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Internazionalizzare l’impresa si può

Da ieri, 3 giugno, è nuovamente attivo il portale dei finanziamenti agevolati che Simest gestisce per conto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un’opportunità unica per raggiungere i mercati esteri e intercettare nuovi business. Come ci racconta Massimo Bianchi, chief business officer di Simest.

di Roberta Morosini

 

Grazie allo stanziamento del Decreto Sostegni Bis, ben 1,2 miliardi sul Fondo 394 e 400 milioni sul Fondo di Promozione Integrata, è possibile inviare nuovamente le domande per beneficiare degli strumenti promozionali per l’internazionalizzazione. Un’occasione di rilancio, in un periodo storico tanto complesso.
Ne parliamo con Massimo Bianchi, chief business officer di Simest, la finanziaria del Gruppo Cassa depositi prestiti che promuove lo sviluppo delle imprese italiane all’estero.

 

I finanziamenti agevolati si sono dimostrati un successo in un anno complesso come quello trascorso. Quali sono stati i fattori determinanti di tanto interesse?
«Grazie anche alle importanti risorse stanziate dal Patto per l’Export, abbiamo ampliato, semplificato e reso più convenienti i nostri strumenti di finanza agevolata. In particolare, oltre a introdurre una quota di cofinanziamento a fondo perduto e a esentare le imprese dalla presentazione di garanzie, abbiamo esteso a tutti i Paesi esteri l’applicabilità delle agevolazioni (prima riservate ai Paesi Extra-Ue) e ampliato i massimali richiedibili. Siamo riusciti a implementare tali modifiche nel più breve tempo possibile e a rendere disponibili alle imprese questi strumenti rinnovati rispondendo tempestivamente alla domanda di liquidità, in un momento in cui quest’ultima rappresentava un ostacolo per il consolidamento e la crescita internazionale».

 

Qual è stato il vantaggio di estendere i finanziamenti agevolati ai Paesi Europei?
«Quest’azione ha permesso di supportare anche le imprese che rivolgono i propri sforzi di internazionalizzazione a mercati più vicini, destinatari di oltre metà dell’export italiano e divenuti ancora più strategici con l’accelerazione impressa dalla pandemia al processo di regionalizzazione degli scambi internazionali e di accorciamento delle catene del valore».

 

Quante imprese siete riusciti ad aiutare fino a oggi?
«Simest ha affiancato circa 7.600 imprese che hanno richiesto nel 2020 un finanziamento a supporto di oltre 10mila progettualità di ingresso ed espansione sui mercati esteri, per un ammontare complessivo di oltre 3 miliardi di euro».

 

Tra le tipologie di programmi a sostegno dell’internazionalizzazione a valere sul Fondo 394, quali sono state quelle maggiormente richieste?
«Anche lo spaccato delle domande accolte rispecchia quelle che sono state le difficoltà riscontrate dalle imprese italiane: primeggiano la patrimonializzazione (49% del totale, ndr) per le imprese esportatrici, che è l’unico finanziamento a non essere soggetto a un vincolo di scopo e pertanto rappresenta una risposta immediata alla necessità di liquidità del mercato, e il finanziamento per la partecipazione a fiere e mostre (37% del totale, ndr), uno dei principali driver promozionali e commerciali che, anche per ovviare alle difficoltà logistiche e alle limitazioni agli spostamenti del lockdown, è stato esteso a eventi digitali e a manifestazioni di carattere internazionale che si tengono in Italia».

 

Con il Decreto Sostegni Bis riapre il Fondo 394: a quanto ammonta la dotazione finanziaria totale?
«Con lo stanziamento del Decreto, che va ad aggiungersi alle risorse residue del 2020, anno in cui ci erano stati assegnati circa 3,4 miliardi di euro (di cui 1,2 per il fondo perduto, ndr), avremo a disposizione circa 2,1 miliardi di euro, di cui circa 500 milioni sul Fondo di Promozione Integrata per lo stanziamento di quote di cofinanziamento a fondo perduto. A queste potrebbero poi aggiungersi altre risorse, si stima 1,2 miliardi, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

 

Come lei ha accennato, alle nuove domande potrà essere accordato il “relativo cofinanziamento a fondo perduto a valere sulla quota di risorse del Fondo per la promozione integrata”. Fermo restando il plafond del Temporary Framework, quale sarà la percentuale di fondo perduto riconosciuta alle domande che perverranno a partire dal 3 giugno?
«Sarà possibile beneficiare, per tutti i finanziamenti esclusa la patrimonializzazione, di cofinanziamenti a fondo perduto fino al limite del 25% del totale richiesto e, comunque, non oltre l’importo massimo complessivo di 800mila euro incluso l’aiuto “de minimis” per impresa beneficiaria comprensivo dei cofinanziamenti eventualmente già deliberati».

 

La pandemia ha certamente creato una situazione drammatica nel Paese, colpendo maggiormente l’internalizzazione delle imprese. Quali mercati erano maggiormente attrattivi per le imprese italiane nel periodo antecedente la pandemia e quali lei pensa possano esserlo in futuro?
«Simest opera indistintamente in tutto il mondo. Grande incidenza hanno avuto in questi anni investimenti nei mercati Usa, nell’asiatico, con forte preponderanza della Cina, e in quello latinoamericano. Quello che mi aspetto nel prossimo futuro è, da un lato, una redistribuzione fuori dalla Cina (India e Vietnam tra i principali mercati alternativi, ndr) per tutte le produzioni non destinate direttamente al mercato cinese, così da evitare i rischi derivanti da un eccesso di concentrazione d’investimenti e di produzione in un unico Paese. Dall’altro, una regionalizzazione delle geografie di investimento, per cui molte attività saranno riportate a livello europeo».

 

Quali saranno, invece, i settori interessati?
«L’estrazione delle imprese che si rivolgono a Simest, oltre a riflettere la composizione industriale del nostro sistema economico, dipende dall’orientamento naturale dei settori di attività verso i mercati esteri. Storicamente, meccanica, tessile/moda e automotive sono stati sicuramente tra i principali. Ora che la pandemia ha penalizzato proprio i sistemi economici maggiormente integrati nei processi produttivi vedo sicuramente opportunità nei settori chimico/farmaceutico e nelle biotecnologie, nei settori ad alto contenuto tecnologico, come Ict, infrastrutture digitali, e in quelli di arredamento/elettrodomestici, la cui domanda è trainata dalla crescente attenzione all’ambiente domestico».

 

Quale futuro nei mercati esteri prevedete per le nostre imprese?
«È fondamentale oggi puntare sui nuovi trend di digitalizzazione e sostenibilità, promotori di un cambiamento irreversibile: le imprese che investono su questi due aspetti riusciranno più facilmente ad accedere al credito e a rimanere competitive sui mercati internazionali. Inoltre, grazie ai cambiamenti degli equilibri globali in atto, diventa fondamentale riuscire a reagire tempestivamente e occupare spazi lasciati liberi dagli altri tramite acquisizioni strategiche, che sono ora particolarmente convenienti grazie alle contrazioni dei multipli di mercato, migliorando così la propria posizione sullo scacchiere internazionale».

 

In che modo Simest può aiutare le imprese a cogliere le nuove sfide?
«Simest può affiancare le imprese italiane che vogliono investire all’estero apportando capitale di rischio, sempre in quota minoritaria rispetto al partner italiano, per costituire o potenziare filiali internazionali o per acquisire competitor che completino o migliorino il posizionamento internazionale, la value chain e le quote di export. Per farlo, può attingere a risorse proprie o attivare fondi agevolati che, grazie alle condizioni fortemente promozionali, contribuiscono all’economicità complessiva del progetto di investimento. Un partner silente, che non influisce nella governance, e istituzionale, che grazie alla continua collaborazione con i funzionari delle sedi estere della Farnesina (ambasciate e consolati, ndr) realizza verifiche di fattibilità su rischi operativi e normativi country by country e favorisce le relazioni con le autorità locali. Infine Simest sta strutturando un’attività di advisory per assistere le imprese, soprattutto le Pmi, nello scouting e nella valutazione delle aziende target, nella definizione di strategie distributive all’estero, nel set-up di joint venture distributive estere e di piattaforme per il servicing locale o centri di supporto postvendita. Proprio allo scopo di fornire linee di indirizzo agli imprenditori italiani che operano sui mercati internazionali, e per colmare i gap informativo e tecnologico nell’affrontare un mercato sempre più globalizzato, Simest sta studiando la possibilità di ampliare la gamma degli strumenti a nuove linee di finanziamento pensate per affiancare le imprese nella gestione di questo cambiamento, in particolare in riferimento alla sostenibilità, all’innovazione e alla digitalizzazione e al ricorso al mercato dei capitali».

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