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L’agricoltura italiana parla al femminile

Chiara Bortolas

L’Italia è ai vertici in Europa per numero di imprese agricole guidate da donne. Un esempio è Chiara Bortolas, responsabile di Donne Impresa Coldiretti, che coniuga agricoltura e conoscenza scientifica.

 

di Andrea Ballocchi

 

Un terzo circa delle imprese agricole nazionali sono dirette da donne. Proprio così: il 28,5% delle imprese attive, ovvero 207mila, distribuite in tutta la Penisola. Sicilia, Puglia e Campania sono quelle che ne contano di più, con oltre 70mila complessivamente.

A livello europeo, l’Italia è in una posizione di alto livello: secondo i dati più recenti di Eurostat, nel Belpaese le imprese a guida femminile costituiscono il 31,5% del totale nazionale, una percentuale superiore alla media europea (29%). Tale quota pone l’Italia al quarto posto dietro a Paesi Baltici e Romania.

Ecco perché la più grande organizzazione agricola italiana, ha avviato Coldiretti Donne Impresa, una realtà che promuove lo sviluppo dell’imprenditoria femminile agricola e tra le altre attività promuove la presenza femminile negli organismi decisionali di quella che è la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo.

A capo della compagine femminile di Coldiretti è stata eletta quest’anno Chiara Bortolas, titolare di Azienda agricola Marcolina, a Belluno, specializzata nella produzione di frutta e verdura. Maturità classica e laurea in biologia molecolare conseguita presso l’Università di Padova, Bortolas incarna la passione per la terra all’amore scientifico. Scienza e tecnologia, come afferma, sono fondamentali per dare un futuro sostenibile al mondo agricolo: «oggi possiamo dire che l’agricoltura di qualità, sostenibile e innovativa può davvero salvare il pianeta. Come agricoltrici sappiamo forse più di altri che cosa significhi il cambiamento climatico e che cosa significhi proteggere la riproducibilità delle risorse naturali. Le conoscenze in materia di tecniche produttive, controllo e gestione delle risorse idriche e nuove soluzioni per la prevenzione di malattie delle piante e protocolli fitosanitari aggiornati, anche grazie alla agricoltura digitale, stanno letteralmente rivoluzionando il nostro settore. La nostra sfida è guidare questi cambiamenti, e possiamo farlo solo se sapremo maneggiare questi strumenti e solo se sempre più donne e uomini arriveranno all’attività in agricoltura con conoscenze scientifiche e tecniche adeguate».

 

Chiara Bortolas, cosa significa essere oggi un’imprenditrice agricola?

«Per me significa avere l’onore di portare alla luce il ruolo che le donne hanno da sempre avuto in agricoltura. L’organizzazione che rappresento, il coordinamento Donne Impresa Coldiretti, compirà 70 anni nel 2023. La sua storia è quella dell’Italia, del passaggio da un’agricoltura di sussistenza a un’agricoltura moderna e di eccellenza, oggi esempio del made in Italy nel mondo. Ed è anche la storia del cammino di emancipazione delle donne e di riconoscimento del valore del lavoro femminile. Le imprese agricole a guida femminile sono il 30% del totale, il più alto tra i settori produttivi, perché le donne lavorano in agricoltura da sempre, costruendo e sostenendo le aziende insieme ai propri familiari, e operando per l’innalzamento della qualità della vita nelle aree rurali, dal diritto alla salute e all’igiene al diritto all’istruzione per i minori, fino ai diritti dei lavoratori delle campagne. Nel tempo il ruolo delle donne in agricoltura è emerso sempre più, sono stati riconosciuti diritti e tutele, ma è proprio in questi ultimi anni che vediamo finalmente il fiorire in piena luce del potenziale femminile. Sono sempre di più le giovani donne e ragazze che intraprendono la nostra attività, e le aziende a guida femminile in pochi anni stanno diventando sempre più grandi e strutturate, evidenziando una tendenza a uscire dall’identificazione nella piccola impresa familiare».

 

Quali opportunità hanno, a livello di incentivi e di finanziamenti pubblici, le donne che decidono di avviare un percorso imprenditoriale in agricoltura?

«Quando due anni fa il Governo mise a disposizione delle imprenditrici agricole il bonus “Donne in campo” noi di Donne Impresa facemmo un’indagine tra le imprenditrici per capire le ragioni della bassa partecipazione al bando. Il bonus aveva buone intenzioni, diciamo, ma la mancanza di quote a fondo perduto e la richiesta di alte garanzie per accedere al finanziamento lo rendevano uno strumento poco utilizzabile. Lo scorso anno grazie all’impegno di Ismea e della sua direttrice generale, e grazie all’attenzione di Coldiretti, abbiamo ottenuto uno strumento più adatto alle esigenze delle donne in agricoltura. Si tratta del bando Più Impresa aperto poco più di un mese fa e andato esaurito in poche settimane avendo superato la dotazione finanziaria disponibile. Attendiamo nuove comunicazioni per la riapertura di questa preziosa misura che permette alle donne anche over 40 che vogliono avviare o consolidare l’attività agricola di accedere a contributi a fondo perduto, fino al 35% delle spese ammissibili, e a mutui a tasso zero per progetti fino a 1.500.000 di euro».

 

E l’aspetto più interessante di questa misura qual è?

«La novità più significativa riguarda i soggetti che possono accedere al finanziamento dal momento che ai fini della ammissibilità sono considerate imprese femminili le società in cui la maggioranza di quote di partecipazione è in mano a donne. Una piccola rivoluzione verso un adeguamento della definizione di impresa femminile più aderente alla realtà. Oggi non è più necessario richiedere una percentuale del 60% di quote e di cariche per scongiurare il proliferare di false imprese femminili. Le donne stanno prendendo posto nel mondo dell’impresa, con aziende sempre più solide e strutturate, in cui cresce il peso manageriale dei capi d’azienda donna. Nel nostro settore, in particolare, la tipica forma di impresa familiare vede sempre più spesso una donna a guida dell’attività insieme a mariti, compagni, fratelli. Sono imprese femminili a tutti gli effetti».

 

Che aiuto può fornire il Pnrr?

«Credo che le opportunità vengano soprattutto dalla possibilità di sfruttare il sostegno alla digitalizzazione delle aree rurali e alle produzioni sostenibili: la chiave dell’affermazione per le donne in agricoltura passa soprattutto da queste due sfide. Le imprese femminili sono le più attente alle ricadute di benessere ambientale e sociale dell’attività produttiva, eppure le aziende femminili faticano a trovare investitori e finanziatori per i propri progetti di innovazione tecnologica e sociale. Inoltre le donne scontano un gap nelle conoscenze informatiche e nelle materie Stem che rischiano di aumentare le diseguaglianze di genere nel prossimo futuro. Vorremmo che proprio dalle campagne partisse invece il riscatto e l’affermazione del valore aggiunto delle imprese femminili. È infatti dalle donne che arrivano le innovazioni più sostenibili, dall’attenzione alle ricadute etiche, e perché no, anche estetiche, della produzione primaria arrivano le risposte più giuste alla crisi economica e alle sfide del cambiamento climatico e della sostenibilità. Siamo il settore con più imprenditrici donne e se affrontiamo con gli strumenti giusti la sfida della rivoluzione verde e digitale forse questo 30% di imprese agricole femminili potrà diventare finalmente il 50%».

 

Promozione di antichi mestieri, formazione delle giovani generazioni, tutela del made in Italy sono solo alcune delle attività promosse da Coldiretti Donne Impresa. Quali saranno gli altri punti su cui vuole concentrare l’azione per il 2023?

«Continueremo la nostra campagna di educazione alimentare e alla sostenibilità nelle scuole di ogni ordine e grado. Ogni anno incontriamo, come Donne di Coldiretti, circa 500mila bambini, soprattutto delle scuole elementari. In Veneto abbiamo avviato un percorso formativo anche per le scuole medie e puntiamo a coinvolgere in tutta Italia anche istituti superiori di diverso indirizzo. Siamo convinte che un futuro di benessere ambientale e umano arrivi solo dalle scelte di cittadini consapevoli in tema di consumi alimentari e stili di vita sani. Abbiamo rivolto particolare attenzione anche a ciò che i ragazzi mangiano nelle mense scolastiche. Le sane abitudini cominciano da lì».

 

E oltre la scuola?

«Oltre la scuola ci sono altri obiettivi come la collaborazione con le istituzioni e gli enti di rappresentanza del nostro settore per mettere in evidenza la specificità delle imprese agricole femminili, anche in connessione con le donne impegnate in tutta la filiera agroalimentare. L’esperienza della scuola di pesca avviata in Veneto e rivolta alle giovani donne è esemplare in questo senso. Ci sono settori in cui il ruolo femminile all’interno dell’impresa non è ancora apertamente riconosciuto e tutelato. Abbiamo bisogno di fare emergere invece l’innovazione, la creatività e l’appassionato spirito imprenditoriale che anima tante giovani donne nel nostro Paese».

 

Quali consigli può dare a una giovane che volesse decidere di intraprendere un percorso imprenditoriale in agricoltura?

«Di studiare, come per qualsiasi altro mestiere, ma soprattutto di seguire il proprio istinto e non farsi scoraggiare dai primi rifiuti di fronte alla richiesta di finanziamento di un progetto imprenditoriale. Sono sempre di più, come dicevo, le imprese agricole femminili di successo, innovative e che producono alto valore aggiunto. Saranno dunque sempre di più anche i finanziatori, le banche, gli sponsor che riconosceranno il valore dei progetti delle giovani donne imprenditrici».

 

 

 

 

 

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