|
Preferisci ascoltare? Clicca play!
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Il 7°settimo MED & Italian Energy Report, presentato recentemente al Parlamento Europeo da SRM e dal Politecnico di Torino, delinea un quadro sul futuro energetico del Mediterraneo, evidenziando come l’Italia sia al centro di una nuova geografia della sicurezza e della sostenibilità.
Il documento analizza come la stabilità dell’approvvigionamento europeo sia ormai indissolubilmente legata alla trasformazione del Mare Nostrum in un polo per la transizione ecologica globale, spostando il baricentro dai combustibili fossili verso un sistema basato sull’elettrificazione che ha già permesso alla quota di energie rinnovabili nella generazione elettrica europea di raggiungere il 47%.
In questo scenario di cambiamento, l’Italia occupa una posizione di grande rilievo, ma deve affrontare sfide strutturali complesse, poiché la sua dipendenza energetica rimane critica posizionandosi al 66,8%, a fronte del 40,1% registrato dalla Francia, che beneficia storicamente del contributo di 57 dei reattori nucleari sui 67 operativi nell’area mediterranea.
Un ruolo determinante per il futuro industriale italiano è, oggi, assegnato dalla nuova geopolitica delle materie prime essenziali per alimentare le tecnologie verdi e la mobilità elettrica, settori in cui il commercio marittimo ha visto una crescita esponenziale. Lo dimostra il caso della bauxite, il cui volume trasportato è passato in soli venticinque anni da 30,6 a 236,4 milioni di tonnellate. Per il sistema economico italiano, i traffici dei cosiddetti dry bulk, si confermano determinanti per alimentare le filiere produttive nazionali. I dati mostrano, infatti, che il totale di questi flussi, che includono le componenti metallifere indispensabili per l’industria, ha sfiorato i 50 milioni di tonnellate nel 2024 e ha già toccato quota 30 milioni nel solo primo semestre del 2025, segnale di un dinamismo e di una necessità di approvvigionamento costante che non accenna a diminuire.
La gestione di queste risorse richiede però una nuova consapevolezza politica, poiché emerge una evidente polarizzazione geografica con la Repubblica Democratica del Congo che esporta l’80% del cobalto mondiale, l’asse Cile-Perù che domina l’estrazione del rame, e al contempo la Cina mantiene anche una posizione di quasi monopolio sia nella raffinazione dei metalli che nella domanda. Proprio in questa complessità risiede l’opportunità per l’Italia di confermarsi come hub naturale del Mediterraneo, sfruttando la sua eccezionale infrastruttura portuale che deve essere considerata non solo un terminale logistico, ma una vera e propria risorsa energetica e geopolitica fondamentale per gestire i nuovi flussi di minerali e lo sviluppo di vettori energetici innovativi come l’idrogeno e il biometano.
Il rapporto sottolinea con forza che la competitività futura dell’Unione Europea e la tenuta del sistema produttivo italiano dipenderanno dalla capacità di creare una cooperazione integrata e profonda tra le due sponde del Mediterraneo, accelerando con decisione l’indipendenza tecnologica e garantendo catene di approvvigionamento sicure e protette per salvaguardare l’economia unoniale e il ruolo centrale dell’Italia nel prossimo decennio.
