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Quel pasticciaccio brutto su AstraZeneca

Giordano

«I vaccini sono efficaci e ci renderanno nuovamente liberi». Intervista al professor Antonio Giordano della Temple University di Philadelphia.

di Gianluca Brignola

«Sicuro ed efficace» così nei giorni scorsi la commissione clinica dell’Ema a margine della conferenza stampa che ha illustrato le risultanze provenienti dalla procedura di revisione avviata martedì dall’agenzia europea del farmaco sul vaccino prodotto da AstraZeneca e che nei fatti ha mandato in stand by per almeno 48 ore le somministrazioni in Germania, Francia, Italia e Spagna. Una situazione sicuramente di impasse che ha dominato il dibattito pubblico continentale contribuendo, e non poco, ad alimentare quel clima di diffidenza e scetticismo e aprendo a una riflessione sulla stessa tenuta del piano vaccinale che abbiamo voluto condividere con Antonio Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Health Research Organization (Shro) presso la Temple University di Philadelphia e docente di anatomia patologica all’Università degli studi di Siena.

Professor Giordano come si esce da questa situazione legata al vaccino di AstraZeneca?

«Le autorità regolatorie hanno valutato attentamente e rigorosamente i prodotti da somministrare, per poi procedere in maniera ancora più spedita alla loro somministrazione».

Cosa ritiene sia accaduto, quale idea si è fatto?

«La diffidenza della popolazione nei confronti dei vaccini è comprensibile. Tutta la popolazione mondiale è provata da un anno di sofferenze e i vaccini sono stati realizzati in tempi record. Tuttavia, per rassicurarsi, basta guardare ai numeri inglesi».

Ritiene che l’Ema e quindi di conseguenza l’Aifa abbiano fatto bene a sospendere la somministrazione del vaccino prodotto da AstraZeneca?

«La precauzione, in questo caso, è stata un atto dovuto. I controlli dell’Ema e dell’Aifa sono stati e saranno rigorosi, all’esito degli stessi il piano vaccinale ha ripreso il suo corso».

Esistono, allo stato attuale, delle correlazioni scientificamente valide che legano la somministrazione dei vaccini ai decessi avvenuti nei giorni scorsi e che hanno portato poi alla decisione dell’autorità regolatoria?

«I pochi casi di trombosi, al momento, sono in correlazione temporale alla somministrazione del vaccino ma non esiste un nesso di causalità dimostrato».

Come reputa le scelte effettuate dal Governo italiano relativamente al piano vaccinale?

«Da scienziato ritengo necessaria una accelerazione del piano vaccinale: solo la vaccinazione di massa ci renderà nuovamente liberi. Allo stesso tempo mi rendo conto che non è semplice produrre vaccini su una così larga scala mondiale».

Ritiene plausibile la possibilità, paventata anche dal ministro della salute Roberto Speranza, di poter riuscire entro l’estate a vaccinare l’80% della popolazione italiana?

«La popolazione sta rispondendo bene sul piano delle adesioni. Ove ci fosse la disponibilità delle dosi di vaccino credo che sarebbe possibile raggiungere il risultato da lei indicato».

Quali aspetti crede che siano stati sottovalutati? La politica e le istituzioni italiane crede siano state all’altezza?

«Credo che la politica italiana sia stata all’altezza. Se non arrivano i vaccini non vedo come possa avverarsi un’accelerazione delle somministrazioni».

Quale ritiene potrà essere la reazione della popolazione, a seguito dei recenti avvenimenti, rispetto alla possibilità di essere vaccinati con AstraZeneca? In che modo potrà essere superata questa questo tipo di diffidenza?

«La diffidenza potrebbe essere superata se a parlare fossero persone competenti. I vaccini sono efficaci: Israele ma anche la Gran Bretagna ne sono un chiaro esempio. Spero che questo stimoli la popolazione ad avere più fiducia nella scienza che da un anno a questa parte sta mostrando le proprie peculiarità».

Come procede la campagna vaccinale da voi, negli Usa?

«I dati riportati dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) indicano circa 100 milioni di dosi di vaccini somministrate. L’obiettivo sarebbe addirittura stato anticipato di alcuni giorni. Il presidente Biden riporta tutti alla prudenza dichiarando che la lotta al virus non è ancora conclusa, ma contemporaneamente un numero elevato di immunizzati fa ben sperare in un 4 luglio un po’ più normale, più libero».

 

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