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Terremoto in arrivo in materia di normativa europea inerente agli obblighi di rendicontazione di sostenibilità. È quanto traspare dalle due proposte di riforma presentate dalla Commissione UE lo scorso 26 febbraio e volte è modificare le prescrizioni della direttiva 2022/2464/UE sulla rendicontazione di sostenibilità.
Le proposte, infatti, se approvate, condurrebbero a una radicale ridefinizione del contesto normativo che regola gli obblighi di rendicontazione ESG, limitando, da un lato, il numero di imprese soggette a tale vincolo e differendo, dall’altro lato, l’entrata in vigore dell’obbligo di rendicontazione.
Le direttive
Al momento, infatti, le imprese europee sono soggette a due principali direttive:
- La Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD), che impone alle imprese di fornire informazioni dettagliate sul loro impatto ambientale e sociale, al fine di promuovere la trasparenza e la responsabilità aziendale;
- La Direttiva sul dovere di due diligence ai fini della sostenibilità (CSDDD), che obbliga le imprese a identificare e mitigare gli impatti negativi delle loro attività sui diritti umani e sull’ambiente lungo l’intera catena del valore.
Le due proposte di direttiva intendono intervenire su tali obblighi con una logica volta a semplificare ed alleggerire gli oneri a carico delle imprese. Le principali modifiche possono essere così riassunte. In particolare, esse perseguono l’obiettivo di rendere più flessibile la transizione verso la sostenibilità, anche alleggerendo oneri amministrativi a carico delle imprese.
Revisione dell’ambito di applicazione della CSRD
Le proposte prevedono di restringere l’ambito di applicazione dell’obbligo di rendicontazione solo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro. Questa modifica escluderebbe dall’obbligo di rendicontazione circa l’80% delle imprese precedentemente soggette a tale vincolo. Si tratta di una modifica finalizzata a concentrare gli sforzi di rendicontazione solo sulle imprese più grandi – che hanno un impatto maggiore sull’ambiente e sulla società – riducendo invece gli oneri amministrativi per le PMI
Posticipo dei termini di applicazione dell’obbligo
Le due proposte intendono posticipare di due anni gli obblighi di rendicontazione per le imprese attualmente soggette alla CSRD. L’obiettivo, in questo caso, è quello di concedere alle imprese più tempo per adeguarsi alle nuove normative, garantendo in questo modo una transizione più agevole.
Introduzione di una “soglia di materialità finanziaria”
In base alle proposte, le imprese non saranno più obbligate a riportare nel rendiconto i dati su tutti gli aspetti della sostenibilità. Potranno invece, riportare unicamente i dati relativi agli aspetti che hanno un impatto economico significativo
Semplificazione dei criteri DNSH
Le proposte prevedono di ridurre il numero di indicatori e il numero di parametri da monitorare, concentrandosi solo su quelli considerati più rilevanti dal punto di vista ambientale e finanziario. Parallelamente, la semplificazione introdurrà criteri differenti in base alla tipologia di settore industriale (evitando in questo modo requisiti troppo generici o difficili da applicare) e ridurrà gli obblighi per le imprese che operano in settori considerati a basso impatto ambientale.
Riduzione degli obblighi di rendicontazione sulla tassonomia UE
Attualmente, le imprese devono dichiarare in che misura le loro attività economiche siano allineate alla Tassonomia UE, ovvero il sistema di classificazione adottato a livello comunitario per identificare attività sostenibili dal punto di vista ambientale. In particolare, esse devono indicare in rendicontazione la quota di fatturato derivante da attività ecosostenibili, la quota di spese operative e di spese in conto capitale legate ad attività sostenibili e la conformità delle attività svolte ai principi DNSH. Le proposte della Commissione UE, oltre a limitare questi obblighi solo alle grandi imprese, intendono ridurre il numero di indicatori da riportare, anche grazie alla già citata introduzione della soglia di materialità e alla semplificazione dei criteri DNSH.
L’introduzione di queste modifiche dovrebbe, nelle intenzioni della Commissione, favorire una maggiore adesione alle pratiche sostenibili e promuovere un ambiente economico più equilibrato e responsabile.
