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“Non si può ripetere il passato”

Il tema delle disuguaglianze torna periodicamente a farci visita, come già accadeva nei romanzi dei ruggenti anni Venti di Francis Scott Fitzgerald e più recentemente in quelli di Don DeLillo. Ma ormai non è più il tempo di corsi e ricorsi storici. Sebbene, come concludeva il grande Fitz, tutti noi “continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”.

di Marco Amore

 

Rileggere oggi Il Grande Gatsby nella traduzione di Fernanda Pivano fa riflettere su uno dei più grandi scrittori contemporanei, Don De Lillo. In Gatsby si intravede il DeLillo di Americana, con l’affascinate e brillante David Bell, ma anche il DeLillo di Rumore Bianco, con tutte quelle meditazioni angosciose sulla morte che maturano nella sua eventuale sconfitta in Zero K. Di DeLillo c’è il tono delle frasi, la sofisticazione linguistica di alcuni incisi narrativi e i discorsi che virano all’assurdo («Un tale che si chiamava Biloxi, “Blocks” Biloxi; fabbricava scatole, proprio così, ed era di Biloxi, nel Tennessee». «Lo portarono a casa mia» soggiunse Jordan «perché abitavo vicinissimo alla chiesa. Ci rimase tre settimane, finché papà gli disse che doveva andarsene. Il giorno dopo, papà è morto»). C’è la propensione all’esagerazione di Cosmopolis o di La Stella di Ratner. Alcune verosimiglianze nella caratterizzazione dei personaggi: la golfista professionista Jordan Backer, con cui il narratore Nick Carraway intreccia una tiepida relazione affettiva, ricorda in maniera inquietante la misteriosa scultrice Sullivan del romanzo d’esordio di De Lillo, Americana (o forse dovremmo dire il contrario). Da ultimo, ma non meno importante, le sontuose feste private di Jay Gatsby hanno un calibrato sapore sapientemente delilliano.

Sarà che entrambi gli autori affrontano luci e ombre dell’élite newyorkese (DeLillo in maniera sistematica durante la sua lunga e proficua carriera di narratore). Sarà che tendono ad analizzare il Sogno Americano guardando soprattutto alla sua componente economica e televisiva. Come dimenticare la «voce piena di soldi» di Daisy o la limousine di Eric Packer: «una replica platonica, leggerissima nonostante le dimensioni, un’idea più che un oggetto» – non vi sembra lo spot pubblicitario di un marchio automobilistico? Protagonista delle loro storie è il jet set del capitalismo americano: persone propense all’esagerazione, i magnati dell’alta finanza, i Ross Lockhart (sempre per citare De Lillo) che si affidano alla conservazione criogenica nella speranza di congelare la morte. Quella gente per cui l’economista francese Thomas Piketty ritiene opportuno imporre una tassa progressiva sul capitale, alfine di ridistribuirlo ed evitare processi di pauperizzazione. È per il loro tornaconto, direbbe qualcuno, che abbiamo eraditato tante problematiche ambientali, come il riscaldamento globale o lo scioglimento dei ghiacciai. E di cosa parla questa gente? Di piccoli flirt senza importanza o di altri futili discorsi. Non è un caso se la scena in cui Myrtle viene assassinata da Daisy nel capolavoro di Fitzgerald non appare affatto grottesca, quanto inessenziale, fatua, se non per giustificare l’imminente omicidio di Gatsby a opera di un’altra figura altrettanto insulsa come il marito di Myrtle: è così che lo scrittore voleva che fosse.

Oltre l’impressione delilliana del libro, che potremmo tranquillamente ricondurre alla parola “stile”, quel particolare smalto che si intravede a tratti nel dipanarsi della storia è dovuto all’attenta osservazione dello scrittore dei vezzi del più alto gradino della scala sociale statunitense, il quale sembra dettare ancora le regole del gioco e operare all’assottigliamento della middle class.

Infatti, malgrado un recente studio di Credit Suisse abbia rilevato che la disuguaglianza economica in Italia resta bassa (anche se, sottolinea il report, il coefficiente di Gini è aumentato da 60,1 punti del 2000 a 66,5 punti del 2020), il mondo rischia il più grande aumento delle disparità socioeconomiche di sempre, specie all’indomani della pandemia. «Le disuguaglianze all’interno dei Paesi ricchi», scrive Piketty, «in particolare negli Stati Uniti, dove nel primo decennio del XXI secolo la concentrazione dei redditi ha raggiunto, o leggermente superato, il livello record del decennio tra il 1910 e il 1920, si sono di nuovo accentuate […] Tra l’altro gli squilibri impressionanti osservati negli ultimi decenni sui mercati finanziari, petroliferi e immobiliari possono suscitare comprensibili dubbi circa il carattere ineluttabile del “percorso di crescita equilibrata” descritto da Solow e Kutznets, secondo il quale tutto deve presumibilmente crescere allo stesso ritmo». E in effetti, Piketty arriva alla conclusione che il Capitale cresce più rapidamente dell’economia reale, per cui i ricchi diventeranno sempre più ricchi (e, di conseguenza, i poveri sempre più poveri).

Anche i dati diffusi dall’Inps nazionale sulle pensioni il 28 ottobre di quest’anno sono tutt’altro che confortanti: un terzo dei pensionati italiani percepisce meno di mille euro al mese, mentre c’è una fetta di fortunati che assorbe il 13,2% dei trattamenti pensionistici con assegni al di sopra dei quattromila euro. Sebbene l’obiettivo 10 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritta nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu, tra cui l’Italia, per costruire società più pacifiche, giuste e sostenibili, punta all’adeguamento delle politiche e degli strumenti legislativi per ridurre le disparità basate sul reddito, sul sesso, l’età, la disabilità, la razza, la classe, l’etnia, lo status economico o di altra natura, di cui la disparità di ricchezza, stando a un sondaggio internazionale di Ipsos, è una delle forme più gravi di disuguaglianza sociale (percepita da oltre la metà dei rispondenti), è evidente che le politiche sulla crescita inclusiva non stanno funzionando come dovrebbero, e non solo in Italia. Speriamo che le aspettative non vengano prontamente disattese com’è accaduto per l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. E giacché, come sostiene Piketty nell’introduzione del suo best-seller, i romanzi abbondano di informazioni estremamente precise sui livelli di vita e di ricchezza dei differenti gruppi sociali, e soprattutto sulla struttura profonda delle disuguaglianze, sulle loro motivazioni e implicazioni nell’esistenza di ciascun individuo, si propongono alcune letture utili:

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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