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In arrivo il nuovo CERV: quando la parità diventa infrastruttura

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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Sta per aprirsi la nuova “Gender Equality call” del programma CERV: 23 milioni di euro per progetti che trasformano direttive e strategie in pratiche misurabili (work-life balance, trasparenza retributiva, leadership equilibrata, contrasto agli stereotipi nei media).

C’è un equivoco ricorrente quando si parla di parità di genere: trattarla come un tema “valoriale”, dunque accessorio, invece che come un’infrastruttura di diritti, organizzazioni e regole del gioco. Il Programma CERV nasce proprio per sostenere, in tutta l’Unione Europea, società aperte e inclusive rafforzando in particolare la capacità di rendere concreti diritti e valori europei.

All’interno di questo perimetro l’attesa call del programma CERV dedicata alla parità di genere (CERV-2026-GE) mette a bando una questione molto operativa e concreta: accompagnare l’attuazione delle politiche e delle norme UE in modo che diventino competenze, procedure, strumenti, cambiamenti organizzativi. L’obiettivo dichiarato è supportare politiche per la piena fruizione dei diritti da parte delle donne, includendo work-life balance, empowerment, mainstreaming e contrasto alla violenza di genere. Un’azione a 360° c he interpreta e agisce sul contemporaneo sociale.

Le priorià tematiche

Il Work Programme del 2026–2027 identifica quattro priorità che nella pratica corrispondono a quattro “cantieri” progettuali:

Work-life balance e condivisione delle responsabilità di cura: si tratta di interventi che aumentano consapevolezza e adozione di misure previste dalla Work-Life Balance Directive, che raccolgono e scalano buone pratiche presso aziende e pubbliche amministrazioni, che rimuovono barriere nell’accesso a congedi e misure family-friendly e che valorizzano (anche in termini di condizioni di lavoro) i mestieri della cura.

Pay Transparency ed equal pay: questa priorità finanzia azioni che rafforzano capacità “nazionali e organizzative” di reporting sul gender pay gap, strumenti per sistemi retributivi più trasparenti, competenze per valutazioni/classificazioni job-based neutrali e il ruolo di parti sociali, organismi di parità e società civile nella tutela effettiva dei diritti.

Partecipazione equilibrata nei luoghi decisionali (economici e politici): questa è la linea che “porta a terra” l’idea di leadership come bene pubblico. L’attenzione è verso politiche e meccanismi di monitoraggio per una rappresentanza bilanciata, capacity building per autorità e stakeholder, lavoro sulle barriere (anche culturali) alla presenza femminile nei ruoli apicali. In questo quadro rientra anche il rafforzamento dell’implementazione della direttiva Women on Boards.

Stereotipi di genere in media e pubblicità: questa priorità finanzia interventi che incidono sulla produzione quotidiana di immaginari (si pensi ad esempio allo sport: rappresentazione delle atlete, linguaggio delle telecronache, scelta delle immagini, contratti pubblicitari, narrazione del successo e della leadership in relazione al genere), formazione di professionisti e operatori, campagne e strumenti di sensibilizzazione, empowerment di giovani e giovanissimi attraverso rappresentazioni positive, inclusive e non restrittive.

Cosa si attende

Il perimetro dei soggetti target, per CERV, è storicamente ampio: autorità nazionali, local, regionali e loro associazioni, parti sociali, ispettorati del lavoro, equality bodies, organizzazioni della società civile (con attenzione specifica alle organizzazioni per i diritti delle donne).

Secondo l’Indicative Planning pubblicato dalla Commissione la call sulla parità di genere (CERV-2026-GE) ha una dotazione indicativa di 23 milioni di euro. pubblicazione e apertura si attendono entro gennaio mentre la chiusura è prevista per il 14 aprile 2026.

Per quanto riguarda l’agevolazione si attende un contributo in lump sum con funding rate al 90%, importo minimo di grant UE pari a 100.000 euro, durata massima dell’azione 24 mesi. Per quanto riguarda invece le spese ammissibili si attendono spese che includono personale, viaggi e missioni, servizi esterni e subappalti, acquisti e forniture necessari alle attività e costi indiretti secondo regole del Grant Agreement.

Un bando per una grammatica comune

La Gender Equality Call di CERV pone l’attenzione su un aspetto tanto semplice quanto ambizioso: spostare la parità dal registro delle dichiarazioni a quello delle abitudini collettive. Non basta riconoscere che il disequilibrio esiste, occorre intervenire su ciò che lo produce ogni giorno: il tempo, il lavoro, il denaro, il potere, le immagini, le abitudini. In modo tale che l’uguaglianza smetta di essere un capitolo a margine e diventi una grammatica comune capace di attraversare istituzioni, organizzazioni e linguaggi, e di restituire alle persone una libertà più concreta: scegliere senza pagare un prezzo invisibile.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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