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Nord e Sud ancora più divisi nella ripresa

Presentati in anteprima gli highlights del Rapporto Svimez 2021 sullo stato dell’economia del Mezzogiorno. Uno scenario caratterizzato da pesanti divari territoriali già evidenti prima della pandemia.

di Franco Genovese

 

È un’interpretazione particolarmente difficile quella toccata quest’anno a Svimez per redigere il suo Rapporto annuale sull’economia e la società del Mezzogiorno. Le anticipazioni del rapporto 2021, che sarà disponibile in tutta la sua compiutezza soltanto a novembre, riferiscono di un Paese ancora in mezzo a un guado profondo e sorpreso dalla pandemia proprio durante la ripartenza dalla lunga crisi 2008-2014. Quindi ancora molto indietro rispetto alle economie europee mature che nel 2019 quel recupero l’avevano già completato. Una ripresa molto stentata che ha avuto per epilogo la stagnazione dovuta al Covid.

In questo scenario non certo ideale arrivano provvidenziali gli aiuti del Next Generation Eu. E le cose potrebbero mettersi bene per l’Italia e per il Sud se non esistessero divari regionali molto critici e un perdurante problema di crescita.

 

I divari regionali

L’impatto economico e sociale della crisi sanitaria, come sottolineano il presidente di Svimez Adriano Giannola e il direttore Luca Bianchi, va ad aggiungersi a tutti i gravi problemi non risolti del decennio precedente. E le preziose risorse portate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, con la sua enfasi sulla “ripartenza” e sul ritorno in auge della “questione nazionale”, non possono certamente bastare a traguardare l’obiettivo della coesione economica e sociale tanto auspicata.

Lo shock da Covid-19 ha infatti colpito un Paese già molto malato e denso di gap e diseguaglianze. Il ritardo accumulato in Europa si è infatti accompagnato a un progressivo allargamento dei divari regionali, con il Pil del Mezzogiorno ancora sotto di oltre 10 punti rispetto al 2008, un Nord ormai lento (Nord-Est +0,5%: Nord-Ovest -0.3%) e un Centro Italia che rappresenta ancora un “secondo Mezzogiorno”, con un -6% rispetto al 2008. E la crisi pandemica non ha fatto altro che amplificare questi divari regionali, con l’acuirsi delle emergenze produttive, occupazionali e sociali.

 

Il rischio di accumulare ulteriore ritardo

Se le previsioni per il 2021-2022 lasciano intravedere un rimbalzo del Pil che consentirà un sostanziale recupero dei livelli preCovid, due elementi vanno tuttavia tenuti in debito conto. Innanzitutto, come già sperimentato nella precedente crisi, il Mezzogiorno sarà meno reattivo nel recupero, con il rischio di accumulare un nuovo ritardo. In secondo luogo, rimarginate le ferite inferte dal Covid, sarà fondamentale avere piena consapevolezza che i due obiettivi della crescita nazionale e della coesione economica, sociale e territoriale non possono più viaggiare su binari paralleli. Ciò significherebbe tornare a una “normalità” preCovid del tutto illusoria e insoddisfacente. E in ogni caso, come sottolinea più volte Luca Bianchi, il contributo del Pnrr alla ripartenza del Mezzogiorno non sarà sufficiente a compensare la minor crescita tendenziale dell’area per tutto il prossimo biennio.

 

I tre punti su cui focalizzare l’attenzione

Gli analisti Svimez, dopo avere illustrato le condizioni di salute delle diverse Regioni italiane attraverso una ricostruzione della contabilità territoriale, indicano tre nodi ancora irrisolti. Innanzitutto la ricognizione puntuale dei fabbisogni sulla quale basare un’allocazione delle risorse del Piano coerente con l’obiettivo di ridurre il divario di chi fa impresa al Sud. In secondo luogo occorrerà mantenere il rispetto del vincolo di spesa media del 40%, in modo da assicurare il conseguimento di quote di spesa aggiuntive commisurate al raggiungimento di target specifici. Infine sarà importante evitare che la bassa capacità progettuale delle amministrazioni del Sud determini quel tragico paradosso per il quale le realtà che hanno maggiori necessità finiscono per ottenere meno risorse.

Il focus sarà dunque sul rafforzamento della progettualità degli Enti locali e regionali del Sud, incoraggiando al tempo stesso una governance condivisa che superi la frammentazione e l’autoreferenzialità delle programmazioni, soprattutto quelle regionali. L’obiettivo è quindi il buon coordinamento tra le diverse amministrazioni, al fine di evitare di riaccendere la miccia della conflittualità tra Governo e amministratori locali. Per questo Svimez propone la costituzione di centri di competenza territoriale formati da specialisti nella progettazione e nell’attuazione delle politiche di sviluppo, anche in raccordo con le Università presenti nel territorio, in grado di supportare le amministrazioni locali, in particolare i Comuni.

 

Passare subito dagli stanziamenti alla spesa

Uno dei suggerimenti dell’associazione è inoltre quella di adoperarsi attivamente per costruire prassi attuative immediate e sicure, in modo tale da assicurare agli interventi programmati una spesa effettiva e produrre ricadute immediate e certe nei territori che hanno maggiori bisogni. L’immatura capacità progettuale delle amministrazioni meridionali le espone infatti a un elevato rischio di mancato beneficio e di dispersione delle risorse.

E proprio a questo scopo occorrerà predisporre strumenti di monitoraggio della spesa in itinere, garantendo che le amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel Pnrr assicurino l’allocazione alle Regioni meridionali di almeno il 40% delle risorse. Anche perché all’interno della cosiddetta “quota Sud” sono annoverati i progetti finanziati con l’anticipazione di 15,5 miliardi del Fondo sviluppo e coesione (Fsc). Si tratta di risorse che dovrebbero mantenere la propria destinazione territoriale per legge, vale a dire l’80% nel Mezzogiorno. Per questo motivo Svimez ribadisce, come ha già fatto spesse volte in passato, la necessità di ridurre i forti ritardi che caratterizzano la programmazione e la messa a terra dei preziosissimi interventi del Fondo.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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