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Tomás Saraceno, un artista argentino di primissimo piano, laureato in architettura e tra i più importanti artisti contemporanei al mondo, è riuscito a far volare un pallone aerostatico senza calore, idrocarburi o combustibili.
«Un giorno potremmo volare senza idrocarburi per merito suo» dicono i fisici.
Ha scoperto il valore nascosto nell’aria e nella polvere di stelle osservando e vivendo con i ragni, che intercettano le polveri aeree e creano ragnatele con le stesse geometrie di cui sono fatte le molecole di quelle polveri.
È partito dall’arte e dalle sue pratiche che esplorano oltre i confini del conosciuto per comprendere che la realtà vera va ben oltre gli occhi e la scienza. Come dice Ugo Morelli, scienziato cognitivo e umanista indagatore della psiche e dell’armonia, «i limiti li impone la natura ma i confini li mettiamo noi. Se quei confini li mette la scienza, spesso si sbaglia perché esclude dalle sue procedure sia l’istinto, sia l’amore per gli uomini come suono di sottofondo che muove ogni cosa limiti li impone la natura ma i confini li mettiamo noi. Se quei confini li mette la scienza, spesso si sbaglia perché esclude dalle sue procedure sia l’istinto, sia l’amore per gli uomini come suono di sottofondo che muove ogni cosa».
Lo stesso Leonardo Da Vinci è definito artista e scienziato, ma scriveva spesso che la pittura è la sua scienza, perché muovere mano e braccio mentre si disegna porta informazioni sensoriali alla mente che il semplice occhio non vede. D’altronde in inglese, lingua esoterica per eccellenza, to draw (disegnare) vuol dire anche estrarre. Disegnando, quindi, si vedono cose diverse in quello stesso elemento che si sta guardando. Leonardo era italiano, dice la retorica semplicistica della propaganda nazionalista, ma in realtà noi lo abbiamo fatto fuggire, nonostante avesse costruito Navigli ancora oggi funzionanti proprio con il disegno, non con i calcoli. Chi non ha empatia, chi si accontenta dei dati, non comprende il potere dell’intuito e della visione, mentre l’arte nutre entrambi questi sensi che non sono annoverati tra i 5 sensi accreditati dalla scienza come unici. E infatti crea palloni aerostatici, elicotteri e canali di irrigazione, insieme a molte altre cose, con il disegno a mano libera, la pittura, la creatività indagatoria di nuovi modi e nuovi mondi. L’Art Thinking è questo approccio: vivere e pensare come se si stesse disegnando l’invisibile.
Infatti solo in Italia, e proprio per merito di Leonardo, quando si discute con un imprenditore, un inventore o uno scopritore, si chiede spesso: ce l’hai un disegno? Un modo di dire che corrisponde a chiedere se si ha una visione di quello che sarà, non di quello che è oggi.
Tomàs Saraceno ha lavorato con i ragni, l’aria, le nuvole e ne ha disposto gli elementi chimico fisici costitutivi diversamente da come sono percepiti comunemente, come fanno i grandi artisti dal pensiero laterale, quel pensiero che è scomparso dalla scena politica, sociale e scolastica da anni ormai, sostituito dal velenoso equivoco del “fare” senza prima pensare. Le grandi civiltà sono costruite sul pensiero e sull’azione, non su uno solo di essi. Soprattutto sono fondate su estetica e funzione unite: se una cosa funziona p anche seduttiva, e se seduce fino in fondo, scuotendo i sensi, funziona a meraviglia. Guardate gli acquedotti romani, le strade dell’Impero, le piazze delle nostre città d’arte, i ponti, le terme, gli anfiteatri, il Colosseo. Sono attraenti, sinuosi, erotici e hanno un ritmo che seduce ma, al contempo, funzionano. E funzionano ancora.
Allo stesso modo di Leonardo, Saraceno e molti altri artisti contemporanei, così come degli artisti rinascimentali, noi applichiamo l’approccio Art Thinking Oriented a ogni processo, sistema, relazione, impresa, attività, progetto, costruzione, trasformazione, urbanizzazione, accoglienza; la poesia e l’estetica dell’arte di massima qualità si trasformano in dispositivo funzionale di ricerca, scoperta, stupore in_formante, catena del valore.
È lo stesso approccio che dovremmo applicare alla società, come ha provato a fare il Design Thinking all’inizio degli anni Duemila ma senza la potenza poetica e profetica dell’arte, osservandone tutte le componenti e la loro attuale organizzazione, scoprirne le falle, gli squilibri e i malfunzionamenti e intervenire alla maniera dell’arte, spostando l’ordine degli elementi così com’è dato oggi e ricomponendo il quadro d’insieme secondo le leggi dell’armonia, quelle che solo artisti e architetti conoscono e praticano ogni giorno. Insieme, alleati come ai tempi dei De’ Medici.
In SEF Consulting la chiamiamo Culturability, la sostenibilità culturale in ogni cosa perché, così come per i parametri ESG che dovrebbero contenere la C di Cultura intesa come evoluzione quotidiana di sinapsi e immaginario, ogni impresa fonda sulla vita, sulle passioni, sulla psiche e sui desideri delle persone: i clienti hanno sogni, desideri e bisogni, chi vi lavora ha, a sua volta, sogni, desideri e bisogni, paure, insicurezze, identità da conoscere, riconoscere e rispettare. Vale anche per la società, la comunità, il Paese e, soprattutto, vale per chi vuole una Nazione politica, non una nozione geografica. Leonardo era italiano, certo, ma la politichetta l’ha fatto scappare in Francia, come accadrebbe anche oggi, perciò non abbiamo nessun merito, e vivere di glorie del passato ammala la mente e l’anima che invece si nutrono di evoluzione quotidiana, cambiamenti continui, apprendimento, disruption e soprattutto eros e ritmo. Lo stesso eros delle opere intelligenti, lo stesso ritmo che l’architettura imprime agli edifici, alle costruzioni, ai luoghi in cui si vive o ci si aggrega.
Quel ritmo è lo stesso degli archi del Colosseo, delle arcate dei ponti antichi, della disposizione delle case dei Sassi di Matera, delle geometrie auree di cui siamo fatti, che poi è la materia dell’arte, la stessa di cui è fatto il mondo. Un mondo che le comunità, e non gli autori, senza una firma e senza un ingegnere, hanno creato e difeso per millenni, portandolo a noi intatto, funzionale e bellissimo.




