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Luci e ombre dal censimento sugli enti non profit

censimento Istat

L’Istat ha presentato i dati del nuovo Censimento delle istituzioni non profit che mostra un buon aumento degli occupati e del numero complessivo di organizzazioni. Mentre è allarmante il calo dei volontari, in flessione di quasi 16 punti percentuali rispetto al 2015.

 

di Giuseppe Strangolo

 

L’Istat ha presentato i nuovi dati del Censimento permanente delle istituzioni non profit relativi al 2020 che ha coinvolto un campione di 110mila unità. Il censimento, giunto alla seconda edizione, permette di cogliere le peculiarità e il ruolo di un settore strategico come il non profit, fornendone un quadro statistico ufficiale e affidabile.

I dati rilevati in questa edizione sono stati ottenuti grazie all’integrazione dei dati raccolti tramite la rilevazione campionaria con quelli provenienti dal registro statistico delle istituzioni non profit. Il quadro che ne emerge restituisce informazioni molto importanti sulle attività svolte dalle realtà del non profit e sui loro destinatari, sulle dimensioni economiche, le reti di relazioni, la comunicazione e la raccolta fondi, l’innovazione sociale, ma anche su tematiche più generali quali la responsabilità sociale, gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la digitalizzazione e le conseguenze provocate dalla recente emergenza sanitaria da Covid-19.

I dati più salienti del 2020: concentrazione territoriale e lavoro

Al 31 dicembre 2020 le istituzioni non profit attive in Italia sono state 363.499, con una crescita rispetto all’anno precedente di solo 0,2%. Questi enti hanno impiegato complessivamente 870.183 dipendenti, con un incremento dei dipendenti che si è mantenuto costante, intorno all’1,0%, in entrambi gli anni.

Al livello territoriale, gli enti sono cresciuti nel 2020 di più al Sud (1,7%) e nelle Isole (+0,6%), sono rimasti stabili al Centro e nel Nord-ovest, e in diminuzione al Nord-est (-0,5%). I dipendenti impiegati sono aumentati maggiormente nelle Isole (+5,1%), al Centro (+2,7%) e al Sud (+2,1%), mentre al Nord-ovest è stata registrata una variazione di -1,0%.

La distribuzione territoriale è molto concentrata al Nord (oltre il 50%), mentre si attesta intorno al 22% al Centro, al 18% al Sud e al 9,4% nelle Isole. Relativamente al livello occupazionale, anche qui la concentrazione maggiore è al Nord del Paese (intorno al 57%) contro l’esile 20% del Mezzogiorno.

La forma giuridica e il settore di intervento

Quella associativa è la forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni non profit (85,2%), seguita dalle realtà che seguono “altra forma giuridica” (8,4%), dalle cooperative sociali (4,1%) e dalle fondazioni (2,3%). Anche in questo caso la distribuzione dei dipendenti è maggiore nelle cooperative sociali (53% circa) e nelle associazioni (20% circa).

Il settore sportivo raccoglie quasi il 33% delle realtà non profit, seguono i settori delle attività culturali e artistiche (circa i 16%), delle attività ricreative e di socializzazione (14,3%) e dell’assistenza sociale e protezione civile (10% circa). La distribuzione del personale dipendente è concentrata principalmente nei settori dell’assistenza sociale e della protezione civile (48,4%), nell’istruzione e nella ricerca (15%), nella sanità (12% circa) e nello sviluppo economico e coesione sociale (11,4%).

Brutte sorprese dal volontariato

Il 72% delle organizzazioni si è avvalsa di risorse di volontariato: in tutto sono 4,6 milioni i volontari impegnati soprattutto in società sportive, attività ricreative, non profit dell’arte e della cultura, ma anche presso le realtà dell’assistenza sociale e della protezione civile. I volontari italiani rappresentano da sempre uno dei pilastri portanti del settore, svolgendo attività che incidono fortemente sullo sviluppo economico e sociale. Il loro contributo è stato più che mai rilevante soprattutto nel far fronte alle vulnerabilità e ai disagi sorti in seguito all’emergenza sanitaria da Covid-19. La brutta notizia è tuttavia che i volontari sono diminuiti del 15,7% nel confronto tra il 2021 e il 2015. Con una percentuale omogeneamente distribuita in tutte le Regioni, eccetto quelle del Sud e del Nord-est.

Considerando la forma giuridica tipica delle realtà non profit, il dato è piuttosto allarmante dal momento che le realtà che si avvalgono di volontari sono nella stragrande maggioranza dei casi le associazioni (89,1%) e che queste si concentrano soprattutto nei settori delle attività culturali e artistiche, sportive, ricreative e di socializzazione, che insieme aggregano il 65,2% delle istituzioni con volontari. Seguono i settori dell’assistenza sociale e della protezione civile (con il 10% di istituzioni non profit) e quello della sanità (con il 4,4% di istituzioni).

Differenze tra uomini e donne

I volontari impegnati nel settore non profit sono per il 57,5% uomini e il 42,5% donne, composizione in linea con la rilevazione relativa al 2015. Il calo del volontariato organizzato registrato rispetto al 2015 (-15,7% a livello aggregato nazionale), è evidente per entrambe le categorie, ma quello relativo alla componente femminile è inferiore al dato nazionale (-17,6% per gli uomini, -13,0% per le donne). L’incidenza di donne è più alta nel settore religioso (con 55 volontarie su 100 volontari), nella cooperazione e nella solidarietà internazionale (53,4% di volontarie), nella filantropia e nella promozione del volontariato (52,7%), nel settore istruzione e ricerca (51%) e nella sanità (49,2%).

Il digitale non sfonda

Piuttosto interessante, infine, il dato relativo alla transizione digitale, elemento cruciale per accelerare i processi di innovazione del non profit e rispondere efficientemente ai bisogni sociali fornendo tempestivamente i servizi alle comunità sul territorio.

Nel 2021 il 79,5% delle realtà non profit italiane ha utilizzato almeno una tecnologia digitale, ma andando nel dettaglio sono meno del 40% le organizzazioni che utilizzano piattaforme digitali, meno di 3 su 10 usano invece le pur semplici applicazioni mobili per la loro attività, e meno del 10% si spingono su sentieri ancora più complessi come l’impiego dei big data.

Il settore non profit si conferma quindi un macrosettore ancora piuttosto indietro nell’adozione di tecnologie digitali ma può al tempo stesso diventare una frontiera interessante per la crescita di soluzioni innovative volte a incoraggiare la filantropia, la raccolta fondi e il volontariato.

 

 

 

 

 

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