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Girolamini: l’attesa sta per finire

Una delle più gloriose attrazioni culturali di Napoli sta per riaprire i battenti uscendo dal tunnel giudiziario che l’ha sottratta al pubblico per oltre dieci anni. Un iter travagliato e molto intricato come ci descrive Antonella Cucciniello, direttore della Biblioteca e del Complesso monumentale dei Girolamini.

di Edmondo Giroud

Oggetto di un lungo e articolato intervento di restauro, il Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli ha iniziato la graduale apertura dei suoi immensi spazi. Ubicato nel centro storico del capoluogo partenopeo, il complesso comprende la chiesa monumentale San Filippo Neri, la ricca Quadreria e una tra le biblioteche più importanti d’Europa, con 180mila volumi sotto sequestro giudiziario dal 2012 per via del sacco di centinaia di prestigiosi incunaboli e di libri antichissimi spariti nel nulla.
Da quella grave situazione di incuria e degrado sta finalmente per uscire con una progressiva riapertura al pubblico dei suoi capolavori, come ci spiega il direttore Antonella Cucciniello.

Quando a fine 2020 lei è stata chiamata dal ministro per la Cultura Dario Franceschini a dirigere la Biblioteca e il Complesso monumentale dei Girolamini, si è trovata di fronte a una situazione di forte degrado del patrimonio artistico e della sua gestione. A distanza di un anno e mezzo, come stanno le cose? Potrete riaprire tutto o esistono ancora vincoli giudiziali?
«Mi sono trovata di fronte a una situazione critica ma con espliciti segnali di un radicale cambio di passo. Il lavoro di alcuni istituti periferici del ministero della Cultura aveva attirato sui Girolamini cospicue risorse per i restauri e la manutenzione straordinaria della fabbrica. Inoltre grazie agli sforzi dei miei predecessori più recenti è stata avviata un’opera di risalita in termini di rilevanza e reputazione. A distanza di un anno e mezzo i cantieri relativi ad alcuni degli spazi storici più importanti volgono al termine, e altri cantieri si aprono. Immagino un 2022 di progressive riaperture che si protrarranno almeno per il 2023, anche se i vincoli giudiziari non risultano ancora rimossi».

Il vasto Complesso dei Girolamini può diventare un centro propulsivo di iniziative per tutta la città, una vera industria culturale in grado di attirare anche sponsor privati. Sarà mai possibile raggiungere l’autosufficienza?
«In termini di fabbisogno i Girolamini sono una realtà molto impegnativa. Stiamo parlando di un complesso di enormi dimensioni. Si tratta infatti di un ambito urbano di 180 metri di lunghezza per 68 di larghezza, delimitato da via Tribunali, via Duomo, via San Giuseppe de’ Ruffi e vico dei Gerolomini. Il complesso è inoltre sviluppato in altezza su ben sette livelli differenti. A questa complessità strutturale si unisce la vasta gamma di problematiche attinenti alla sua gestione attuale e futura, fatta di una progressiva restituzione alla pubblica fruizione in termini di servizi e percorsi di visita con azioni indirizzate a ripristinare l’organica lettura complessiva e il suo rapporto con il tessuto urbano. Bisogno inoltre sottolineare che il complesso non è un museo ma una biblioteca afferente alla Direzione generale Biblioteche e Diritti d’autore. Non può pertanto erogare altro che accessi gratuiti. Pochi monumenti vantano, però, una comunità di riferimento, nazionale e internazionale vasta come quella dei Girolamini. Ed è su questo bacino che bisogna costruire un modello di gestione sostenibile. Senza bigliettazione difficilmente si raggiungerà l’autosufficienza, ma basti pensare che abbiamo raccolto nel giro di una sola giornata i fondi necessari per un restauro grazie al sostegno di un’azienda attraverso il meccanismo dell’Art Bonus».

Attualmente il Complesso è sostenuto dal Comune, dalla Regione Campania e dal ministero della Cultura. Riesce a darci una stima solo percentuale di quante risorse provengano da ognuna di queste tre fonti di finanziamento?
«Esistono tre macroaree, in cui sono stati impiegati esclusivamente fondi europei gestiti dagli enti menzionati. La prima riguarda il cosiddetto cantiere Unesco, con il Grande Progetto per la valorizzazione del Centro Storico-Sito Unesco, per 7 milioni di euro, che vede il Comune come stazione appaltante, interessa parte delle facciate del complesso che si apre su via Duomo e della chiesa su piazza dei Girolamini, il Chiostrino cinquecentesco, il Chiostro grande e la Congrega dei Dottori, oltre a interventi di adeguamento funzionale e di riqualificazione degli spazi espositivi. Gli altri due cantieri sono gestiti dagli istituti periferici del ministero, cioè la Soprintendenza e il Segretariato. Uno è finanziato nell’ambito del Pon Cultura e Sviluppo 2014-2020 per 2 milioni e 110mila euro, oltre a essere cofinanziato con i fondi europei Fesr e rientrante nella Programmazione di natura strategica del Mibact, e prevede la valorizzazione del percorso di visita e il completamento del restauro della Chiesa di San Filippo Neri, praticamente concluso. Infine il terzo cantiere, per 7,7 milioni di euro, interessa l’ala delle sale storiche della biblioteca, tra cui la celebre e monumentale sala Vico. Il Ministero, naturalmente, assicura i fondi per il funzionamento».

Nessun aiuto dalle fondazioni di origine bancaria o dalle erogazioni private, oltre l’Art Bonus?
«È di tutta evidenza che al momento le risorse sono interamente pubbliche. Le fondazioni bancarie non figurano ancora tra i benefattori dei Girolamini, mentre la prima erogazione liberale effettuata attraverso l’Art Bonus ha palesato il grande potenziale insito nelle imprese come mecenati».

Che cosa si può fare per vincere l’inerzia del business artistico e culturale italiano?
«Abbiamo tecnici di altissimo profilo che faticano, però, a vincere una certa resistenza ad affrontare i processi decisionali che caratterizzano la gestione. Il più delle volte sono inoltre privi di collaboratori adeguati ai grandi cambiamenti che, fortunatamente, non hanno risparmiato la Pubblica amministrazione».

Crede che le enormi risorse generate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza riusciranno a formare un management culturale più competente o, al contrario, questa breve finestra storica di aiuti statali innescata dal Pnrr incoraggerà un’ulteriore distorsione?
«Il Pnrr si innesta su cambiamenti ormai in corso da anni, il rischio che possa generare ulteriori distorsioni è reale, ma io preferisco pensare che fornirà lo stimolo per una indifferibile accelerazione».



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