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Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato in esame preliminare, su proposta del Ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, il decreto legislativo che adegua il Testo Unico della Finanza al regolamento (UE) 2024/3005 sui fornitori di rating ESG.
Un provvedimento tecnico nella forma, ma sostanzialmente rilevante per chi si occupa di finanza sostenibile. Per la prima volta il mercato dei rating ambientali, sociali e di governance – finora non regolamentato, a differenza dei rating creditizi tradizionali
– entra sotto un perimetro normativo definito, con regole di trasparenza, organizzazione e vigilanza comuni a tutta l’Unione.
Perché un regolamento sui rating ESG
Negli ultimi anni il numero di fornitori di rating ESG è cresciuto rapidamente, così come la loro influenza sulle decisioni di investimento. Banche, gestori di fondi e investitori istituzionali li utilizzano sempre più spesso per orientare le proprie scelte di allocazione del capitale, in un mercato della finanza sostenibile che si è progressivamente strutturato attorno a CSRD, ESRS e tassonomia verde. Il problema è che metodologie, criteri di ponderazione tra pilastri E, S e G e livelli di trasparenza sono rimasti finora estremamente eterogenei da un provider all’altro, con il rischio concreto di generare valutazioni divergenti sullo stesso emittente e, di conseguenza, di alimentare fenomeni di greenwashing indiretto o comunque una fiducia mal riposta da parte degli investitori.
Il regolamento UE del 2024 numero 3005 interviene esattamente su questo punto, introducendo per i fornitori di rating ESG requisiti di autorizzazione, obblighi organizzativi e misure specifiche per prevenire i conflitti di interesse, il tutto sotto la vigilanza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). L’obiettivo è rafforzare l’integrità e l’affidabilità di questi giudizi e sostenere il corretto funzionamento del mercato della finanza sostenibile nel suo complesso.
Cosa cambia nell’ordinamento italiano
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri traduce questi principi nel diritto interno e modifica il Testo Unico della Finanza, introduce disposizioni di coordinamento con il decreto legislativo numero 47 del 2026 e con il Codice civile, e corregge – aspetto tutt’altro che marginale in un impianto normativo stratificato come quello della finanza sostenibile italiana – errori materiali, rinvii interni e refusi presenti nella normativa vigente, con l’obiettivo dichiarato di garantirne chiarezza applicativa.
Il punto politicamente e operativamente più significativo riguarda però la vigilanza. Il provvedimento individua la Consob quale autorità nazionale competente per l’esercizio dei poteri previsti dal regolamento europeo. È una scelta coerente con il ruolo già svolto dall’Autorità sui mercati finanziari e sugli emittenti, ma che ne amplia sensibilmente il perimetro di competenza, chiamandola a presidiare anche l’affidabilità metodologica di soggetti (i fornitori di rating ESG) che fino a oggi hanno operato in un’area grigia, priva di autorizzazione preventiva o di controlli strutturati paragonabili a quelli già in vigore per le agenzie di rating creditizio.
Le implicazioni per imprese e investitori
Per le imprese, in particolare per quelle già alle prese con gli obblighi di rendicontazione previsti da CSRD ed ESRS e con le semplificazioni introdotte dal pacchetto Omnibus I, l’entrata in vigore di regole più stringenti sui rating ESG significa poter contare, quantomeno in prospettiva, su valutazioni più comparabili e meno esposte al sospetto di arbitrarietà metodologica. Per gli investitori istituzionali, la vigilanza ESMA e il ruolo di Consob come autorità competente introducono un livello di garanzia che finora mancava, in un segmento di mercato dove la qualità dell’informazione ESG è diventata, negli ultimi anni, tanto centrale quanto contestata.
L’esame preliminare del Consiglio dei Ministri è solo il primo passaggio di un iter che prevede i pareri parlamentari e del Garante Privacy prima dell’approvazione definitiva. La direzione è chiara e si inserisce in un quadro europeo della finanza sostenibile che, dopo anni di crescita spesso frammentata, cerca ora regole comuni capaci di restituire credibilità agli strumenti su cui si fonda la transizione ESG dei mercati finanziari.
