|
Preferisci ascoltare? Clicca play!
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Sta per aprirsi la nuova “Gender Equality call” del programma CERV: 23 milioni di euro per progetti che trasformano direttive e strategie in pratiche misurabili (work-life balance, trasparenza retributiva, leadership equilibrata, contrasto agli stereotipi nei media).
C’è un equivoco ricorrente quando si parla di parità di genere: trattarla come un tema “valoriale”, dunque accessorio, invece che come un’infrastruttura di diritti, organizzazioni e regole del gioco. Il Programma CERV nasce proprio per sostenere, in tutta l’Unione Europea, società aperte e inclusive rafforzando in particolare la capacità di rendere concreti diritti e valori europei.
All’interno di questo perimetro l’attesa call del programma CERV dedicata alla parità di genere (CERV-2026-GE) mette a bando una questione molto operativa e concreta: accompagnare l’attuazione delle politiche e delle norme UE in modo che diventino competenze, procedure, strumenti, cambiamenti organizzativi. L’obiettivo dichiarato è supportare politiche per la piena fruizione dei diritti da parte delle donne, includendo work-life balance, empowerment, mainstreaming e contrasto alla violenza di genere. Un’azione a 360° c he interpreta e agisce sul contemporaneo sociale.
Le priorià tematiche
Il Work Programme del 2026–2027 identifica quattro priorità che nella pratica corrispondono a quattro “cantieri” progettuali:
Work-life balance e condivisione delle responsabilità di cura: si tratta di interventi che aumentano consapevolezza e adozione di misure previste dalla Work-Life Balance Directive, che raccolgono e scalano buone pratiche presso aziende e pubbliche amministrazioni, che rimuovono barriere nell’accesso a congedi e misure family-friendly e che valorizzano (anche in termini di condizioni di lavoro) i mestieri della cura.
Pay Transparency ed equal pay: questa priorità finanzia azioni che rafforzano capacità “nazionali e organizzative” di reporting sul gender pay gap, strumenti per sistemi retributivi più trasparenti, competenze per valutazioni/classificazioni job-based neutrali e il ruolo di parti sociali, organismi di parità e società civile nella tutela effettiva dei diritti.
Partecipazione equilibrata nei luoghi decisionali (economici e politici): questa è la linea che “porta a terra” l’idea di leadership come bene pubblico. L’attenzione è verso politiche e meccanismi di monitoraggio per una rappresentanza bilanciata, capacity building per autorità e stakeholder, lavoro sulle barriere (anche culturali) alla presenza femminile nei ruoli apicali. In questo quadro rientra anche il rafforzamento dell’implementazione della direttiva Women on Boards.
Stereotipi di genere in media e pubblicità: questa priorità finanzia interventi che incidono sulla produzione quotidiana di immaginari (si pensi ad esempio allo sport: rappresentazione delle atlete, linguaggio delle telecronache, scelta delle immagini, contratti pubblicitari, narrazione del successo e della leadership in relazione al genere), formazione di professionisti e operatori, campagne e strumenti di sensibilizzazione, empowerment di giovani e giovanissimi attraverso rappresentazioni positive, inclusive e non restrittive.
Cosa si attende
Il perimetro dei soggetti target, per CERV, è storicamente ampio: autorità nazionali, local, regionali e loro associazioni, parti sociali, ispettorati del lavoro, equality bodies, organizzazioni della società civile (con attenzione specifica alle organizzazioni per i diritti delle donne).
Secondo l’Indicative Planning pubblicato dalla Commissione la call sulla parità di genere (CERV-2026-GE) ha una dotazione indicativa di 23 milioni di euro. pubblicazione e apertura si attendono entro gennaio mentre la chiusura è prevista per il 14 aprile 2026.
Per quanto riguarda l’agevolazione si attende un contributo in lump sum con funding rate al 90%, importo minimo di grant UE pari a 100.000 euro, durata massima dell’azione 24 mesi. Per quanto riguarda invece le spese ammissibili si attendono spese che includono personale, viaggi e missioni, servizi esterni e subappalti, acquisti e forniture necessari alle attività e costi indiretti secondo regole del Grant Agreement.
Un bando per una grammatica comune
La Gender Equality Call di CERV pone l’attenzione su un aspetto tanto semplice quanto ambizioso: spostare la parità dal registro delle dichiarazioni a quello delle abitudini collettive. Non basta riconoscere che il disequilibrio esiste, occorre intervenire su ciò che lo produce ogni giorno: il tempo, il lavoro, il denaro, il potere, le immagini, le abitudini. In modo tale che l’uguaglianza smetta di essere un capitolo a margine e diventi una grammatica comune capace di attraversare istituzioni, organizzazioni e linguaggi, e di restituire alle persone una libertà più concreta: scegliere senza pagare un prezzo invisibile.
