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L’idroponico che stupisce

Inaugurato in Lombardia il più grande vertical farm europeo, realizzato grazie all’importante sostegno di Sace. Mentre il rapido sviluppo dell’idroponico non ancora finisce di sorprendere.

di Alesandro Battaglia Parodi

È stato inaugurato pochi giorni fa a Cavenago, alle porte di Milano, il più grande impianto di agricoltura idroponica d’Europa. Si tratta di un importante traguardo che pone l’Italia tra i Paesi più avanzati rispetto a questa particolare tecnica di coltivazione che avviene in assenza di terreno.
Planet Farms, questo il nome dell’azienda che ha inaugurato lo stabilimento alla presenza del ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, rifornisce già oggi centinaia di supermercati con le sue insalate in busta ed erbe aromatiche allevate in ambiente sterile e in totale assenza di pesticidi.
La coltivazione idroponica avviene infatti attraverso l’immersione delle radici in acqua arricchita di sostanze nutritive minerali e senza occupazione di terreno agricolo. I sistemi di conduzione di una vertical farm sono estremamente automatizzati e occupano pochissimo spazio, distribuendosi in senso verticale. Ma soprattutto possono essere ubicati ovunque, anche all’interno di capannoni industriali ed edifici urbani.
Nel caso specifico, Planet Farm ha potuto beneficiare di un importante aiuto da parte di Sace, la società di Cassa Depositi e Prestiti, che è intervenuta con operazioni di smobilizzo dei crediti Iva a beneficio dell’azienda per la costruzione dell’impegnativo stabilimento di 9mila metri quadrati. A dimostrazione del fatto che l’idroponico può diventare un business interessante per chi desidera sviluppare importanti investimenti nell’innovazione agricola 4.0.

I grandi vantaggi dell’idroponico

L’aspetto più interessante delle coltivazioni idroponiche è che, rispetto alle coltivazioni tradizionali al suolo, vi è un bassissimo spreco di acqua e di sostanze nutritive. L’acqua che non viene utilizzata dalla pianta viene infatti riciclata. Stiamo parlando di un impiego di acqua pari al 95% in meno e della totale assenza di diserbanti e pesticidi. Il sistema riesce a nutrire le piante alimentandole di nutrienti direttamente alla radice e riciclandoli insieme all’acqua in un processo continuo e virtuoso.
Inoltre con l’allevamento idroponico vengono scongiurati i problemi di inquinamento del suolo e delle acque che sono tipici dell’agricoltura tradizionale, riuscendo oltretutto ad avere una produzione costante per tutto l’anno, senza subire inconvenienti stagionali.
I vantaggi economici della tecnica idroponica sono ovvi: il minor impiego di acqua e sostanze nutritive, insieme all’utilizzo di pochissimo spazio, consente un abbassamento dei costi di coltivazione e offre al contempo la possibilità di competere al meglio sul mercato grazie a una reale connotazione di sostenibilità “green”.

Nuovi investimenti e una legge regionale

Proprio grazie a questi vantaggi l’idroponico sta crescendo molto in Italia, tanto da riuscire a coinvolgere anche grandi gruppi in progetti innovati. Oltre a quello sostenuto da Sace c’è da segnalare il progetto Ri-Genera creato in Veneto da Enea in partnership con Idromeccanica Lucchini. Il sistema di Enea consiste anch’esso in un impianto sviluppato verticalmente e ha come obiettivo il riutilizzo di edifici e capannoni dismessi per sviluppare serre idroponiche a coltivazione intensiva.
Il progetto, altamente automatizzato, è sostenuto da Coldiretti Padova, Parco Scientifico e Tecnologico Galileo e altri soggetti privati.
Il tema del recupero di edifici urbani è peraltro l’oggetto di una legge ad hoc promulgata dalla Regione Lombardia e che consente l’insediamento di vertical farm in tutte le aree cittadine. Quest’interessante opportunità di sviluppo di “agricoltura urbana” può ora estendere le opportunità di business al di fuori dei canonici perimetri agricoli prendendo possesso di aree industriali o civiche dismesse o non utilizzate, come nel caso dei cosiddetti “tetti verdi”, e ridando vita alle periferie degradate.
Gli spazi urbani interessati dallo sviluppo di “fattorie verticali” saranno quindi riconosciuti per legge come aree agricole. Inoltre gli immobili impiegati per l’insediamento delle fattorie verticali potranno usufruire delle agevolazioni in materia di rigenerazione urbana previste dalla Legge regionale n° 12 del 2005 per gli interventi di recupero degli edifici esistenti. L’ente regionale lombardo può infine erogare specifiche agevolazioni e misure di sostegno finanziario nell’ambito dei suoi bandi regionali.


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