Skip to content Skip to footer

Imprenditoria femminile: Il problema di fondo delle linee di credito

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
unnamed (4)
Preferisci ascoltare? Clicca play!
Getting your Trinity Audio player ready...

In Europa le donne rappresentano circa un terzo dell’imprenditoria, ma quando si tratta di ottenere finanziamenti si scontrano con molti più ostacoli rispetto ai colleghi uomini. Non è più sufficiente un generico annuncio d’intenti come «sosteniamo l’imprenditoria femminile», è necessario soprattutto cambiare il modo in cui le banche valutano e servono le imprese guidate da donne. 

 Per rispondere a questa urgenza, la Commissione Europea e la Banca Europea per gli investimenti (BEI) hanno lanciato un programma di advisory rivolto alle banche commerciali. Non è un fondo e nemmeno un bando, ma è un progetto che mira a riscrivere le regole interne agli istituti di credito, così che le PMI women-owned/women-led abbiano più accesso al credito.

Come funziona il «Gender Finance Lab»

Il cuore operativo di questa strategia è l’InvestEU Gender Finance Lab, impostato dalla BEI su tre leve molto pratiche. Da un lato si punta alla creazione di prodotti su misura che vadano oltre il semplice prestito, integrando mentoring e assistenza manageriale. Dall’altro, invece, si spingono le banche a utilizzare dati separati per genere, misurando con i dati alla mano il percorso del credito con i dati sex-disaggregated, per capire se e dove le imprese femminili si fermano. L’obiettivo è mettere a sistema soluzioni oggi sporadiche, trasformando le buone pratiche in standard replicabili.

L’interesse delle banche e il gap anche nei processi

Investire nelle donne, d’altronde, non è solo un atto di equità ma una precisa opportunità di mercato stimata in 700 miliardi di dollari a livello globale. Le imprese femminili mostrano spesso profili di rischio più bassi e tassi di rimborso più elevati, eppure il divario persiste a causa di processi bancari spesso tarati su un modello maschile. Questa distorsione influisce direttamente sugli importi e sulle condizioni concesse. Infatti, solo la metà delle imprenditrici riesce a ottenere prestiti per la propria attività e appena il 2% del venture capital totale viene destinato a realtà femminili.

La mappa europea e il fronte italiano

Uno studio della BEI censisce 95 prodotti, finanziari e non, già presenti nell’Unione per servire la clientela femminile, ma evidenzia differenze molto forti tra i vari Paesi.

Sul mercato italiano, la BEI ha affiancato l’advisory europeo con iniziative di credito mirate. Il 14 luglio 2025 è stato firmato con Mediobanca un accordo da 100 milioni che – secondo la stima BEI – può mobilitare fino a 200 milioni di nuova finanza per l’economia reale. Il passaggio più rilevante è la struttura a quote: 60% dei fondi destinato a microimprese, 20% destinato a obiettivi di parità di genere/empowerment economico femminile (imprese a guida femminile o progetti pro-gender equality), con attenzione anche alle regioni di coesione e alle aree del Centro-Sud.  

Parallelamente, il 25 luglio 2025, un’altra operazione – diversa per settore ma indicativa per logica – è stata annunciata con Banca Ifis: una nuova linea da 200 milioni per sostenere gli investimenti delle farmacie (tramite Banca Credifarma), di cui almeno il 30%, cioè oltre 60 milioni, sono riservate a realtà con requisiti di imprenditoria femminile (ad esempio 51% del capitale detenuto da donne o direzione tecnica affidata a una donna, o politiche inclusive sopra la media). Nell’operazione, inoltre, viene anche ricordato che dal 2019 BEI e Banca Ifis hanno messo a disposizione oltre 800 milioni per le PMI italiane.

In Italia il credito è un potenziale ancora sottoutilizzato

Nonostante questi sforzi, i dati Unioncamere confermano che il credito bancario resta una leva non pienamente attivata nel nostro Paese. Solo il 37% delle imprese femminili dichiara di ricorrere a finanziamenti bancari e, tra chi ha fatto domanda, il 7,2% riferisce che il prestito non è stato concesso. Emerge anche un tema culturale di consapevolezza: oltre la metà delle imprenditrici dichiara di non aver bisogno di finanziamento bancario, mostrando invece una maggiore propensione verso gli incentivi pubblici (utilizzati dal 27,3% delle donne, il 18,9% intende farlo, contro rispettivamente il 23% e il 18,3% degli uomini).

La dimensione del fenomeno, infine, spiega perché Bruxelles e Lussemburgo trattino il tema come un dossier per la competitività. Sul versante investimenti, il 73% delle imprese femminili ha investito nel triennio 2022-2024 e il 47% dichiara che lo farà nel 2025-2027. In un contesto dove l’Italia conta 1,3 milioni di imprese femminili, facilitare l’accesso al capitale non è solo un supporto di settore, ma un volano per l’intera economia nazionale, capace di generare un incremento della produttività fino al 33% (fino al 40% se si aggiunge anche la formazione).

SCOPRI ALTRI ARTICOLI IN EVIDENZA

Nuovi orizzonti

Bando Start-up innovative Veneto 2026: 3 milioni a fondo perduto
Il bando della Regione Veneto con i fondi del programma regionale FESR 2021-2027, rappresenta uno strumento per il consolidamento delle…
Due nuovi bandi dal Fondo per la Repubblica Digitale: al via Futura+ e Onlife+
Il Fondo per la Repubblica Digitale – Impresa Sociale, nato da un accordo tra Governo e Associazione di Fondazioni e…
Generazione Terra
Nuovi aiuti ai giovani agricoltori con Generazione Terra
Torna la misura di Ismea che consente ai giovani agricoltori di finanziare al 100% il mutuo per l’acquisto di terreni…

“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

Resta aggiornato. Iscriviti alla Newsletter Acta.

Versione digitale della testata cartacea Acta Non Verba, registrata presso il Tribunale di Napoli n. 2815/2020 del 23/6/2020.
Direttore responsabile: Mariano Iadanza – Direttore editoriale: Errico Formichella – Sede legale: Viale Antonio Gramsci 13 – 80100 Napoli
Per comunicazioni e contatti scrivere a: redazione@actanonverba.it

ActaNonVerba ©2024 – Tutti i diritti riservati – Developed by Indigo Industries

ActaNonVerba ©2024
Tutti i diritti riservati
Developed by Indigo Industries

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Whoops, you're not connected to Mailchimp. You need to enter a valid Mailchimp API key.

Accedi o iscriviti alla piattaforma

Completa il Captcha risolvendo questo semplice problema:

Cliccando sul tasto "Iscriviti" sottintendi la lettura dell'informativa privacy ed il consenso alla memorizzazione dei tuoi dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR.
(Potrai cancellarli o chiederne una copia facendo esplicita richiesta a info@actanonverba.it)