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Sono anni che si parla di fragilità come poesia della delicatezza, coraggio di essere vulnerabili, lucidità sulla reale natura delle cose. Sono gli elementi con cui gli artisti, e soprattutto le artiste, compongono e ricompongono i pezzi di una società in frantumi, incapace di liberarsi dai complessi.
Il complesso di ammettere le debolezze, il complesso di mostrare muscoli inesistenti, il complesso di sentirsi sperduti di fronte all’immensità delle occasioni che la vita ti offre, spesso rifugiandosi in branchi e sigle fatte solo di slogan vuoti e teste vacanti. Come i partiti, le curve da stadio, le squadre di calcio. Contesti psicologici che fanno da scudo alla propria incapacità di essere leader di sé stessi.
Una delle pratiche da cui si parte per progettare rigenerazione urbana è la ricucitura delle comunità locali e il riconoscimento delle proprie fragilità. Lo si fa in diversi modi, per esempio attraverso residenze d’artista, attorno alle quali si aggregano cittadini di ogni età per potersi specchiare nel lavoro dell’artista, che li ritrae mentre si ritraggono, insegnando loro a guardarsi allo specchio, vedere pregi e difetti e ritrovare il coraggio e la leadership per mostrare i bisogni d’amore che abbiamo tutti.

Poi c’è l’arte pubblica, ovviamente, e ci sono gli Archivi di comunità: la comunità di Tolfa, in questi giorni, sta progettando e realizzando un Archivio fotografico territoriale. Gli archivi di comunità sono una cosa preziosa, sia come dispositivi, sia come processi. Noi li indichiamo come uno dei punti di forza in ogni Dossier che progettiamo per Capitali della Cultura o dell’Arte, oppure nei nostri progetti per le imprese e le Istituzioni, da anni. Ne stiamo scrivendo uno proprio in questi mesi per una splendida città in Campania, insieme a partner territoriali d’eccezione.
Le diverse valenze di un archivio
Progettare e costruire un archivio è un’ottima iniziativa di aggregazione e conoscenza reciproca, oltre che di protezione della memoria e della cultura, del genius loci e della creatività territoriale, quella che alimenta lavoro e imprenditoria. Lunghi giorni di confronto e analisi collettiva che, partendo dalla fotografia, riconnettono al sentimento di appartenenza alla stessa terra, un valore concreto che va ben oltre gli slogan vacui per sempliciotti vacanti, come il patriottismo e altre amenità per moltitudini di ultras malati di solitudine.
Perché è un valore anche per le imprese
Come riguarda le imprese tutto ciò? Semplice, perché una comunità in armonia è una comunità attraente, seducente, accogliente e sorridente, e piace ad investitori, consumatori, cittadini e viaggiatori. Così come piacciono le nostre città d’arte a chiunque, da millenni, dove eros, geometrie auree e ritmi artistico architettonici coinvolgenti sono inevitabili ed è impossibile non innamorarsene.

L’impresa vive meglio se tutti vivono meglio, questo lo capiscono anche quelli che ne hanno fatto uno slogan, mentre l’impresa è una comunità di persone, a sua volta, che senza felicità non sviluppa valore duraturo.
Non solo, l’alleanza tra noi progettisti culturali, imprenditori, cittadini, economisti e istituzioni territoriali è quella che ha costruito Firenze, il Rinascimento, il Made in Italy, che viene dalla conoscenza laterale sviluppata dall’arte, non dalla tendenza al lusso come si pensa ingenuamente. La creatività non basta, ci vuole cultura, sapienza e conoscenza dei segreti dell’art thinking per comprendere i sogni e i bisogni e mettere al mondo le risposte giuste, sempre nuove e sempre ataviche come siamo noi uomini e donne, esseri visionari e mutevoli.
