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Se sono ancora vive nelle nostre menti le immagini dei cinghiali a caccia di cibo sulle spiagge, impegnati a rovistare nelle borse dei bagnanti, attuale è il timore di percorrete una strada, non necessariamente di campagna, trovandosi davanti una famigliola di ungulati con cuccioli al seguito, con buona probabilità aggressivi.
di Rita Rainone
Nel 2023 in Italia sono stati 170 gli incidenti stradali causati dai cinghiali, con un aumento dell’8% rispetto al 2022. E la presenza crescente e dirompente di questa specie non si limita alle aree montane e alle vie di passaggio, bensì arriva ai centri urbani e alle campagne creando ingenti danni all’agricoltura.
I dati relativi alla perdita economica del settore agricolo dal 2015 ad oggi lasciano esterrefatti, con un ammontare di 120 milioni di euro del quinquennio 2015-2021 (fonte Ispra), inferiore ai 200 milioni stimati da Coldiretti solo nell’ultimo anno.
La situazione
Sorvolando sulle cause dell’aumento esponenziale di esemplari e tralasciando le diatribe tra agricoltori e allevatori che chiedono a gran voce piani straordinari di contenimento della specie e le associazioni animaliste che invocano una convivenza pacifica tra uomo e fauna selvatica, sussiste l’aspetto concreto della tutela degli operatori agricoli riguardo ai rischi derivanti dalla presenza di cinghiali nelle aree in cui lavorano. I cinghiali si muovono in gruppi spesso numerosi e gli esemplari adulti maschi possono arrivare a pesare anche 180 chili. Quando riescono a entrare in un terreno, fanno razzia di tutto quello che per loro risulta commestibile, compresi i frutti prossimi alla maturazione e i germogli. I campi coltivati sono per loro meta ambita e al loro passaggio lasciano danni ingenti, tra cui buche più o meno profonde, spesso nascoste da erba, che costituiscono un rischio per i contadini che spesso si slogano le caviglie, inciampano, cadono.
E, se ciò accade mentre portano carichi, il rischio infortunio cresce per rilevanza con possibili gravi conseguenze. Inoltre, se affamati, i cinghiali non si fermano davanti alla presenza dell’uomo e, nel caso si sentano minacciati, attaccano caricando, strattonando e mordendo. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dal rischio biologico derivante dalla presenza degli escrementi che i cinghiali lasciano nei terreni, deiezioni che spesso sono contaminate poiché questa specie mangia di tutto.
Individuazione dei rischi
Questi aspetti stanno comportando l’ennesimo elemento di rilevanza nell’individuazione dei rischi connessi alle attività agricole e pertanto per i datori di lavoro, nella valutazione dei rischi, sta diventando necessario soffermarsi sulle probabilità di esposizione dei loro dipendenti e sulla magnitudo dei possibili danni derivanti dalla “visita” dei cinghiali nei loro appezzamenti.
Dinanzi al rischio interazione con animali selvatici da cui derivino urti, colpi, morsi, lesioni, compressioni, ma anche cadute, tagli, punture, abrasioni per scivolamenti e cadute a livello e al possibile contatto con feci con conseguente rischio biologico, il datore di lavoro è opportuno che proceda con una esaustiva valutazione dei rischi e adotti misure di prevenzione e protezione tra le quali, ad esempio non dare da mangiare agli animali selvatici in generale e soprattutto ai cinghiali, né lasciare cibo, scarti alimentari o spazzatura edibile nei terreni in caso di avvicinamento, allontanarsi (se possibile) o trovare riparo su un albero, in un deposito/abitazione e attendere che vadano via, nei percorsi stradali, procedere con cautela prestando attenzione a eventuali improvvisi attraversamenti, se possibile, recintare i lotti di terreno, predisporre aree sopraelevate da utilizzare come rifugio, informare i lavoratori della possibile presenza di cinghiali e altri animali selvatici e delle strategie adottate per ridurre i rischi
