ai contributi a fondo perduto, mentre 50 ai prestiti agevolati. La gestione sarà affidata a Invitalia.
L’obiettivo è sostenere interventi capaci di rafforzare l’offerta turistica nazionale, con una chiara direzione strategica: destagionalizzazione dei flussi, digitalizzazione, sostenibilità ambientale, criteri ESG, efficientamento energetico e maggiore competitività delle imprese turistiche.
Una misura per investimenti strutturati
Il decreto non si rivolge a piccoli interventi ordinari o manutenzioni marginali. La soglia minima di investimento è infatti fissata a 1 milione di euro, mentre il tetto massimo è pari a 15 milioni. Si tratta quindi di una misura pensata per programmi di riqualificazione rilevanti, con un impatto significativo sull’offerta turistica, sulla qualità dei servizi e sulla capacità della struttura di generare presenze e pernottamenti.
Gli investimenti dovranno essere avviati dopo la presentazione della domanda e conclusi entro 18 mesi dalla concessione delle agevolazioni. In ogni caso, il termine finale non potrà andare oltre il 30 settembre 2028, salvo termini più stringenti legati a eventuali risorse europee.
Questo elemento rende centrale la cantierabilità dei progetti: sarà necessario dimostrare che il programma è tecnicamente realizzabile e sostenibile.
Chi può presentare domanda
Potranno accedere alla misura gli operatori che esercitano attività d’impresa nel settore turistico, individuati dai codici Ateco indicati nel decreto. Il perimetro non si ferma però alle sole imprese formalmente classificate con tali codici, infatti sono ammessi anche due casi ulteriori: le imprese attive da almeno tre anni che, pur non avendo i codici Ateco turistici indicati, dimostrino di realizzare prevalentemente fatturato in attività turistiche e i proprietari delle strutture, purché si avvalgano dei requisiti dei gestori, questi prestino il consenso e il rapporto venga mantenuto per tutta la durata dell’investimento.
È prevista anche la possibilità di presentare piani in forma congiunta tramite contratto di rete. In questo caso la rete deve essere una rete soggetto, iscritta alla Camera di commercio da almeno tre anni alla data di pubblicazione dell’avviso, composta da non più di cinque imprese e fondata su una collaborazione effettiva, stabile e coerente con il progetto.
Cosa finanzia il decreto
Il cuore della misura è rappresentato dagli interventi di riqualificazione energetica, sostenibilità, automazione e digitalizzazione degli edifici e degli impianti destinati ad attività turistiche e ricettive.
Tra le spese ammissibili rientrano, in primo luogo, gli interventi per migliorare l’efficienza energetica degli immobili: coibentazione dell’involucro edilizio, sostituzione di serramenti e superfici vetrate, pareti ventilate, giardini verticali, tetti verdi, sistemi schermanti e soluzioni di climatizzazione passiva. Sono compresi anche l’efficientamento degli impianti di illuminazione, degli ascensori, delle scale mobili, delle piscine, degli impianti asserviti alla ristorazione e, se funzionali al progetto, i costi di rimozione e smaltimento dell’amianto.
Sono inoltre agevolabili gli investimenti in impianti e attrezzature nuovi di fabbrica destinati alla tutela ambientale, inclusi impianti fotovoltaici, solari termici, geotermici, pompe di calore e sistemi di accumulo dell’energia, nei limiti dell’autoconsumo della sede oggetto dell’intervento.
Un capitolo rilevante riguarda la digitalizzazione degli edifici. Il decreto ammette l’installazione di apparecchiature e impianti per aumentare la predisposizione all’automazione e all’intelligenza artificiale, inclusi cablaggi interni, reti dati, infrastrutture accessorie a banda larga, sistemi di gestione automatizzata degli edifici e soluzioni per l’efficientamento dei consumi.
La misura finanzia anche la riqualificazione di piscine, impianti termali, aree wellness, centri congressi e strutture per eventi, purché finalizzata a innalzare la qualità dell’offerta turistica, migliorare l’accessibilità o rafforzare la competitività della destinazione.
A completare il quadro, sono ammissibili l’acquisto o lo sviluppo di software, brevetti, licenze, know-how e conoscenze tecniche non brevettate, se collegati a nuove tecnologie di prodotto o di processo e coerenti con digitalizzazione, ESG, filiere turistiche, sostenibilità o destagionalizzazione.
Per le sole Pmi, il decreto consente anche di includere le spese di consulenza strettamente connesse agli interventi ammissibili, nel limite del 4% dell’importo complessivo ammissibile come contributo a fondo perduto.
Fondo perduto e finanziamento agevolato
Le agevolazioni assumono la forma del contributo a fondo perduto e del finanziamento agevolato combinati tra loro, nel rispetto dei massimali previsti dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato.
Il contributo diretto alla spesa può arrivare fino al 30% delle spese ammissibili, con un limite massimo di 4,5 milioni di euro per progetto
Il finanziamento agevolato invece potrà coprire fino al 70% delle spese ammissibili.
Domande su piattaforma e graduatoria
L’apertura effettiva della misura passerà da un avviso del Ministero del Turismo, da emanare entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto. L’avviso disciplinerà modalità di presentazione delle domande, criteri di selezione e regole operative di gestione.
Il documento progettuale dovrà indicare anche il prevedibile aumento delle presenze turistiche e dei pernottamenti. È un dettaglio importante, perché sposta la misura da una logica meramente edilizia a una logica di investimento turistico.
La procedura sarà valutativa, con formazione di una graduatoria sulla base dei punteggi attribuiti ai piani di investimento.
