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Scegliere gli artisti con le vibrazioni giuste

Il mestiere del direttore artistico in una casa discografica è cruciale e piuttosto complicato. Tra urgenze e decisioni da prendere in tempi strettissimi, sono molte le scelte che possono fare la differenza tra un successo e un flop. Specie in un mercato che cambia in modo rapidissimo.

di Salvatore Scetta

 

L’A&R, acronimo di “artists and repertoire”, è una figura dell’industria musicale responsabile della scoperta di nuovi artisti per una casa discografica. È il rappresentante A&R a valutare in prima battuta gli artisti e a gestire il rapporto tra l’etichetta e le nuove promesse della musica. Ma come si capisce se un artista emergente ha talento? E la pandemia può diventare un’opportunità per il mondo della musica? Ne parliamo con Roberto Mancinelli, discografico, scrittore, giornalista musicale e speaker radiofonico formatosi nelle radio italiane (Radio Kiss Kiss, Radio 105 e Radio Montecarlo) e volato negli Stati Uniti con l’obiettivo di far incontrare due culture, quella italiana e quella americana.

Qual è l’immaginario che serve per un lavoro come l’A&R e come si è evoluta questa figura, durante e dopo la pandemia?
«L’A&R nella catena di produzione discografico-musicale è una figura centrale. È da quella scrivania che parte solitamente il processo che porta a un disco. Un lavoro che, nella visione generale, è da prefigurarsi come una porta, se non “La” porta, d’ingresso per gli artisti nell’industria musicale professionale. Infatti quando un artista e un A&R raggiungono un accordo contrattuale, di solito vuol dire che l’artista inizia a far parte del catalogo, o roster, della label in questione. Ovviamente le forme per entrare a far parte della squadra sono diverse e diversificabili e appartengono alle molteplici formule contrattuali possibili. Per essere un buon A&R serve passione, determinazione e tanta, tanta cultura musicale. Essere quotidianamente aggiornati sullo scenario italiano, e possibilmente mondiale, è la base, così come conoscere perfettamente le dinamiche che regolano i nuclei creativi e il loro sviluppo temporale. Perché intorno a un artista c’è sempre una cerchia di persone costituite da produttori, studi di registrazione, turnisti, coarrangiatori e altre figure professionali che si fondono o si smembrano in diverse costellazioni o team produttivi a loro volta. Conoscerne le dinamiche è di fondamentale importanza per un A&R. Non da ultimo, un buon A&R è decisamente dotato di empatia. Il che influisce sul “fare” creativo dell’artista».

La pandemia ha cambiato le modalità di fruizione della musica, meno dal punto di vista del mercato discografico, che fa sempre più affidamento sullo streaming, e più sul versante degli spettacoli dal vivo. Credi si sia trattato solo di un cambiamento in negativo, o intravedi la nascita di nuove opportunità dall’esperienza pandemica?
«Tutte le rivoluzioni conducono a nuove opportunità. Le privazioni che ci è toccato sopportare durante la pandemia hanno dimostrato che non si può dare nulla per scontato, ma nella privazione l’ingegno si acuisce e gli scenari raccontabili in forma musicale sono diventati più interessanti. Chi fa musica vende un’emozione e la pandemia, in senso tanto negativo che positivo, ci ha regalato molte emozioni. Confido nel fatto che le penne più sensibili sapranno sfruttare al meglio questi tempi bui».

Spesso sentiamo dire che in musica è già stato detto tutto ma, come asseriva Kurt Cobain, forse le parole non sono tanto importanti, quanto l’energia che riusciamo a profondere nelle sonorità. Che cosa cerca un’etichetta discografica in un giovane talento?
«Non so cosa cerchi un’etichetta, però posso dirti cosa cerco io. Io cerco l’urgenza. Una necessità così impellente da creare disagi personali. Il vero artista è per me quel soggetto che non ha scampo, che deve fare quella musica, quel testo, quell’arrangiamento, perché costretto da un profondo senso di necessità creativa. E che non si fermerà finché non avrà portato a termine il lavoro. Quando ciò dovesse accadere, non ci sono dubbi sul successo del brano. Il che non significa vendere milioni di copie o diventare una star. Almeno non sempre, non necessariamente. Però quando metti quel tipo di urgenza riesci sempre a intercettare un ascolto. Un sentire vero che prescinde dal numero di persone e dalla risonanza mediatica. Altra cosa importante è affinare il gusto musicale. A tal proposito consiglierei di allenarsi tanto all’ascolto e di non stancarsi mai di conoscere. Cosa rende una canzone interessante? La verità, l’onestà di intenti, ma anche il mondo in cui quell’onestà viene a galla. Il che vale sia per il cantautore impegnato che per l’autore del tormentone estivo di turno».


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