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Moda, 100 milioni alle Pmi per investimenti fino a 20 milioni

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
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Il nuovo intervento Mimit finanzia programmi produttivi, innovazione e ricerca. Il 40% delle risorse è riservato al Mezzogiorno

Cento milioni di euro per accompagnare gli investimenti delle piccole e medie imprese della moda, con programmi di spesa compresi tra 1 e 20 milioni. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito con il decreto del 6 agosto 2026 le regole del nuovo incentivo previsto dalla legge annuale sulle Pmi, mettendo a disposizione risorse del Fondo per la crescita sostenibile per interventi realizzati sull’intero territorio nazionale.

La misura guarda alla filiera in senso esteso: tessile, abbigliamento e pelletteria costituiscono il nucleo principale, al quale si aggiungono numerose lavorazioni collegate, dalla produzione di accessori alla gioielleria, dagli occhiali alla progettazione di moda. L’obiettivo fissato dalla legge è favorire programmi capaci di integrare in Italia più fasi produttive e di utilizzare prevalentemente semilavorati italiani o europei, premiando anche le aggregazioni tra imprese.

Il Mimit ha pubblicato il 10 settembre la pagina dedicata all’intervento, mentre per l’apertura dello sportello occorrerà attendere un successivo provvedimento della Direzione generale per gli incentivi alle imprese, che stabilirà date, modalità di presentazione e documentazione richiesta. Le domande saranno valutate attraverso una graduatoria.

Il 40% delle risorse va agli investimenti nel Mezzogiorno

La dotazione iniziale è di 100 milioni, con due riserve che incidono sulla distribuzione delle risorse. Il 25% è destinato alle iniziative presentate da micro e piccole imprese, mentre il 40% è riservato agli investimenti localizzati in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Le somme eventualmente rimaste inutilizzate nelle riserve potranno successivamente finanziare le altre domande ammissibili.

Possono partecipare esclusivamente Pmi regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese e operative nelle attività individuate dall’Allegato 1 al decreto. L’elenco utilizza la classificazione ATECO 2025 e comprende integralmente le divisioni 13, 14 e 15, rispettivamente tessile, abbigliamento, pelle e articoli in pelle, oltre a una serie di attività ammesse integralmente o limitatamente alle lavorazioni destinate alla moda.

Tra queste figurano la produzione di profumi e cosmetici, fibre sintetiche, componentistica e lavorazioni metalliche per accessori, orologi, gioielli, bigiotteria, montature per occhiali, ombrelli e bottoni, fino alle attività di progettazione di moda. Per diversi codici l’ammissione è subordinata all’effettiva destinazione della produzione alla filier

a indicata dal decreto.

Investimenti da 1 a 20 milioni, ammessi anche progetti congiunti

Il programma deve avere un valore complessivo compreso tra un milione e 20 milioni di euro e riguardare un’unità produttiva situata in Italia. Le imprese possono partecipare singolarmente oppure presentare un piano congiunto: in questo secondo caso l’aggregazione deve essere costituita da almeno tre e da non più di sei Pmi, con un investimento minimo di 200mila euro per ciascun partecipante.

Sono finanziabili la creazione di nuovi stabilimenti, l’ampliamento della capacità produttiva, la diversificazione verso prodotti mai realizzati prima, il cambiamento sostanziale del processo produttivo e l’acquisizione degli attivi di uno stabilimento esistente. Il decreto introduce anche una disciplina specifica per i programmi fino a un milione di euro destinati al rinnovo di impianti, macchinari e attrezzature, purché servano a mantenere o migliorare la capacità produttiva: in questo caso l’aiuto opera in regime de minimis.

Il programma principale può essere affiancato da interventi di innovazione di processo o organizzativa, entro il 40% dell’investimento complessivo, e dalla formazione del personale, entro il 20%. Quando la componente produttiva supera 5 milioni di euro possono entrare nel piano anche progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.

Gli investimenti dovranno partire dopo la presentazione della domanda e concludersi entro 36 mesi dal provvedimento di concessione. Il Ministero potrà autorizzare una proroga motivata fino a ulteriori 12 mesi.

Ammessi immobili, macchinari e impianti per l’autoproduzione energetica

Per gli investimenti produttivi il decreto ammette il costo del suolo aziendale e delle relative sistemazioni entro il 10% del programma, mentre opere murarie, infrastrutture specifiche e assimilate possono raggiungere il 40%. Entrano nel computo macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica e le immobilizzazioni immateriali previste dal regolamento Gber. Sono finanziabili anche gli impianti per produrre energia da fonti rinnovabili destinata al fabbisogno dell’unità produttiva interessata dall’investimento.

Le consulenze direttamente collegate al programma produttivo sono ammesse fino al 5% dell’investimento. Per innovazione, ricerca e formazione la struttura dei costi cambia e comprende, a seconda del progetto, personale, attrezzature utilizzate nelle attività, ricerca contrattuale, brevetti, consulenze e costi generali entro le soglie stabilite dal decreto.

Fondo perduto e finanziamento agevolato fino al 20%

L’agevolazione combina un contributo a fondo perduto con un finanziamento agevolato facoltativo. L’intensità effettiva del sostegno dipenderà dalla localizzazione del programma, dalla dimensione dell’impresa e dalla tipologia delle spese, secondo la Carta degli aiuti a finalità regionale e gli articoli del Gber applicabili alle diverse componenti progettuali.

Il finanziamento agevolato, se richiesto, può coprire il 20% dell’investimento ammissibile, dura fino a dieci anni, ai quali può aggiungersi un preammortamento massimo di tre anni, e applica un tasso pari al 20% del tasso di riferimento vigente alla data di concessione. Il rimborso avviene con rate semestrali, senza garanzie a supporto del finanziamento.

Contributo e finanziamento, sommati, non possono superare il 75% degli investimenti ammissibili. Per i programmi soggetti all’articolo 14 Gber resta inoltre l’obbligo di coprire almeno il 25% delle spese attraverso risorse proprie o finanziamenti esterni privi di sostegno pubblico.

La possibilità di scegliere il regime de minimis per alcune tipologie di investimento porta l’intensità massima di aiuto al 50% delle spese ammissibili, fermo il limite complessivo del 75% riferito alla somma tra contributo e finanziamento.

Graduatoria, pesa anche il costo del personale

L’accesso non seguirà quindi il semplice ordine cronologico delle domande. La graduatoria sarà costruita considerando la copertura finanziaria del piano, il rapporto tra EBITDA e investimento e il possesso di certificazioni etico-sociali o di strumenti per tracciare la supply chain.

Su questa base intervengono diverse maggiorazioni. Il rating di legalità vale il 3%, così come la certificazione della parità di genere. Un altro 3% spetta alle imprese che utilizzano prevalentemente semilavorati italiani o dell’Unione europea, da dimostrare sulla base degli approvvigionamenti dell’ultimo esercizio chiuso. Identica maggiorazione è riconosciuta ai programmi congiunti quando le imprese partecipanti operano in fasi diverse della catena del valore.

Il premio più consistente, pari al 10%, riguarda invece le imprese nelle quali il costo del personale supera il 15% del fatturato sulla base dell’ultimo bilancio approvato.

È un elemento destinato a pesare sulla selezione, soprattutto in una filiera nella quale il costo del lavoro e la presenza di lavorazioni interne possono differenziare sensibilmente aziende con dimensioni economiche simili.

La graduatoria dovrà essere pubblicata entro 30 giorni dalla chiusura delle domande. Da quel momento il gestore avrà 90 giorni per completare l’istruttoria delle singole richieste, verificando solidità finanziaria, fattibilità tecnica, cantierabilità e congruità delle spese.

Fino a tre Sal, anticipo del 25% con fideiussione

Le agevolazioni potranno essere erogate attraverso un massimo di tre stati di avanzamento, ciascuno – salvo quello a saldo – di importo almeno pari al 25% delle spese ammesse. Una parte dei titoli di spesa potrà essere presentata anche senza quietanza, entro il limite del 50% delle spese agevolate, mentre l’erogazione successiva richiederà la prova del pagamento delle fatture utilizzate nel Sal precedente.

È possibile chiedere un’anticipazione fino al 25% delle agevolazioni concesse, coperta da fideiussione bancaria o polizza assicurativa. Il saldo deve essere richiesto entro 60 giorni dall’ultimazione del programma ed è subordinato anche ai controlli in loco sull’effettiva realizzazione dell’investimento.

Il passaggio operativo ora è il decreto direttoriale che aprirà formalmente la procedura e definirà la griglia dei punteggi, gli eventuali valori minimi di accesso e la modulistica. Sarà quello il documento decisivo per misurare, soprattutto nei progetti collocati a ridosso della soglia di finanziabilità, il peso reale delle premialità previste dal decreto ministeriale.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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